Deducibilità Perdite su Crediti: Più Certezza anche per Anni Pre-2015

Luca Ippolito

11 Gennaio 2026

Roma, 11 gennaio 2026 – È tornato sotto i riflettori il tema della deducibilità delle perdite su crediti nei periodi d’imposta successivi all’apertura di una procedura concorsuale, un discorso che coinvolge anche gli anni precedenti il 2015. La questione si riaccende dopo alcune sentenze e interpretazioni dell’Agenzia delle Entrate che stanno attirando l’attenzione di professionisti e imprese. Non è un argomento nuovo, ma interessa chi, prima del 2015, ha dovuto fare i conti con casi di insolvenza e cerca ora di capire quando si può effettivamente portare in deduzione queste perdite.

Perdite su crediti: la normativa in breve

Il principio che permette di dedurre le perdite su crediti negli anni dopo l’apertura della procedura concorsuale era già oggetto di discussione in tribunale e tra gli esperti del settore. Negli ultimi mesi però alcuni giudizi hanno fatto un po’ di chiarezza. Fino al 2014 compreso, la legge (articolo 101, comma 5, Tuir) prevedeva che la perdita si potesse dedurre nell’anno in cui il debitore entrava in una procedura come fallimento o concordato preventivo. Il problema è che spesso le imprese si sono chieste cosa succedesse se l’insoluto veniva riconosciuto solo dopo l’anno in cui era partita la procedura.

«Ci siamo trovati spesso a dover scegliere se dedurre subito o aspettare qualche certezza normativa in più», racconta Valeria Santi, commercialista romana. Una situazione concreta che ha spinto molti a muoversi con prudenza.

Le sentenze chiarificatrici e il ruolo dell’Agenzia

Tra il 2023 e il 2025 diverse sentenze delle Commissioni tributarie regionali hanno stabilito che il principio di dedurre nei periodi successivi non è una novità introdotta dalla Legge di Stabilità 2015. Anzi, era già applicabile anche per procedure avviate prima di quell’anno. In sostanza, anche chi ha avuto perdite con procedure aperte prima del 2015 può dedurle negli anni a venire, purché rispetti il principio della competenza.

Il punto chiave – spiegano i giudici – è capire quando la perdita si può considerare certa e definitiva. «Il diritto alla deduzione nasce quando si conferma che il credito non sarà recuperato», si legge in una recente decisione della CTR Lazio. Conta poco quando è stata aperta la procedura; molto di più il momento in cui si ha certezza sull’importo effettivo e sull’impossibilità di recuperare il credito.

Cosa cambia per le aziende

Molte aziende con crediti difficili su clienti finiti in procedura concorsuale hanno scelto negli anni passati un atteggiamento prudente, evitando di dedurre subito tutta la perdita. «Abbiamo preferito aspettare la comunicazione ufficiale del curatore prima di riconoscere la perdita», spiega Giovanni Moreschi, responsabile amministrativo di una società manifatturiera umbra. Con questo nuovo orientamento però si apre una possibilità anche per chi aveva lasciato questioni aperte negli anni prima del 2015.

Secondo Assonime, più di tremila imprese potrebbero ora sfruttare questa possibilità e recuperare deduzioni non fatte sui primi anni Duemila. Un impatto significativo anche sulle rettifiche fiscali ancora aperte.

L’Agenzia delle Entrate conferma

Interpellata nell’ultima riunione del Tavolo tecnico fiscale a fine dicembre 2025, l’Agenzia delle Entrate ha ribadito che «la deducibilità nei periodi successivi vale anche per crediti deteriorati anteriori al 2015, a patto che la perdita sia certa e definitiva». Nei documenti ufficiali viene sottolineato che questo va ben motivato e documentato nei bilanci.

Non basta iscrivere il credito come sofferenza o solo aprire la procedura: serve un atto formale – come una comunicazione del curatore o una relazione del commissario giudiziale – che certifichi l’impossibilità reale di recupero del credito.

Attenzione ai controlli fiscali

In pratica, gli uffici fiscali controlleranno caso per caso che ci siano tutte le condizioni richieste. Solo così la deduzione sarà accettata senza problemi. Per chi vuole chiedere questo trattamento per anni passati – avverte il Consiglio nazionale dei Dottori commercialisti – è fondamentale avere tutta la documentazione precisa e spiegare bene come è nata la perdita.

Un punto importante riguarda i tempi: i benefici fiscali devono essere richiesti entro i termini ordinari per gli accertamenti tributari.

Un cambio importante nella prassi

L’estensione della possibilità di dedurre le perdite su crediti anche per gli anni prima del 2015 segna un passo avanti rispetto a quanto fatto finora. Molti studi legali e tributaristi aspettavano da tempo questo chiarimento. Ora resta da vedere se porterà a un aumento delle richieste di rimborso o compensazione da parte delle aziende coinvolte.

Matteo Di Gregorio, docente di diritto tributario alla Sapienza, sottolinea: «È un’evoluzione coerente con i principi base della fiscalità d’impresa. Però serve cautela: ogni caso va valutato bene sulla base delle prove e dei tempi». E infatti molte aziende stanno rivedendo con attenzione le proprie posizioni tra nuove opportunità e timori su possibili contestazioni retroattive.

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