Milano, 11 gennaio 2026 – Negli ultimi giorni, il tema della disponibilità del prospetto contabile è tornato al centro delle discussioni nei consigli di amministrazione delle società quotate e non solo. Un argomento che può sembrare tecnico, ma che pesa molto sulla governance e sulle responsabilità dei vertici aziendali. Il punto cruciale – come hanno evidenziato diversi consulenti legali intervistati da alanews.it – riguarda quando e come i consiglieri possono consultare i dati economico-finanziari prima di prendere decisioni importanti.
Quando arrivano i prospetti contabili?
Secondo la legge italiana, i prospetti contabili devono essere consegnati agli amministratori con “adeguato anticipo” rispetto alle riunioni in cui si discutono bilanci, piani industriali o operazioni straordinarie. Però, nella realtà il margine di interpretazione è ampio. “Spesso i documenti arrivano solo poche ore prima del cda”, racconta un consigliere di una società quotata milanese che preferisce restare anonimo. “Il rischio? Che si decida senza conoscere davvero i dati”.
È solo quando i consiglieri hanno modo di esaminare con calma il prospetto contabile che si limitano gli errori o le contestazioni dopo le decisioni. Lo sottolinea anche una circolare di Borsa Italiana: “Un’informazione completa e tempestiva è alla base di una gestione responsabile”. Eppure non mancano casi in cui nei verbali si legge la frase “documenti consegnati in apertura di seduta” – un dettaglio che può pesare molto in caso di controversie.
Responsabilità e tempi stretti
Non è solo una questione burocratica: la tempistica nella consegna del prospetto contabile influisce direttamente sulla posizione legale degli amministratori. L’articolo 2392 del Codice Civile prevede infatti che chi siede nel cda debba “agire informato”. Per questo, in alcune aziende, la prassi è inviare via email i documenti già qualche giorno prima della riunione. “Ricevere il prospetto la sera prima può fare tutta la differenza”, confida una manager del settore energetico.
Ma non tutti seguono questa strada. Ci sono ancora realtà, soprattutto tra le piccole e medie imprese familiari o certe fondazioni, dove i documenti vengono consegnati all’ultimo momento. Gli esperti avvertono: “Se scatta un’azione di responsabilità, il giudice terrà conto anche di questi aspetti”. Il momento in cui viene messo a disposizione il prospetto contabile può insomma fare la differenza tra diligenza e negligenza.
Norme confuse e pratiche diverse
Sul fronte delle regole, non c’è ancora un termine preciso: la legge parla genericamente di “tempestività” nel fornire la documentazione. Qui nasce gran parte dell’incertezza. Nel documento sulle buone pratiche diffuso da Consob lo scorso novembre si suggerisce però di stabilire internamente un limite – per esempio 48 o 72 ore prima della seduta – per l’invio dei prospetti contabili. Alcuni gruppi internazionali hanno già adottato questa pratica; altri invece restano più flessibili.
La ragione? Anche questioni organizzative: spesso il prospetto contabile viene completato solo poco prima del cda. Lo conferma un dirigente amministrativo che lavora tra Milano e Torino: “Ci sono settimane in cui il bilancio cambia così tanto da un giorno all’altro”. Solo a quel punto, racconta, si inviano i documenti definitivi.
Cosa ci aspetta domani
Secondo alcuni addetti ai lavori, la tendenza va verso regole più rigide e procedure meglio definite. Le autorità di vigilanza spingono per una maggiore chiarezza sulla tempistica della consegna del prospetto contabile, mentre gli investitori istituzionali chiedono trasparenza. In futuro potrebbero arrivare direttive più stringenti o modifiche normative, soprattutto dopo casi recenti di contestazioni legate ai verbali delle riunioni.
Per ora, almeno nelle grandi aziende quotate a Piazza Affari, i consigli d’amministrazione sembrano muoversi con prudenza. Una fonte interna a una blue chip lombarda conferma: “Ci siamo abituati a lavorare in trasparenza, ma resta il problema dell’ultimo minuto”. Un problema reale – come dimostrano le discussioni accese nelle ultime assemblee – che continua a far riflettere chi guida le imprese italiane su come trovare l’equilibrio tra rapidità operativa e controllo serio dei numeri.
