Milano, 21 febbraio 2026 – Dal 1° gennaio di quest’anno, con la soppressione della normativa sulle ONLUS, il mondo del Terzo Settore ha subito un vero e proprio scossone. Dopo anni di attesa e rinvii, la nuova legge ha finalmente preso piede, ma – secondo molti operatori e consulenti – sta già causando problemi concreti per associazioni, enti e cittadini beneficiari. La legge che per oltre vent’anni aveva regolato le Organizzazioni Non Lucrative di Utilità Sociale non c’è più. Ora in tanti si chiedono: che strada prenderà chi vuole fare solidarietà in Italia?
Vent’anni di ONLUS cancellati: cosa cambia davvero
La legge sulle ONLUS, varata nel 1997, era nata per offrire vantaggi fiscali e un quadro chiaro a chi operava nel sociale. In sostanza, chi rispettava alcune regole – niente scopo di lucro, attività di solidarietà, limiti ai compensi – poteva godere di esenzioni fiscali mirate. Da gennaio tutto questo è finito. Al suo posto è entrato il Codice del Terzo Settore, che cerca di mettere ordine ma introduce anche nuovi obblighi. Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti avverte: “La fine della qualifica ONLUS fa saltare le agevolazioni sia per gli enti sia per i donatori”.
E non è tutto. Fino a poco tempo fa iscriversi come ONLUS significava avere una strada relativamente semplice davanti. Oggi, invece, le regole sono diventate più complesse e frammentate. Lo conferma Silvia Bianchini, commercialista milanese esperta nel campo: “Molti enti sono in una fase di grande confusione operativa. Ci sono molte incertezze su come muoversi fiscalmente e quali possibilità offre il nuovo sistema”.
Il Registro Unico al centro della riforma
Al centro della novità c’è il Registro Unico Nazionale del Terzo Settore (RUNTS), attivo dal 2021 ma ora l’unico passaggio obbligato per accedere ai benefici previsti dalla legge. Chi non è iscritto resta una semplice associazione senza particolari vantaggi. Secondo il Ministero del Lavoro, a gennaio erano più di 114mila gli enti registrati al RUNTS.
Un punto chiave riguarda la maggiore attenzione a trasparenza e rendicontazione: adesso servono nuovi modi di fare bilanci e pubblicare i dati. Come spiega Maurizio Frigerio, revisore legale a Monza: “Il legislatore vuole evitare abusi e aumentare i controlli. Ma la burocrazia è praticamente raddoppiata rispetto a prima”. Secondo Frigerio solo così si può mantenere la fiducia tra cittadini ed enti.
Donatori ed enti in difficoltà con le nuove regole
Ma non tutto fila liscio. In molti temono che sparisca la qualifica ONLUS possa scoraggiare le donazioni e mettere in crisi soprattutto le associazioni più piccole. Maria Conti, presidente di un’organizzazione nel quartiere Barona a Milano sud, è chiara: “Le regole sono diventate più dure e i controlli più stringenti. Ho paura che tanti mollino perché non vogliono affrontare i costi della burocrazia”.
Le detrazioni fiscali per i donatori ci sono ancora – almeno in parte – ma cambiano le modalità per ottenerle: serve documentazione più precisa e bisogna verificare che l’ente sia registrato al RUNTS. “Oggi c’è meno spazio per l’improvvisazione”, commenta Andrea Gentile, avvocato a Roma. Numeri alla mano, le detrazioni restano simili ma ora tocca anche ai contribuenti accertarsi dei requisiti.
La sfida della solidarietà ai tempi della burocrazia
Nel frattempo il settore sta cercando di adattarsi al nuovo scenario. Le grandi reti nazionali come Caritas o Emergency hanno già fatto i compiti a casa e si sono adeguate alle nuove norme. Molte piccole realtà locali invece arrancano ancora tra pratiche da sbrigare e dubbi da chiarire giorno dopo giorno. Secondo il Centro Studi Sociali dell’Università Cattolica quasi un ente su tre teme di dover ridimensionare le proprie attività per mancanza di risorse o troppa burocrazia.
Il Ministero del Lavoro assicura che seguirà da vicino gli effetti della riforma. Ma resta un punto interrogativo aperto: si riuscirà davvero a coniugare trasparenza e controlli con la vitalità del volontariato italiano? Intanto molti cittadini – donatori abituali o semplicemente interessati – guardano al futuro con cautela, domandandosi se questo nuovo sistema sarà capace di garantire davvero fiducia ed efficacia nella solidarietà di domani.
