Milano, 22 febbraio 2026 – La detraibilità dell’IVA cala quando i beni aziendali vengono concessi ai dipendenti per uso personale e gratuito, lo confermano i chiarimenti più recenti dell’Agenzia delle Entrate. È un tema che i professionisti del settore conoscono bene, ma che nelle piccole aziende spesso passa in secondo piano. Ora però è tornato al centro del dibattito, con l’aumento dei benefit non in denaro nelle strategie di welfare aziendale.
Quando un’azienda compra beni o servizi per la propria attività, l’IVA pagata può essere recuperata per intero. Ma la situazione cambia se quel bene finisce in mano al dipendente per un uso personale e senza pagare nulla. Una circolare recente dell’Agenzia delle Entrate (n. 17/E/2025) spiega che in questi casi la detrazione è “limitata”, cioè non si può più portare in detrazione tutta l’imposta. Il principio vale per tanti tipi di beni: dalle auto ai dispositivi tecnologici, fino agli strumenti di lavoro concessi gratis.
Nel documento si legge che “la cessione gratuita rappresenta un uso estraneo all’attività d’impresa, quindi il diritto alla detrazione si riduce in proporzione”. Questo passaggio ha fatto discutere parecchio i consulenti fiscali, che negli ultimi mesi hanno dovuto rivedere molte politiche aziendali per adeguarsi alle nuove interpretazioni.
L’obiettivo del fisco è chiaro: evitare che l’IVA pagata su acquisti fatti per il lavoro venga usata anche quando quei beni servono a vantaggi personali dei dipendenti. Un dirigente lombardo di un gruppo manifatturiero, che preferisce restare anonimo, commenta: “Qui da noi i benefit extra sono fondamentali per tenere stretti i dipendenti. Ma ora dobbiamo rivedere tutto perché se l’uso è gratuito e personale, rischiamo di perdere la detrazione completa sull’IVA”.
La stretta però non riguarda i beni dati ai lavoratori per motivi legati al lavoro stesso, nemmeno se usati fuori sede o in smart working. In questi casi resta chiaro il legame con l’attività d’impresa. Diverso il discorso quando tablet, auto o altri oggetti vengono concessi anche per scopi privati senza chiedere nulla in cambio: qui il fisco guarda con più attenzione.
Non sono solo regole astratte. Le circolari dell’Agenzia entrano nel dettaglio delle situazioni più comuni. Le auto aziendali sono spesso al centro delle polemiche: se il mezzo viene usato solo per fini privati e senza alcun rimborso da parte del dipendente, la detraibilità dell’IVA cala drasticamente e a volte sparisce del tutto. Lo stesso vale per smartphone o pc dati ai lavoratori che li usano fuori dall’attività lavorativa.
Marco Viganò, fiscalista milanese, racconta: “Molti clienti pensavano bastasse registrare l’assegnazione al lavoratore. Ma senza una chiara finalità lavorativa legata all’uso del bene, le detrazioni vanno riviste”.
Dalle ultime ispezioni emerge una cosa chiara: in caso di controllo fiscale l’azienda deve dimostrare – con documenti e contratti – a cosa servono quei beni. Altrimenti rischia di vedersi contestare le detrazioni fatte e dover restituire l’imposta non dovuta, con possibili multe.
La dottoressa Laura Neri, consulente tributaria tra Monza e Milano, spiega: “Negli ultimi mesi i controlli sui benefit sono aumentati molto. Gli ispettori vogliono vedere regolamenti interni chiari e assegnazioni ben documentate”.
Di fronte alle nuove interpretazioni sull’IVA detraibile, molte imprese stanno cambiando modo di assegnare beni ai dipendenti. Alcune stanno introducendo un piccolo contributo simbolico per l’uso personale degli oggetti: una soluzione suggerita dagli esperti per non perdere del tutto la detrazione. Altre preferiscono limitare il benefit solo all’utilizzo strettamente legato al lavoro.
In fondo – anche se la regola era già nota – queste novità hanno acceso un faro sugli imprenditori. Come dice Viganò: “C’è ancora una zona grigia, ma chi sbaglia può pagare caro”. E i controlli aumentano proprio ora che i benefit sono diventati uno strumento chiave nella sfida per trattenere i talenti migliori.
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