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Elezioni ODCEC 2026: ANC chiede al Ministero della Giustizia trasparenza sulla piattaforma di voto digitale

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Luca Ippolito

Roma, 13 gennaio 2026 – L’Associazione Nazionale Commercialisti (ANC) ha inoltrato ieri una nuova segnalazione al Ministero della Giustizia, chiedendo una risposta chiara sulla procedura di affidamento della piattaforma di voto per le elezioni dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili. La richiesta arriva dopo l’inchiesta pubblicata il 10 gennaio da Il Tempo, che, secondo l’ANC, ha fatto emergere nuovi dubbi sulla trasparenza dell’intero processo.

Chiarezza urgente sulla piattaforma di voto

Nella lettera ufficiale – firmata dal presidente Marco Cuchel e protocollata a Palazzo di Giustizia alle 10.42 del 12 gennaio – l’ANC sottolinea la necessità di «fare chiarezza sui criteri adottati per scegliere la società incaricata di realizzare e gestire la piattaforma telematica». Da quanto raccolto dalla nostra redazione, la segnalazione si basa su «documenti e testimonianze» emersi nelle ultime settimane, proprio dopo l’articolo di Il Tempo. “Siamo convinti – ha detto Cuchel ai nostri microfoni – che solo con totale trasparenza si può garantire la regolarità delle elezioni e mantenere la fiducia dei colleghi”.

Il nodo centrale è il meccanismo con cui è stato affidato il servizio digitale: l’associazione contesta che non siano stati chiariti i passaggi procedurali né se sia stata indetta una gara pubblica, come invece richiedono le norme sugli appalti. Al momento non sono arrivate risposte ufficiali dal Ministero.

Il Tempo accende i riflettori: le reazioni

A dare spinta alla vicenda è stato il servizio uscito su Il Tempo il 10 gennaio. L’articolo metteva in luce alcune criticità nell’assegnazione della piattaforma telematica, come la mancanza di trasparenza nella selezione e il possibile coinvolgimento di aziende poco specializzate. Alcuni passaggi hanno lasciato aperti dubbi sulle scelte adottate dalla commissione incaricata.

Dopo la pubblicazione, diversi iscritti agli albi locali hanno contattato sia l’ANC sia le sedi territoriali dell’Ordine per avere spiegazioni. “Serve una risposta netta – dice un commercialista romano che preferisce restare anonimo –. Si parla tanto di trasparenza ma pochi sanno davvero come funzionerà il sistema con cui voteremo”.

Le richieste dell’Associazione Nazionale Commercialisti

Nel dettaglio, nella lettera al Ministero si chiede di rendere pubblici gli atti amministrativi legati all’affidamento della piattaforma, compresi determinazioni, verbali delle sedute e l’elenco dei partecipanti all’eventuale gara. L’associazione suggerisce anche che, se dovessero emergere irregolarità, si valuti la sospensione della selezione o l’introduzione di correttivi.

Fonti interne al Consiglio Nazionale dei Commercialisti però assicurano che tutta la procedura è stata «condotta rispettando le norme» e che ogni passaggio è documentabile. Ma questa versione non basta all’ANC: “Non basta dire che è tutto a posto – insiste Cuchel –. Vogliamo vedere i documenti”.

Il Ministero della Giustizia al bivio

Ora tocca al Ministero della Giustizia rispondere formalmente sia all’associazione sia ai professionisti coinvolti nel rinnovo degli organi ordinistici. Da Via Arenula dicono che “la segnalazione è in fase di valutazione” e che una risposta arriverà nei prossimi giorni. Intanto continua la raccolta delle manifestazioni di interesse tra gli iscritti, mentre alcuni Ordini provinciali aspettano indicazioni operative definitive.

Negli uffici degli studi contabili romani – racconta un delegato dell’albo capitolino quasi alle 18 – si respira un clima teso: “La cosa fondamentale è poter votare con serenità e sicurezza. Se ci sono dubbi vanno sciolti subito”. E se qualcuno teme che questa vicenda possa rallentare ancora le elezioni, dall’ANC fanno sapere: “Non vogliamo bloccare nulla, solo garantire che tutto si svolga secondo le regole”.

Un precedente che fa discutere

Il tema della digitalizzazione del voto negli enti ordinistici non è nuovo e spesso ha portato a polemiche simili sulle modalità con cui vengono scelti i sistemi informatici. Nel 2024, per esempio, un ricorso in Lombardia aveva bloccato temporaneamente il voto online in alcune province; in quel caso il Ministero aveva mandato una commissione d’indagine.

Oggi questa vicenda torna in gioco a livello nazionale, coinvolgendo circa 120mila commercialisti in tutta Italia. Una fase delicata: “Ogni errore rischia ora di minare la fiducia nel sistema”, confida un consigliere dell’Ordine di Milano. Nei prossimi giorni sono attese novità dalle istituzioni competenti; fino ad allora, il futuro della piattaforma digitale resta appeso a un filo.

Luca Ippolito

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