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Estensione del Fallimento dall’Impresa Individuale alla Società di Fatto: Cosa Cambia per le Attività

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Franco Sidoli

Milano, 10 gennaio 2026 – Ieri la Corte di Cassazione ha fatto chiarezza su un tema che negli ultimi anni ha creato non pochi dubbi: il rapporto tra impresa individuale e società di fatto. Con un’ordinanza pubblicata in tarda mattinata, i giudici hanno spiegato che non serve una corrispondenza perfetta tra le attività del singolo e quelle della società perché si possa parlare di riferibilità. Una questione che, soprattutto in Lombardia e tra le piccole e medie imprese, ha spesso acceso battaglie legali.

Società di fatto e impresa individuale: cosa dice la Cassazione

Nel testo pubblicato sul sito della Corte, si racconta il caso di una imprenditrice milanese, con un negozio in zona Viale Monza, finita sotto la lente dell’Agenzia delle Entrate. L’ufficio fiscale contestava che la sua attività individuale dovesse essere considerata parte di una preesistente società di fatto, con conseguenze importanti sia sul fronte fiscale che patrimoniale.

Ma i giudici non hanno sposato questa tesi in modo netto. “Non serve che l’attività dell’impresa individuale corrisponda esattamente a quella della società di fatto”, ha detto il collegio guidato dal consigliere Enrico Testa. Per loro è sufficiente un “legame funzionale e organizzativo” che permetta di ricondurre l’attività alla società, anche se alcune caratteristiche restano distinte.

Le ragioni dei giudici e gli effetti sulle imprese

La Corte ha sottolineato – in uno dei passaggi chiave dell’ordinanza – che il concetto di riferibilità dell’impresa va preso “in senso flessibile”, guardando a come funziona davvero l’attività e ai rapporti tra i soci coinvolti. Un orientamento già visto in sentenze del 2022 e 2023. Insomma, bisogna capire caso per caso se quello che fa il singolo aiuta gli interessi comuni o segue strade solo personali.

Secondo esperti vicini al Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti, questa linea potrebbe cambiare molto il modo in cui si gestiscono le tante piccole imprese familiari, dove spesso confondere attività individuali con collettive è facile. “Serve chiarezza dentro casa”, spiega Mario Neri, tributarista milanese. “Altrimenti si rischiano errori sulle responsabilità e sulla dichiarazione dei redditi”.

Giurisprudenza alle spalle e implicazioni pratiche

Il problema non è nuovo per i tribunali. In passato si era già detto che una società di fatto nasce da fatti concreti: mezzi condivisi, divisione dei guadagni, rischi affrontati insieme. Nel caso sotto esame, l’attività individuale toccava aspetti della società ma non li replicava alla lettera.

Ed è qui che entra in gioco la verifica della “convergenza degli interessi economici e dell’intenzione collaborativa”. È un punto cruciale soprattutto quando a lavorare insieme sono coniugi o parenti nello stesso settore, dove spesso diventa difficile capire dove finisce l’iniziativa personale e dove comincia quella collettiva.

Reazioni dal mondo economico e cosa aspettarsi

L’ordinanza è stata accolta con favore ma anche con qualche riserva dagli addetti ai lavori. “Finalmente si scioglie un nodo che bloccava tanti contenziosi”, commenta Giulia Colombo, commercialista a Legnano. Però resta il problema pratico: “Non sempre è facile ricostruire rapporti informali o capire quanto realmente si collabora”, avverte Colombo.

L’Agenzia delle Entrate – fanno sapere da dentro – valuterà se aggiornare le sue linee guida dopo questa sentenza. Nel frattempo gli esperti consigliano prudenza nella scrittura dei contratti interni e nella tenuta della contabilità per evitare problemi in futuro.

Cosa cambia davvero per imprenditori e professionisti

In poche parole: per la Corte di Cassazione non serve più che le attività coincidano perfettamente per parlare di riferibilità tra impresa individuale e società di fatto. Conta piuttosto il legame funzionale ed organizzativo tra loro. Una novità che dovrebbe togliere qualche dubbio nei casi civili e fiscali.

Resta però da vedere se nelle pratiche quotidiane si riuscirà a seguire questa linea o se emergeranno nuovi casi da discutere. Nel frattempo a Milano – come nel resto d’Italia – chi opera nelle società di fatto deve fare ancora più attenzione alla gestione interna. E molti imprenditori aspettano con interesse i prossimi sviluppi normativi su una materia ancora complicata, ma ora un po’ più chiara dopo l’intervento della Suprema Corte.

Franco Sidoli

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