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Iper-ammortamenti 2026: agevolazioni solo per beni prodotti nell’UE secondo la legge di bilancio

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Luca Ippolito

Roma, 9 gennaio 2026 – Con l’approvazione della legge di bilancio 2026, il Governo ha introdotto nuovi elenchi di beni materiali e immateriali 4.0 agevolabili, una misura molto attesa nei settori industriali e tecnologici. La notizia, trapelata ieri sera a Palazzo Chigi, è stata confermata questa mattina dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy: i nuovi allegati aggiornano in modo sostanziale la lista degli investimenti che potranno accedere agli incentivi del Piano Transizione 4.0.

Agevolazioni aggiornate: cosa cambia per le imprese

Le nuove liste, allegate alla manovra economica, comprendono macchinari intelligenti, software gestionali e applicazioni di intelligenza artificiale pensati per modernizzare le linee produttive. «Abbiamo allargato la platea dei beni agevolabili, ascoltando imprenditori e associazioni di categoria», ha detto questa mattina il ministro Adolfo Urso in un breve incontro con i giornalisti davanti alla Camera. L’obiettivo del Governo è spingere l’innovazione digitale nelle PMI e nelle grandi aziende manifatturiere, ma ora bisognerà vedere come funzioneranno davvero le procedure per accedere agli incentivi.

Il testo della legge, pubblicato sul sito del Senato alle 7:30, entra nel dettaglio degli aggiornamenti: nella categoria “beni materiali 4.0” entrano non solo i tradizionali robot collaborativi, ma anche nuove tipologie di sensori IoT, piattaforme per la cybersecurity industriale e strumenti di realtà aumentata usati nella formazione tecnica. Novità anche per i beni immateriali: rientrano ora sistemi ERP cloud based, piattaforme per il gemello digitale e soluzioni specifiche per la gestione energetica intelligente degli impianti.

Come cambiano le regole per accedere agli incentivi

Non si tratta solo di una lista aggiornata: cambiano anche le regole per ottenere le agevolazioni fiscali. Per sfruttare i crediti d’imposta previsti dal Piano Transizione 4.0, le imprese dovranno garantire un minimo di interoperabilità tra i sistemi e presentare una relazione tecnica dettagliata sul progetto. Il decreto attuativo — atteso entro il 28 febbraio secondo fonti del Ministero — chiarirà come si dovranno presentare le domande e quali spese saranno ammesse.

«Saranno favorite le aziende che dimostrano un vero salto tecnologico nei processi produttivi», ha spiegato un funzionario del MIMIT. Restano fuori al momento soluzioni “generiche”, come pc o software non specializzati. Questa scelta — commenta Confindustria Digitale — è “un passo avanti verso una selezione più qualitativa”, anche se molte PMI temono un aumento della burocrazia.

Il possibile impatto su industria e innovazione digitale

Secondo l’Ufficio studi della Cna, più di 35 mila imprese potrebbero beneficiare delle nuove misure già nella prima metà dell’anno. Tra i grandi gruppi la reazione è positiva: «Ci aspettavamo uno stimolo alla digitalizzazione, ma il fatto che l’intelligenza artificiale industriale sia esplicitamente inclusa tra i beni incentivabili cambia davvero molto», ha detto Maurizio Di Stefano, direttore Operations nel polo high-tech di Torino.

L’arrivo di nuovi strumenti digitali era particolarmente atteso nel settore automotive, dove molte aziende vogliono rinnovare gli impianti in vista della mobilità elettrica. A Bologna, stamattina alcuni manager hanno definito la norma “una boccata d’ossigeno”, soprattutto per chi aveva congelato investimenti aspettando chiarimenti normativi. Ma non mancano dubbi: «I dettagli operativi faranno la differenza», avverte una dirigente del packaging emiliano. «Finché non uscirà il decreto attuativo resta qualche incertezza».

Le reazioni delle associazioni e cosa aspettarsi

Dal mondo sindacale arriva una apertura cauta: «Siamo favorevoli a incentivi che puntino a migliorare la qualità dell’occupazione», sottolinea Francesco Seghezzi della Fondazione Adapt. Tuttavia la vera sfida sarà assicurare formazione adeguata ai lavoratori coinvolti nei processi digitali.

La nuova legge di bilancio si inserisce in un percorso di riforma iniziato lo scorso anno e destinato a durare almeno fino al 2028, come previsto dagli impegni europei. Solo allora si potrà capire davvero l’effetto su produttività, competitività e – soprattutto – sulla qualità dell’innovazione industriale italiana.

Per ora il testo aspetta i decreti attuativi. Ma nelle aziende c’è già chi studia le nuove regole con l’intenzione – esplicita o meno – di non lasciarsi sfuggire questa occasione per rilanciare la tecnologia interna.

Luca Ippolito

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