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Estromissione agevolata immobili: proroga confermata anche per il 2026

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Sonia Rinaldi

Roma, 16 gennaio 2026 – Da lunedì scorso è in vigore la nuova normativa sulla disciplina patrimoniale delle imprese individuali, che cambia parecchio il modo in cui si gestiscono gli immobili aziendali. Dopo mesi di confronto con operatori economici e consulenti, la legge ora consente – e in certi casi spinge – a togliere gli immobili dal patrimonio dell’impresa individuale, con un iter più leggero sia dal punto di vista fiscale che burocratico.

Riforma in campo: cosa c’è dietro e cosa si vuole ottenere

La novità riguarda da ieri circa 400 mila imprenditori individuali, stando ai dati del Ministero dell’Economia. Il provvedimento, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale numero 11/2026, affronta un tema spesso al centro di controversie fiscali: il confine tra beni personali e beni d’impresa. In pratica, ora diventa più semplice spostare gli immobili usati per l’attività produttiva nel patrimonio personale dell’imprenditore.

A spiegare i motivi della riforma è stato il viceministro all’Economia, Giorgio De Marco: “Abbiamo raccolto tante richieste da parte di artigiani, commercianti e piccoli imprenditori che volevano più margine di manovra nella gestione dei propri immobili. Questa nuova disciplina serve proprio a semplificare e chiarire la situazione”.

Cosa cambia concretamente per imprese e contribuenti

La legge, valida su tutto il territorio nazionale, apre la strada a procedure più snelle per far uscire gli immobili dal patrimonio d’impresa. Tra le novità spicca la possibilità di trasferire i beni immobiliari con un trattamento fiscale più favorevole rispetto al passato. In pratica si paga un’aliquota fissa del 9%, sostitutiva delle imposte IRPEF progressive. E non solo: le imposte di registro e catastali si calcolano con tariffe fisse ridotte anziché con quelle ordinarie.

L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che la norma si potrà applicare per tutto il 2026. L’imprenditore deve però comunicare entro il 30 settembre l’intenzione di usufruirne nella dichiarazione dei redditi. Se salta questo passaggio, gli immobili restano nel patrimonio d’impresa e valgono le vecchie regole.

Primi commenti dagli operatori: tra entusiasmo e dubbi

Il dibattito tra le associazioni di categoria è acceso. Per Confartigianato Imprese, che rappresenta circa 180 mila aziende italiane, “la misura risponde a una reale esigenza di semplificazione”, come ha detto il presidente Marco Granelli. Però non mancano i dubbi: molti consulenti chiedono chiarimenti soprattutto su come valutare catastalmente gli immobili e sui tempi per completare i trasferimenti.

Anche all’Ordine dei Commercialisti di Roma – via Taranto – negli ultimi giorni sono arrivate molte richieste dai professionisti. La consigliera Simona Benedetti avverte: “È un’occasione importante, ma va gestita con attenzione. Un errore nella tempistica o nei documenti può portare a problemi fiscali o contenziosi in futuro”.

Aspetti fiscali e limiti della norma

Resta aperto il nodo delle plusvalenze generate dalla fuoriuscita degli immobili. La legge stabilisce che si prende come riferimento il valore contabile al momento del trasferimento. Quindi se il bene è aumentato di valore rispetto al costo storico, va pagata l’imposta sostitutiva sul guadagno.

Qualche esperto ricorda anche che la norma non vale per gli immobili “strumentali per destinazione”, cioè quelli usati esclusivamente come sedi operative o laboratori produttivi. Anche su questo punto il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti chiede maggior chiarezza all’amministrazione finanziaria.

Cosa ci aspetta nei prossimi mesi

Tra imprenditori e consulenti circola l’idea che il 2026 sarà un anno di transizione nella gestione del patrimonio immobiliare d’impresa. Molti stanno già studiando se conviene aderire alla nuova norma; altri aspettano circolari esplicative dall’Agenzia delle Entrate.

Intanto nelle piccole città come Fermo o Lodi, dove le micro-imprese sono tante, c’è chi spera che questa riforma possa portare più stabilità finanziaria, soprattutto pensando al passaggio generazionale nelle aziende familiari.

Per ora si procede cauti: studi notarili e uffici fiscali cercano di interpretare i dettagli della riforma. Solo col tempo vedremo davvero l’impatto sulla vita quotidiana degli imprenditori individuali italiani.

Sonia Rinaldi

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