Forfetari: niente ritrattazione oltre soglia 85.000 euro, contano anche importi restituiti per errore

Franco Sidoli

20 Febbraio 2026

Roma, 20 febbraio 2026 – Oggi l’Agenzia delle Entrate ha chiarito un punto che rischia di far discutere: nei nuovi controlli fiscali partiti quest’anno, saranno considerati anche gli importi percepiti per errore e poi restituiti dai contribuenti. Una novità che potrebbe coinvolgere migliaia di lavoratori, pensionati e aziende, tutti finiti sotto la lente dei nuovi controlli automatici su redditi e incassi che si stanno moltiplicando in tutta Italia.

Controlli fiscali, cosa cambia davvero

L’attenzione dell’Agenzia delle Entrate non si ferma più solo a ciò che è stato incassato in modo definitivo. Ora si guarda anche agli importi arrivati “per sbaglio” – come pagamenti duplicati, accrediti errati o semplici errori materiali – che, anche se poi restituiti, finiscono comunque nel conteggio dei movimenti da monitorare. Lo ha confermato una nota ufficiale pubblicata proprio questa mattina. Un meccanismo che potrebbe far scattare una valanga di segnalazioni o richieste di chiarimenti per molti contribuenti.

Una fonte interna all’Agenzia spiega che il sistema automatico non distingue tra somme incassate definitivamente e soldi transitati solo per poco sui conti: “Il modello registra tutte le entrate senza sapere da dove vengano o perché,” dice un funzionario coinvolto nel progetto dei controlli digitalizzati. Sarà solo in un secondo momento – durante eventuali confronti – che si potrà chiarire cosa c’è dietro quei numeri.

Gli errori più comuni sotto la lente

Tra i casi più frequenti ci sono bonifici di stipendi pagati due volte, rimborsi spese non dovuti e accrediti errati da parte di enti pubblici. Situazioni tutt’altro che rare. Una dirigente di un’azienda pubblica romana racconta a alanews.it: “Nel 2024 abbiamo dovuto restituire oltre 20.000 euro arrivati per un errore dell’ente pagatore. Quella cifra non è mai stata realmente nostra.” Eppure ora il sistema la registra come “percepita”, creando problemi.

Il nodo vero è chi si è trovato con accrediti temporanei senza nessun guadagno reale. Questo può complicare la già complicata stagione delle dichiarazioni dei redditi e del rapporto con il Fisco. Diverse associazioni di categoria e consulenti fiscali avvertono del rischio di “falsi positivi” e di richieste inutili di documentazione aggiuntiva.

Cosa devono fare i contribuenti

Dai vertici dell’Agenzia arrivano indicazioni precise: chi si trova in questa situazione dovrà dimostrare con documenti la ricezione e la successiva restituzione dell’importo percepito per errore. Estratti conto, ricevute bancarie e ogni altro documento utile a ricostruire la vicenda andranno conservati con cura. “Conviene prepararsi con anticipo – avverte un responsabile di uno studio tributario romano – perché questi controlli possono arrivare anche dopo anni.”

L’Associazione Nazionale Commercialisti mette in guardia dal rischio che i redditi dichiarati vengano gonfiati da semplici errori tecnici o formali: “L’automatismo spesso non tiene conto delle situazioni particolari. Bisognerà saper spiegare tutto con calma,” sottolinea Maurizio Garofoli, presidente della sezione romana dell’associazione.

La reazione degli esperti e le richieste al governo

La notizia ha scatenato subito discussioni tra commercialisti e consulenti del lavoro, soprattutto per gli effetti su chi riceve pagamenti dagli enti pubblici o lavora nel settore sanitario. In molti chiedono all’Agenzia delle Entrate che le piattaforme digitali permettano almeno una segnalazione preventiva degli accrediti errati o restituiti, così da evitare inutili contenziosi. “Serve chiarezza e semplicità – insiste il sindacato dei commercialisti – nessuno vuole favorire l’evasione, ma neppure creare problemi a chi è solo un passaggio per somme restituite subito.”

L’Agenzia delle Entrate, nella nota diffusa oggi, ha annunciato che sarà possibile inviare comunicazioni integrative e spiegazioni tramite il cassetto fiscale digitale personale. Resta però l’obbligo – già valido dal 1° gennaio 2026 – di tracciare ogni movimento superiore a 1.000 euro anche se temporaneo. Chi non fornirà prove adeguate rischia rettifiche sul reddito imponibile e pesanti sanzioni.

In attesa di eventuali cambiamenti (il tema sarà al centro di un’interrogazione parlamentare in Commissione Finanze la prossima settimana), gli esperti sono unanimi nel dare questo consiglio: attenzione ai documenti, conservate tutto con cura. Perché nell’era dei controlli digitalizzati ogni movimento sul conto conta davvero… anche se dura solo poche ore.

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