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Il ruolo del fideiussore: un alleato fondamentale per i consumatori nella garanzia aziendale

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Luca Ippolito

Milano, 14 novembre 2025 – Il Tribunale di Milano ha appena chiarito un punto importante: il fideiussore che non è né socio né amministratore di una società può essere considerato a tutti gli effetti consumatore, indipendentemente dalla natura dell’azienda per cui ha prestato garanzia. Una sentenza che arriva in un momento in cui cresce l’attenzione sulle tutele per chi si trova sovraindebitato. E apre nuove possibilità per chi si ritrova coinvolto nei debiti senza aver mai avuto un ruolo nella gestione o nella proprietà dell’impresa.

Fideiussore sì, consumatore anche: cosa dice la legge

Il Tribunale spiega che la qualifica di consumatore – come definita dall’articolo 2, comma 1, lettera c) del Decreto Legislativo 14/2019 – si applica a chi ha assunto obblighi di garanzia senza essere parte attiva nella società garantita. In pratica, il fatto che il debitore principale sia una società non cambia la posizione del garante, purché quest’ultimo non sia né amministratore né socio. “La natura dell’azienda garantita non conta per decidere se il garante è consumatore”, si legge nelle motivazioni depositate.

Non è roba da poco. In passato, i giudici avevano dato interpretazioni contrastanti, lasciando molti garanti in una zona grigia. Ora il Tribunale di Milano mette un punto fermo: conta il ruolo reale del fideiussore rispetto alla società.

Debiti: nuova strada per i fideiussori-consumatori

Il cuore della sentenza riguarda la possibilità per il fideiussore-consumatore di accedere alle procedure di ristrutturazione del debito previste per chi è sovraindebitato. Solo chi è riconosciuto come consumatore può chiedere di entrare in queste procedure, che vengono poi valutate dal tribunale. “È un passo importante – spiega l’avvocato Marco Bellini, esperto di diritto fallimentare – perché permette a tanti che hanno garantito per amici o parenti imprenditori di trovare una via d’uscita dal rischio di fallimento personale”.

Queste procedure, previste dal Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, danno la possibilità di proporre un piano di rientro dei debiti ai creditori. Il tribunale valuta se il piano è sostenibile e può approvarlo, offrendo così una seconda chance a chi è sommerso dai debiti.

Reazioni e conseguenze pratiche

Nei tribunali di Milano la notizia ha acceso dibattiti. Alcuni avvocati e operatori temono che questa decisione porti a un aumento delle richieste di accesso alle procedure di sovraindebitamento da parte dei garanti finora esclusi. Altri invece avvertono che le banche potrebbero diventare più caute nel concedere fideiussioni personali.

“È un equilibrio delicato – ammette un funzionario di una banca lombarda – perché da una parte si tutela il consumatore, dall’altra si rischia di complicare l’accesso al credito per le imprese”. Intanto, secondo i dati dell’Organismo per la gestione delle crisi da sovraindebitamento (OCC), negli ultimi dodici mesi sono cresciute le richieste di aiuto da parte di persone che avevano firmato fideiussioni senza essere coinvolte nella gestione aziendale.

Cosa ci aspetta: il quadro normativo e i prossimi passi

La sentenza del Tribunale di Milano arriva in un momento in cui la normativa sulla crisi d’impresa è ancora in evoluzione. Il Codice della crisi e dell’insolvenza, entrato in vigore nel 2022, ha introdotto strumenti più flessibili per affrontare situazioni debitorie complesse. Ma permangono ancora dubbi su alcuni aspetti pratici.

Fonti giudiziarie riferiscono che anche altri tribunali italiani stanno esaminando casi simili e che nei prossimi mesi potrebbero arrivare altre sentenze nella stessa direzione. Nel frattempo, gli esperti invitano a non esagerare con le generalizzazioni: “Ogni caso va studiato con attenzione – ricorda l’avvocato Bellini – ma questa apertura è un passo avanti per chi ha meno tutele”.

In attesa di sviluppi, resta chiaro un punto: il fideiussore che non è né socio né amministratore può essere considerato consumatore e accedere alle procedure di ristrutturazione del debito. Un dettaglio che potrebbe fare la differenza per molte famiglie italiane alle prese con le conseguenze delle crisi aziendali.

Luca Ippolito

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