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Il Senato approva con fiducia il Ddl concorrenza: ora tocca alla Camera

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Sonia Rinaldi

Roma, 9 novembre 2025 – Con 97 voti a favore, 60 contrari e 2 astenuti, il Senato ha dato il via libera al Governo Meloni, approvando l’emendamento 1.9000 che riscrive completamente il disegno di legge annuale per il mercato e la concorrenza 2025. Il testo, discusso ieri pomeriggio a Palazzo Madama, passa ora alla Camera dei Deputati per l’ultimo passaggio. Un provvedimento molto atteso, che il governo presenta come un modo per “rafforzare competitività e trasparenza nei servizi pubblici”, come ha spiegato il ministro delle Imprese, Adolfo Urso.

Servizi pubblici e concorrenza: le nuove regole

Il Ddl concorrenza si divide in tre parti ben distinte. La prima riguarda i servizi pubblici locali: arrivano nuove norme per i controlli e per intervenire in caso di inefficienze o mancanze (articolo 1). L’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC) ottiene poteri più forti, potrà sanzionare direttamente gli enti che non rispettano le regole per l’affidamento o la gestione dei servizi (articolo 2). “È un passo avanti per garantire qualità e trasparenza”, ha detto ieri in Transatlantico la senatrice Elena Ferrara (FI).

Il secondo capitolo si concentra sul trasporto pubblico regionale e sul trasporto aereo. Si introducono procedure più snelle per affidare i servizi e gestire le infrastrutture aeroportuali (articoli 4 e 5). L’idea è spingere la concorrenza tra gli operatori e accorciare i tempi delle gare pubbliche. “Vogliamo evitare monopoli di fatto”, ha spiegato un funzionario del Ministero dei Trasporti, “e garantire ai cittadini servizi più efficienti”.

Infrastrutture di ricarica e sicurezza sanitaria sotto la lente

Uno dei punti chiave del provvedimento riguarda la gestione delle infrastrutture di ricarica elettrica (articolo 3). Il testo stabilisce criteri per far entrare nuovi operatori nel mercato, con l’obiettivo di accelerare la diffusione della mobilità elettrica. Oggi in Italia ci sono circa 50mila punti di ricarica, ma la crescita è frenata da procedure complicate e da pochi operatori dominanti. “Serve più concorrenza per abbassare i costi”, ha sottolineato ieri Francesco Naso, presidente di Motus-E.

Sul fronte sanitario, il Ddl punta sulla sicurezza di cosmetici e biocidi (articoli 6 e 7), introducendo regole più rigide per l’accreditamento delle strutture sanitarie private. Le nuove norme recepiscono direttive europee e rafforzano i controlli sui prodotti in commercio. “Una garanzia in più per i consumatori”, ha commentato l’onorevole Silvia Fregolent (IV), che ha seguito l’iter in Commissione Attività produttive.

Innovazione e trasferimento tecnologico: le ultime novità

Gli ultimi articoli (8 e 9) riguardano innovazione e trasferimento tecnologico. Sono previsti incentivi fiscali per le imprese che investono in ricerca e sviluppo e misure per facilitare la nascita di società tra professionisti. Il governo punta a “favorire la crescita delle competenze e la collaborazione tra settori diversi”, si legge nella relazione tecnica allegata.

Non mancano le critiche dalle opposizioni. Il Partito Democratico parla di “un provvedimento che rischia di lasciare indietro i territori più fragili”. Il Movimento 5 Stelle chiede garanzie più solide per i lavoratori coinvolti nei processi di liberalizzazione. “La concorrenza non può essere un pretesto per tagliare i diritti”, ha detto in Aula il senatore Ettore Licheri.

Il futuro del Ddl: si attende il voto alla Camera

Il testo arriverà in Commissione alla Camera già la prossima settimana. Il governo punta a chiudere l’iter entro fine mese, anche sotto la spinta dell’Unione Europea, che da tempo sollecita l’Italia a fare di più sulla concorrenza nei servizi pubblici. Sarà allora che si capirà se queste nuove regole riusciranno davvero a cambiare settori strategici come trasporti, energia e sanità.

Intanto, a Montecitorio si rincorrono voci su possibili aggiustamenti dell’ultimo minuto. Ma il ministro Urso resta ottimista: “Il Paese ha bisogno di regole chiare e moderne. Questa è una sfida che non possiamo più rimandare”.

Sonia Rinaldi

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