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Inerzia del curatore fallimentare: nessuna legittimazione per il fallito e nuove prospettive processuali

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Franco Sidoli

Milano, 1 dicembre 2025 – Il completo disinteresse degli organi fallimentari ha permesso nelle ultime settimane di sbloccare la capacità processuale in diverse cause civili al Tribunale di Milano. A evidenziarlo, in una nota diffusa lunedì mattina, è stata la sezione fallimentare del foro meneghino, che ha ricostruito tempi e modalità di una situazione ormai diventata sistematica. I procedimenti riguardano società fallite tra il 2022 e il 2024, per le quali, dopo ripetuti solleciti senza risposta dai curatori, i giudici hanno dichiarato l’inerzia degli organi fallimentari, restituendo così ai legali rappresentanti la possibilità di agire in giudizio.

Capacità processuale e inerzia: la nota del Tribunale

Nel documento firmato dal presidente della sezione, Giovanni Sartori, si legge che nei casi esaminati c’è stata “la totale assenza di atti da parte dei curatori fallimentari”, che non hanno né presentato difesa né risposto alle richieste delle controparti. Un silenzio durato mesi, interpretato come un chiaro segnale di disinteresse, come confermato dagli stessi fascicoli processuali. “Abbiamo riscontrato – scrive Sartori – un’inerzia tale da rendere impossibile la tutela degli interessi fallimentari, costringendo i giudici a intervenire”.

Solo a quel punto, spiega Sartori, si è potuto applicare l’articolo 43 della legge fallimentare. Questa norma regola la rappresentanza processuale delle società in fallimento. Se il curatore resta assente, viene considerata una rinuncia implicita. Così la società – tramite i suoi ex amministratori o legali rappresentanti – può riottenere la capacità processuale per andare avanti con le cause aperte.

Le ripercussioni sulle cause civili in corso

Secondo gli uffici del Tribunale, il fenomeno si concentra soprattutto nei settori dell’edilizia e della logistica, con almeno una dozzina di fascicoli coinvolti tra settembre e novembre 2025. In alcuni casi dietro al silenzio dei curatori ci sarebbero le condizioni economiche residue delle società: patrimoni ormai esauriti e nessuna chance reale di recuperare crediti o tutelare interessi collettivi.

L’avvocato Chiara Moscatelli, legale di una delle società coinvolte, racconta: “Abbiamo scritto più volte al curatore chiedendo un suo intervento. Non abbiamo mai ricevuto risposta, né al telefono né via pec. Solo dopo l’ennesima sollecitazione il giudice ha preso atto della situazione”. E aggiunge che molte delle comunicazioni depositate agli atti sono rimaste senza seguito per settimane.

Così facendo i giudici si sono trovati praticamente obbligati a intervenire. Il silenzio degli organi fallimentari – mai giustificato da comunicazioni ufficiali o richieste di proroga – ha lasciato ai tribunali la discrezionalità nella valutazione. Ma alcuni magistrati ascoltati informalmente temono che situazioni simili possano ripetersi anche nei prossimi mesi, viste l’aumentata quantità di società liquidate e le poche risorse disponibili per chiudere i procedimenti rimasti aperti.

Normativa e possibili scenari futuri

La legge sulla rappresentanza processuale delle società fallite è un terreno delicato. L’articolo 43 della legge fallimentare stabilisce che il curatore gestisce le cause pendenti al momento del fallimento. Però – ed è qui che si è fatto strada un uso più pratico – se gli organi fallimentari abbandonano il campo o restano fermi, i tribunali possono ridare agli ex amministratori la capacità processuale per tutelare ancora diritti e doveri in gioco.

Il giurista Alessandro Boni, docente alla Statale di Milano, osserva: “Non esiste una soluzione valida per tutti i casi; ogni situazione va valutata a fondo. Però questa prassi rischia di creare buchi nella tutela per creditori e lavoratori”. Parere condiviso anche dal giudice Sartori: “Non possiamo permetterci contenziosi senza fine. Se chi dovrebbe difendere gli interessi fallimentari resta immobile, allora il sistema giudiziario deve trovare un modo per andare avanti”.

Intanto il Consiglio dell’Ordine degli Avvocati milanesi ha annunciato un monitoraggio congiunto sulle pratiche simili. L’obiettivo è chiaro: evitare che l’inerzia diventi la norma anziché l’eccezione e garantire sempre la capacità processuale, nel rispetto della legge anche quando i curatori spariscono dalle aule dei tribunali.

Franco Sidoli

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