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Invalidità civile: le novità dal 2025

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Giulia De Sanctis

Cambiamenti radicali per l’invalidità civile: nuove regole e iter unificato e più veloce che, dal 2026, sarà affidato esclusivamente all’Inps

Con l’approvazione di due decreti attuativi della legge quadro sulla disabilità, cambia la modalità di accertamento dell’invalidità civile.

Per la ministra per le disabilità Alessandra Locatelli si parla di un vero e proprio cambio culturale nei confronti dei diversamente abili. Scopriamo perché.

Cosa cambierà per l’invalidità civile nel 2025?

Le procedure di riconoscimento dello stato invalidante saranno sburocratizzate e rese più semplici e snelle. L’obiettivo principale è quello di mettere al centro proprio il disabile per consentirgli di vivere in base a un principio di uguaglianza la vita sociale.

Foto | Pexels @Ivan Samkov – Lamiapartitaiva.it

 

Gli invalidi civili saranno messi nella condizione di esercitare in pieno le proprie libertà e i propri diritti civili e sociali nei diversi contesti della vita, il tutto sulla base di quanto previsto dalla Convenzione Onu.

I prossimi anni porteranno grossi cambiamenti per i disabili grazie all’entrata in vigore dell’Icf, la valutazione funzionale della persona.

Per il riconoscimento dell’invalidità civile saranno abbandonate gradualmente le tabelle percentuali e le visite periodiche per chi soffre di malattie croniche o disabilità gravissime.

Ad annunciarlo la ministra della Disabilità Alessandra Locatelli che fa il punto della situazione ed elenca quelli che saranno i cambiamenti che interesseranno gli invalidi civili nel percorso di riconoscimento della propria disabilità.

Dal 2025 la novità interesserà solo alcune aree del Paese, in via sperimentale, per entrare a regime dal 1°é gennaio 2026 in tutta Italia, quando le procedure di riconoscimento dell’invalidità saranno affidate esclusivamente all’Inps.

La ministra della Disabilità annuncia che cambia il percorso per il riconoscimento dell’invalidità civile. Da anni, ormai, ci si basa su percentuali definite da tabelle e sulla residua capacità lavorativa della persona.

Un invalido al 70% ha una capacità residua di lavorare al 30% oggi, ma nei prossimi anni non sarà più così e ci si baserà su un sistema misto.

Dal 2025, in alcune aree del Paese in via sperimentale, si inizierà a utilizzare la valutazione funzionale della persona (Icf) per individuare anche quali sono gli aspetti qualitativi che valorizzano ogni disabile nella sua singolarità.

Sulla nuova valutazione, multidimensionale, la Ministra chiarisce che: “Introdurremo il progetto di vita: significa che, mentre ora le persone sono costrette a bussare ai servizi sanitari, territoriali e alla scuola, noi diremo che bisogna fare un’unica conferenza dei servizi, un’equipe multidimensionale che in un unico documento dia le risposte ai bisogni delle persone”.

La ministra fa in punto della situazione anche sulle visite di controllo o di revisione: l’affermazione in questo caso è che non ci saranno più controlli e revisioni per chi ha malattie cronico-degenerative e per chi ha disabilità gravissime. Anche questo sarà del tutto abolito per rendere la vita dei diversamente abili meno invasa dalla burocrazia inutile.

Con questi cambiamenti si dirà addio anche alle file per esigenze socio-sanitarie. Ci sarà un’unica commissione Inps in grado di valutare tutto ciò di cui ha bisogno ogni invalido confrontandosi direttamente con il diversamente abile.

I fondi a disposizione, per il momento, sono 350milione di euro dal 2026; tale tesoretto sarà incrementato di 85milioni di euro ogni anno.

Come funziona oggi

Oggi, l’invalido civile a cui è stata riconosciuta una percentuale compresa tra il 74% e il 99% ha diritto a ricevere l’assegno di invalidità mensile, a patto che il reddito del beneficiario sia pari o inferiore a 5.391,88 euro annui.

L’importo mensile dell’assegno rivalutato in base agli indici Istat nel 2023 è di 313,91 euro al mese e spetta per tredici mensilità.

Foto | Pexels @Ivan Samkov – Lamiapartitaiva.it

 

Se è stata riconosciuta un’invalidità del 100%, invece, spetta una pensione di invalidità o inabilità civile totale.

L’importo è lo stesso dell’assegno mensile sopra descritto, ma la soglia di reddito per averne diritto è superiore e l’invalido può avere redditi annui personali fino a 17.920,00.

La pensione di invalidità totale, inoltre, può essere integrata fino a raggiungere l’importo di 709 euro mensili qualora il disabile e l’eventuale coniuge non superino determinate soglie di reddito personali e coniugali.

La domanda di pensione di invalidità civile o di assegno mensile si presenta per via telematica sul sito dell’Inps.

Si può procedere in autonomia o ci si può avvalere dell’ausilio di un patronato per la presentazione, ma è bene ricordare di allegare tutta la certificazione medica che riguarda la patologia invalidante e i dati relativi all’eventuale svolgimento di attività lavorativa.

Attualmente un ruolo importantissimo per gli invalidi civili è rivestito dalla visita con la Commissione medica la cui data è indicata direttamente nella procedura telematica. Il verbale che la Commissione rilascia è necessario per il riconoscimento della percentuale di invalidità.

Inoltre le prestazioni agli invalidi sono sottoposte anche a revisioni periodiche richieste dall’Inps a cui oggi sono sottoposti anche coloro che versano in condizioni molto gravi e che sono affetti da patologie croniche.

Giulia De Sanctis

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