Iperammortamento 2026: Professionisti Esclusi dal Decreto Fiscale, Scoppia la Polemica

Luca Ippolito

1 Aprile 2026

Il primo aprile 2026 a Roma non ha portato novità: i professionisti restano esclusi dall’iperammortamento sui beni strumentali. Il decreto fiscale 38/2026 conferma ciò che già la Legge di Bilancio aveva stabilito: l’agevolazione è riservata solo a chi dichiara reddito d’impresa, cioè imprenditori e società. Un’esclusione che ha acceso il malumore tra i professionisti, speranzosi di un’apertura. Invece, la norma resta ferma, segnando una divisione netta tra categorie economiche difficile da superare.

Decreto fiscale 38/2026: chi può davvero contare sull’iperammortamento

Il decreto fiscale 38, varato a inizio aprile 2026, mette nero su bianco chi può usufruire dell’iperammortamento, lo strumento chiave per spingere gli investimenti in beni strumentali innovativi. La Legge di Bilancio 2026 è chiara: il vantaggio fiscale spetta solo a chi ha reddito d’impresa. Tradotto, significa che solo imprenditori e società possono beneficiarne. I professionisti, anche quelli che lavorano da soli o in associazione e che pure investono in attrezzature e strumenti, restano esclusi. Il decreto non ha cambiato di una virgola quanto già deciso, confermando che l’agevolazione è pensata per l’attività imprenditoriale, lasciando fuori una fetta importante del lavoro italiano.

Questa distinzione ha scatenato molte discussioni. Molti professionisti sostengono di investire in tecnologia tanto quanto le imprese, se non di più. Ma la differenza tra impresa e attività professionale rende complicato fissare regole uguali per tutti gli incentivi. Dietro questa scelta c’è la volontà del legislatore di concentrare gli aiuti fiscali su settori con dimensioni aziendali più grandi, che hanno un impatto diretto sull’occupazione e sulla competitività industriale.

Professionisti penalizzati: quali ripercussioni

I professionisti italiani sono una parte fondamentale del mercato del lavoro: dalla sanità al diritto, dall’ingegneria alla consulenza. Molti di loro investono costantemente in nuovi strumenti per migliorare i servizi offerti. Escluderli dall’iperammortamento significa ridurre la possibilità di recuperare spese spesso ingenti, necessarie per restare al passo con i tempi.

La mancanza di agevolazioni pesa soprattutto su chi lavora in studi associati o piccoli gruppi, senza strutture aziendali complesse o grandi capitali da investire. Per loro, non poter usufruire dell’iperammortamento significa affrontare costi più alti senza poterli ammortizzare fiscalmente. Questo rischio potrebbe rallentare l’adozione di innovazioni cruciali in settori come sanità, informatica e ingegneria.

In più, la disparità rischia di allargare il divario tra imprese e professionisti. Le aziende, grazie agli incentivi, possono investire più liberamente in tecnologia, mentre i professionisti restano con meno strumenti a disposizione. Diverse rappresentanze di categoria hanno già annunciato l’intenzione di chiedere modifiche, puntando a estendere l’iperammortamento o a introdurre agevolazioni simili.

Futuro e possibilità di cambiamento

Nonostante la conferma dell’esclusione, nel corso del 2026 resta aperta la possibilità di interventi correttivi. Professionisti e associazioni stanno valutando di aprire un confronto con il legislatore per superare questa situazione. Proteggere gli investimenti in beni strumentali è fondamentale in un momento di forte trasformazione tecnologica e digitale.

Il dibattito si inserisce in un contesto legislativo in continuo movimento, dove potrebbero arrivare nuove misure fiscali a integrare o modificare le opportunità per i professionisti. La crescente digitalizzazione e la spinta a migliorare l’efficienza dei servizi potrebbero spingere verso una revisione delle regole, ampliando i vantaggi anche a chi non dichiara reddito d’impresa.

Nei prossimi mesi sarà decisivo seguire l’evoluzione normativa per capire se si riuscirà a colmare questo divario. Il dialogo tra rappresentanti delle categorie e governo potrebbe aprire la strada a misure più inclusive, capaci di sostenere anche quei professionisti che investono nel futuro attraverso l’acquisto di beni strumentali. Intanto, resta ferma la regola: i professionisti devono fare i conti con gli investimenti senza poter contare sull’iperammortamento.

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