Roma, 6 gennaio 2026 – Con la firma del decreto interministeriale del 29 dicembre 2025, si fa un passo importante nell’applicazione del nuovo Testo Unico sulle Accise (TUA), la norma che sta rivoluzionando le tasse su energia e carburanti in Italia. A firmarlo sono stati i ministri dell’Economia, delle Infrastrutture e della Transizione Ecologica, dopo settimane di confronto con gli operatori del settore. Il decreto interessa da vicino imprese, distributori e consumatori.
Le novità sul tavolo
Il decreto, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 2 gennaio, introduce aggiornamenti pratici e chiarisce punti finora poco definiti. Secondo il testo ufficiale, il provvedimento dà “ulteriore attuazione” al quadro riformato dal TUA del 2025. In concreto, si parla soprattutto di regole per la dichiarazione e il pagamento delle accise su energia e carburanti, ma anche di come tracciare i movimenti delle merci e controllare i depositi.
Tra gli aspetti più attesi c’è l’adeguamento dei sistemi informatici usati dagli operatori. Alcuni gestori di depositi dovranno rivedere le loro procedure interne entro marzo 2026. Un responsabile amministrativo di una società petrolifera romana ha commentato: “Dovremo aggiornare la piattaforma per le dichiarazioni e gestire i nuovi codici accisa. Ora aspettiamo le istruzioni tecniche”.
Come cambia il lavoro di aziende e operatori
Il nuovo TUA ha già acceso dibattiti nelle associazioni di categoria. Le imprese chiedono tempi certi e un aiuto concreto durante la fase di transizione. Confcommercio, con una nota diffusa ieri, sottolinea che “le modifiche devono essere accompagnate da una fase di ascolto”. Il nodo resta soprattutto sui controlli automatici e sulla digitalizzazione delle pratiche: secondo alcune PMI, queste novità rischiano di penalizzare chi non ha ancora investito in tecnologia.
Per i distributori di carburante cambia anche il modo di rendicontare le operazioni. La Federazione Italiana Gestori Carburanti (Figisc) avverte: “Chi opera su piccola scala deve stare molto attento; le nuove procedure possono complicare la burocrazia senza portare veri vantaggi”. Il Ministero però replica: “È uno sforzo necessario per garantire legalità ed efficienza”.
Le misure più importanti
Il decreto si concentra su tre aspetti chiave: tempi per inviare telematicamente le dichiarazioni, obblighi per aggiornare i registri elettronici dei depositi e criteri per controlli a campione dell’Agenzia delle Dogane. Si rafforza la responsabilità dei gestori: in caso di mancata comunicazione delle movimentazioni scatta la sospensione della licenza.
Gli uffici tecnici del MEF chiariscono che alcune regole partono subito, altre dal 1° aprile 2026. Sono previste deroghe solo per depositi sotto i 5.000 litri annui, un dettaglio che riguarda soprattutto piccoli operatori in zone rurali o montane.
Controlli più serrati e monitoraggio digitale
Con questo nuovo sistema aumenta il peso del monitoraggio centralizzato tramite sistemi digitali. L’obiettivo – spiegano fonti dell’Agenzia delle Dogane – è rendere più trasparente tutta la filiera e combattere l’evasione fiscale sulle accise. I controlli arriveranno anche a distanza, con verifiche incrociate sui dati trasmessi. Le ispezioni sul campo restano possibili ma saranno concentrate sui casi con anomalie evidenti o su segnalazioni specifiche.
Alessandro Rossi, funzionario doganale con esperienza a Ciampino, commenta: “Oggi riceviamo già segnalazioni automatiche dai sistemi centrali. Con questo decreto tutto sarà più veloce, ma serve formazione”.
Cosa aspettarsi nei prossimi mesi
Secondo fonti governative, questa riforma dovrebbe aumentare la correttezza fiscale senza impatti immediati sui prezzi al consumo. Tuttavia – dicono gli analisti – la sfida più grande sarà vedere se i piccoli operatori riusciranno ad adeguarsi ai nuovi standard.
Le associazioni aspettano ora le circolari esplicative annunciate entro gennaio. Solo allora si capirà davvero se questo nuovo assetto semplificherà o renderà più complicato il lavoro quotidiano dei gestori.
Il decreto interministeriale del 29 dicembre 2025 arriva in un momento delicato: da un lato c’è l’urgenza di adeguarsi alle norme europee sulla tracciabilità; dall’altro il rischio concreto è quello di mettere in difficoltà proprio quei piccoli operatori che fanno fatica a stare al passo. In questo quadro, la parola chiave è transizione: un passaggio dove bisognerà bilanciare esigenze fiscali e sostenibilità operativa per tutto il comparto energetico italiano.
