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Legge di Bilancio 2026: aumenta l’imposta sui premi per polizze infortunio conducente e assistenza stradale

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Sonia Rinaldi

Roma, 14 gennaio 2026 – Con l’entrata in vigore della legge di bilancio 2026, il Governo ha introdotto da oggi un nuovo obbligo che riguarda milioni di contribuenti: il versamento di un acconto sul contributo al Servizio Sanitario Nazionale (SSN). La misura coinvolge sia i professionisti con partita IVA sia altre categorie di lavoratori autonomi. L’annuncio era arrivato pochi giorni fa dal ministro dell’Economia, Tommaso Sabatini, che ha spiegato come questa scelta sia nata per “garantire sostenibilità e continuità ai servizi essenziali di assistenza sanitaria”.

Cos’è l’acconto sul contributo SSN: la novità del 2026

La nuova norma prevede che entro il 30 giugno 2026 i soggetti interessati debbano versare un acconto pari al 40% del contributo dovuto per l’anno in corso. Una quota destinata a salire già nel biennio successivo: nel 2027 si passerà al 60%, fino a coprire il 100% entro il 2028. Fonti del Ministero spiegano che si tratta di una “riforma della tempistica dei pagamenti”, pensata per “allineare gli incassi alle reali necessità di finanziamento del sistema sanitario pubblico”.

Un’idea simile era circolata anche in passato, ma mai concretamente applicata. Oggi, con questa legge di bilancio, i versamenti anticipati diventano realtà e cambieranno abitudini e scadenze per molte partite IVA e autonomi.

Chi deve pagare l’acconto e come funziona

Secondo quanto pubblicato in Gazzetta Ufficiale, l’obbligo riguarda tutti i titolari di partita IVA chiamati a versare il contributo sanitario, inclusi i lavoratori autonomi iscritti alla gestione separata INPS e le società di persone. Restano esclusi dipendenti e pensionati, già coperti dalle trattenute in busta paga. Il Governo sottolinea che la norma “non si applica ai redditi bassi e alle categorie protette”, ma al momento la soglia ISEE non è stata ancora definita: su questo punto si attende un decreto attuativo nelle prossime settimane.

L’acconto dovrà essere calcolato sulla base dell’ultima dichiarazione dei redditi disponibile e versato tramite modello F24. Un passaggio tecnico che potrebbe mettere in difficoltà chi non ha dimestichezza con queste procedure. Commercialisti e CAF sono già al lavoro per aiutare i contribuenti, soprattutto in vista della prima scadenza.

Le ragioni dietro la misura: sostenere il sistema sanitario

Il motivo principale dietro questa novità è il crescente fabbisogno economico del SSN. “Negli ultimi anni la spesa sanitaria è aumentata del 6% ogni anno”, ha detto ieri sera il ministro Sabatini in conferenza stampa. Solo nel 2025 le regioni hanno registrato un disavanzo vicino ai 3 miliardi di euro. La domanda di servizi – visite specialistiche, interventi chirurgici – resta alta, spesso senza adeguate risorse a coprirla.

“Questa misura non serve solo a far entrare soldi subito – ha aggiunto Sabatini – ma anche a migliorare la programmazione degli investimenti pubblici”. Anticipare una parte dei contributi permette una gestione più fluida dei fondi e interventi rapidi dove servono nuovi macchinari o personale.

Reazioni: preoccupazioni tra professionisti e associazioni

Non sono mancate le prime reazioni critiche. L’Ordine dei Commercialisti di Roma ha parlato di “un aggravio burocratico”, avvertendo che “molti contribuenti rischiano problemi di liquidità a metà anno”. Una posizione condivisa da Confcommercio e CNA, che chiedono almeno semplificazioni nelle procedure e più chiarezza sugli esoneri.

Dall’altro lato, le associazioni dei consumatori come Federconsumatori vedono nella misura “un modo per garantire fondi regolari a un servizio pubblico fondamentale”, pur chiedendo “massima trasparenza sui criteri con cui verrà applicata”.

Cosa succede adesso: tempi, controlli e possibili aggiustamenti

La macchina burocratica è già partita. Nei prossimi giorni usciranno le circolari applicative dell’Agenzia delle Entrate. Nel primo semestre del 2026 verranno monitorati i versamenti per capire se emergono problemi o errori comuni. Chi non pagherà l’acconto dovrà fare i conti con sanzioni progressive: all’inizio ci sarà solo una segnalazione formale, poi multe sempre più pesanti.

Il Ministero dell’Economia lascia aperta la porta a possibili modifiche tecniche: il decreto attuativo finale potrebbe rivedere soglie ISEE o modalità operative sulla base dei primi riscontri.

Nel frattempo, tra le domande più frequenti negli studi dei commercialisti c’è questa: “L’acconto è una tantum o resterà?”. Per ora la risposta è chiara: la misura sarà strutturale fino a nuova legge. E secondo gli esperti del MEF difficilmente cambierà prima del 2028.

Sonia Rinaldi

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