Milano, 14 gennaio 2026 – Continua a far discutere nel mondo della giustizia italiana la possibilità di presentare un reclamo davanti a una sezione diversa dello stesso Tribunale. Un tema che interessa tanto gli avvocati quanto i cittadini coinvolti in cause, perché riguarda la gestione interna dei tribunali e il rispetto dell’imparzialità nelle decisioni. Negli ultimi giorni, dopo alcune sentenze emesse a Palazzo di Giustizia di Milano tra fine dicembre e inizio gennaio, la questione è tornata al centro del dibattito.
Reclamo nel Tribunale: cosa dice la legge
Il codice di procedura civile, all’articolo 669-terdecies e norme collegate, consente di presentare il reclamo contro provvedimenti del giudice monocratico. Il reclamo deve però essere esaminato da una sezione diversa dello stesso Tribunale. L’idea è semplice: chi decide la revisione non deve essere lo stesso giudice che ha preso la prima decisione.
In realtà , le regole su come si sceglie la sezione competente cambiano molto da tribunale a tribunale. A Milano, per esempio, il presidente del Tribunale assegna il reclamo a una sezione diversa rispetto a quella che ha emesso il provvedimento contestato. In altri fori come Firenze o Bari si usano tabelle più flessibili e si lascia più libertà nella scelta dei collegi giudicanti.
Imparzialità al centro: cosa rischiano le parti
La differenza tra le sezioni non è solo una questione tecnica. «Far controllare il reclamo da un organo diverso – spiega Giovanni Sisti, docente di diritto processuale civile all’Università Statale – serve a evitare qualsiasi dubbio di parzialità e a rafforzare la fiducia nella giustizia». Non è solo un fatto di forma. Specialmente in cause delicate, come quelle di famiglia o societarie, poter contare su un reclamo imparziale può fare la differenza.
Non mancano però situazioni complicate. «In tribunali più piccoli con una sola sezione civile – aggiunge Sisti – si ricorre a giudici esterni o i colleghi coinvolti si astengono». A Milano, secondo fonti giudiziarie sentite da alanews.it, negli ultimi mesi sono stati diversi i reclami che hanno messo in discussione proprio l’imparzialità dei giudici chiamati a decidere.
Sentenze recenti confermano la linea dura
La Corte d’Appello di Milano ha affrontato il tema con sentenze depositate tra dicembre 2025 e gennaio 2026. Hanno ribadito che chi deve riesaminare il reclamo deve essere un collegio diverso anche nei singoli componenti rispetto a quello che ha emesso la prima decisione. La sentenza più importante – la n. 514/2025 – sottolinea proprio questo punto. Una posizione accolta con favore dall’Associazione Nazionale Forense. Il portavoce milanese Francesco Galbiati ha detto: «Solo così si evitano pregiudizi o conflitti d’interesse».
Non tutti però sono d’accordo. Alcuni tribunali (come quello di Torino nel 2024) avevano sostenuto che bastasse una diversa articolazione della sezione senza cambiare per forza tutti i giudici. Una tesi poi superata dalle ultime decisioni della Cassazione, che chiedono ai presidenti dei tribunali di organizzare le composizioni collegiali in modo da garantire un’alternanza reale.
Gli addetti ai lavori chiedono chiarezza
Per chi lavora in tribunale questa è una questione importante. «Sul campo – spiega l’avvocata Maria Bressan del foro di Milano – questa differenza dà alle parti una maggiore sensazione di tutela e aiuta a tenere sotto controllo il contenzioso». Ma secondo Bressan manca uniformità tra distretti: «Serve una riforma che stabilisca regole chiare valide per tutto il Paese».
Intanto al Ministero della Giustizia sono al lavoro per inserire un chiarimento nella prossima legge delega sulla riforma del processo civile. L’obiettivo – spiegano fonti vicine al dicastero – è dare più garanzie ai cittadini e assicurare uniformità sulle regole del reclamo davanti a una sezione diversa dello stesso Tribunale.
A Milano il tema resta caldo nelle aule del Palazzo di Giustizia. Non sono rari i casi in cui le parti denunciano presunte anomalie nell’assegnazione dei fascicoli. Un dettaglio apparentemente piccolo ma che può pesare molto sul senso di giustizia percepito dentro il sistema giudiziario italiano.
