Washington, 11 gennaio 2026 – È iniziata una settimana decisiva negli Stati Uniti, con gli occhi di mercati e analisti puntati su due appuntamenti chiave: la scelta del successore di Jerome Powell alla guida della Federal Reserve e il verdetto atteso dalla Corte Suprema sull’uso dei cosiddetti “dazi di emergenza”. Due temi diversi ma strettamente legati, che si giocano tra i corridoi della Casa Bianca e le aule del massimo tribunale del Paese. Non è un caso, spiegano fonti vicine all’amministrazione Biden: questi dossier sono in cima alla lista delle priorità dell’esecutivo, diviso tra le scelte sulla politica monetaria e le pressioni dovute alla competizione globale.
Powell lascia la Fed, partita aperta sul nome del successore
Ieri mattina, alle 9, al palazzo della Federal Reserve sulla Constitution Avenue si sono visti entrare consiglieri economici e membri del Tesoro. L’atmosfera era carica di tensione, con telefoni che squillavano senza sosta. Jerome Powell, al timone dal 2018 e figura centrale nel periodo della pandemia e dell’inflazione alta, lascerà l’incarico a marzo, alla fine naturale del suo mandato. Lo conferma la Casa Bianca. Il presidente Biden sembra orientato a scegliere un nome che garantisca continuità: in pole position ci sono Lael Brainard, l’attuale vicepresidente, e Raphael Bostic, presidente della Fed di Atlanta. Fonti interne dicono che l’annuncio potrebbe arrivare già entro venerdì.
“Cerchiamo qualcuno che dia stabilità e credibilità”, ha spiegato una fonte vicina al team economico di Biden. Gli operatori guardano soprattutto ai segnali sul futuro dei tassi d’interesse, vero punto cruciale in un momento segnato da una crescita più debole del previsto e da un’inflazione che non vuole scendere sotto il 3%. Da Wall Street sono arrivate reazioni prudenti: l’indice S&P 500 ha chiuso in lieve calo, segno che per ora prevale la cautela sulle scommesse.
Dazi di emergenza: la Corte Suprema dice la sua
Giovedì sarà il giorno della verità sul fronte del commercio internazionale. La Corte Suprema degli Stati Uniti deciderà su un caso destinato a influenzare i rapporti con Cina ed Europa. Al centro c’è la legittimità dei cosiddetti “dazi di emergenza”, introdotti nel 2018 su molti prodotti cinesi e più volte rinnovati dalle ultime amministrazioni.
La causa è stata avviata da un gruppo di importatori americani con il sostegno di alcune associazioni industriali, che mettono in discussione gli strumenti usati dal governo per bypassare il Congresso. “Si tratta di una forzatura istituzionale che può minare la credibilità delle regole commerciali americane”, ha dichiarato all’agenzia Reuters Linda Graham, della US Importers Association.
Secondo i dati dell’Ufficio per il Commercio Estero (USTR), quei dazi valgono circa 50 miliardi di dollari l’anno e hanno inciso sui prezzi al consumo di prodotti come elettrodomestici, acciaio e componenti elettronici. Al porto di Long Beach, operatori e spedizionieri seguono con attenzione: “Dipende tutto da quella sentenza – spiega un manager locale – se venissero tolti i dazi ci sarebbero conseguenze immediate sulle nostre filiere”.
Come reagiranno mercati e politica americana
Queste due scelte – chi guiderà la Fed e cosa deciderà la Corte sui dazi – arrivano in un momento delicato per gli Stati Uniti. Il Paese sta cercando un equilibrio tra spingere sulla crescita interna e difendere i propri interessi nel commercio mondiale. Il Fondo Monetario Internazionale prevede per il 2026 una crescita del PIL americana attorno all’1,7%, ancora sotto la media degli ultimi anni. Sul piano politico, gli osservatori notano che queste decisioni peseranno anche sulle prossime elezioni presidenziali: scegliere il nuovo presidente della Fed sarà visto come un segnale chiaro sulla rotta economica futura.
Nel frattempo Wall Street e le imprese aspettano col fiato sospeso. “La credibilità della Fed è fondamentale per evitare scossoni nei mercati”, dice Stephen Harris, analista alla Columbia University. Allo stesso tempo, una sentenza negativa sui dazi potrebbe aprire nuovi fronti critici per l’amministrazione da parte dei produttori nazionali.
L’attesa si fa serrata
Washington si prepara a giorni intensi tra incontri riservati e dichiarazioni ufficiali in arrivo a ore. Tra gli addetti ai lavori c’è la sensazione che nulla sia deciso in anticipo. In gioco ci sono gli equilibri tra governo federale, istituzioni economiche e giustizia; ma anche i rapporti degli Stati Uniti con il resto del mondo. “Mai come ora – riassume un diplomatico europeo nella capitale – quello che accade qui avrà effetti immediati anche altrove”.
I riflettori restano su Powell e sulla Corte Suprema: solo nei prossimi giorni capiremo davvero quale sarà l’impatto delle scelte americane sull’economia globale. Per ora domina l’attesa. E tra chi lavora tra Capitol Hill e Wall Street nessuno si sbilancia su previsioni certe.
