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Nuove regole per la rettifica della detrazione IVA: cosa cambia con il DLgs 186/2025

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Sonia Rinaldi

Roma, 2 gennaio 2026 – Dal 1° gennaio è ufficiale: il Decreto Legislativo 186/2025 ha definitivamente cancellato la norma che regolava i cosiddetti cambiamenti nel regime fiscale. Una novità che, dopo settimane di attesa tra gli uffici del Ministero dell’Economia, interessa migliaia di contribuenti e professionisti. Cambia il quadro normativo su cui finora si basavano scelte e adempimenti. Il decreto, approvato dal Consiglio dei Ministri lo scorso 12 dicembre e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 19, è ora operativo.

Addio alla vecchia procedura: cosa cambia davvero

La norma eliminata — contenuta negli articoli 20-22 del vecchio testo unico — regolava da anni come imprese e autonomi dovevano comunicare all’Agenzia delle Entrate il passaggio da un regime fiscale all’altro (dal forfettario all’ordinario o viceversa), stabilendo tempi, modalità e sanzioni. Da quest’anno, invece, la comunicazione non è più obbligatoria: non si dovrà più notificare formalmente il cambio di regime, né si rischieranno sanzioni per omissioni o ritardi.

Ieri mattina a spiegare le ragioni di questo passo è stato il sottosegretario al MEF Fabrizio D’Amato: «Quella norma era superflua e spesso complicava inutilmente la vita dei contribuenti. Oggi, con i nuovi sistemi digitali e le banche dati integrate, i passaggi tra regimi sono comunque tracciati», ha detto davanti ai cronisti a Palazzo delle Finanze.

Partite IVA, meno burocrazia ma attenzione alle regole

La modifica interessa soprattutto liberi professionisti e piccole imprese, che fino a ieri dovevano affrontare una doppia fatica: comunicare formalmente il cambio di regime e poi aggiornare software, fatturazione elettronica e dichiarazioni secondo i nuovi parametri. Dal 2026, grazie al DLgs. 186/2025, basterà applicare direttamente il nuovo regime senza altri passaggi.

Secondo Giorgio Vannucci, presidente dei commercialisti romani, «è un bel sollievo per chi gestisce piccole realtà. Niente più sanzioni salate per dimenticanze banali. Ma serve comunque prudenza nel rispetto delle regole fondamentali».

In pratica, il passaggio da un regime all’altro – come quello dal forfettario ai minimi o all’ordinario – manterrà gli effetti fiscali (limiti di reddito, aliquote IVA, deduzioni), ma non richiederà più alcuna comunicazione preventiva o successiva.

Controlli: l’Agenzia delle Entrate cambia metodo

Un punto ancora aperto riguarda come verranno effettuati i controlli senza la comunicazione obbligatoria. Un funzionario interno dell’Agenzia ha spiegato ieri sera al telefono che «gli strumenti informatici sono stati aggiornati; ora si punterà soprattutto sugli incroci automatici tra dichiarazioni dei redditi e flussi IVA». I vertici di via Cristoforo Colombo assicurano che per chi cambia regime regolarmente non cambierà nulla; i controlli scatteranno solo in caso di anomalie evidenti o segnalazioni particolari.

Qualche associazione di categoria esprime però qualche timore per i primi mesi della nuova disciplina. «È una fase delicata», riconosce Valeria Russo della CNA Roma, «specialmente per chi ha più attività contemporaneamente. Il rischio di confusione c’è sempre».

Reazioni sul campo: tra entusiasmo e cautela

Tra consulenti fiscali e imprenditori la misura ha raccolto consenso ma anche qualche riserva. «Meno burocrazia è sempre benvenuta», commenta Chiara Meloni, consulente a Trastevere. Non mancano però dubbi sulle nuove istruzioni operative soprattutto per chi aveva procedure interne basate sulla vecchia normativa. «Le software house stanno correndo ad aggiornare i programmi», racconta un operatore del settore gestionale che preferisce rimanere anonimo. Attenzione particolare viene data ai contribuenti che nel 2025 avevano già iniziato la procedura secondo le regole precedenti.

Intanto il Ministero dell’Economia promette una circolare esplicativa entro metà gennaio. Dovrà chiarire alcuni punti poco chiari nel testo — come il trattamento dei mutamenti retroattivi e la gestione degli errori passati — e rispondere ai dubbi sulle tempistiche.

Secondo alanews.it questa novità è uno degli ultimi pezzi della riforma tributaria varata dal Parlamento a luglio scorso. I tecnici del Tesoro stanno monitorando gli effetti nei primi mesi dell’anno: una prima valutazione arriverà ad aprile. Sarà allora che si capirà se questa semplificazione porterà davvero vantaggi ai contribuenti o se resteranno nodi da sciogliere sul piano operativo.

Sonia Rinaldi

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