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Nuove regole sulle garanzie e obblighi per i depositari autorizzati nel sistema delle accise: cosa cambia con il DLgs 192/2025

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Sonia Rinaldi

Roma, 28 dicembre 2025 – È scattato ieri il Decreto Legislativo 192/2025, che cambia in modo sostanziale le regole sulle garanzie richieste ai depositari autorizzati in Italia. Un provvedimento molto atteso nei corridoi di via XX Settembre, destinato a rivoluzionare il modo in cui banche, società di gestione e altri operatori custodiscono strumenti finanziari e denaro per conto di terzi. Il Governo, spinto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha deciso di rafforzare la tutela di risparmiatori e investitori, rispondendo sia alle richieste dell’Unione Europea sia alle recenti criticità emerse nel settore.

Garanzie più solide: cosa cambia davvero

Sul numero 303 della Gazzetta Ufficiale è stato pubblicato il testo del DLgs. 192/2025, che ridefinisce le regole sulle garanzie patrimoniali dei depositari autorizzati. La novità principale? Una soglia minima più alta per le riserve obbligatorie. Le nuove norme prevedono che banche e depositari tengano una garanzia non solo proporzionata al valore degli attivi custoditi, ma anche legata al rischio delle operazioni gestite.

“Abbiamo rafforzato i controlli e le coperture per proteggere gli utenti finali”, ha spiegato ieri pomeriggio la sottosegretaria all’Economia, Teresa Fabbri, in una breve dichiarazione davanti ai giornalisti a Piazza del Parlamento. “Gli ultimi anni hanno mostrato alcune falle nelle regole: ora chi detiene titoli e risparmi dovrà fare molta più chiarezza e garantire solidità”.

Obiettivo: tutelare i risparmiatori e prevenire i problemi

Dietro questa riforma c’è l’esigenza di proteggere chi affida soldi a terzi, dai piccoli risparmiatori agli investitori istituzionali, assicurando che i depositari abbiano una base patrimoniale più robusta. Il decreto stabilisce anche che gli enti di controllo – come Banca d’Italia e Consob – avranno maggiori poteri per ispezionare le attività. In pratica, da ora in poi chi gestisce strumenti finanziari dovrà garantire coperture concrete sia verso i clienti sia verso eventuali creditori.

Non è un caso che il decreto arrivi dopo mesi di consultazioni con ABI, Assogestioni e rappresentanti dei consumatori. Nel solo primo semestre del 2025 sono stati segnalati oltre 130 casi di mancata copertura da parte di depositari minori, secondo i dati Consob.

Chi deve adeguarsi e quando

Le nuove regole riguardano circa 250 soggetti tra banche, società di gestione del risparmio e intermediari finanziari autorizzati in Italia. Le disposizioni entreranno in vigore dal 1° gennaio 2026, con un periodo transitorio di sei mesi per permettere l’adeguamento delle riserve. Ieri sera la Banca d’Italia ha diffuso una circolare interna rivolta agli istituti vigilati: “Queste norme rappresentano un salto di qualità nella gestione prudenziale”, si legge nel documento firmato dal direttore generale Paolo Berti.

Chi era già autorizzato alla data d’entrata in vigore potrà mantenere i vecchi requisiti fino alla fine del semestre transitorio. Ma da gennaio tutti dovranno presentare alle autorità la documentazione aggiornata sulle garanzie patrimoniali possedute.

Le reazioni sul campo e cosa aspettarsi

I primi commenti delle associazioni di categoria non si sono fatti attendere. “L’aumento delle soglie comporterà un costo in più per gli intermediari minori, ma va nella direzione giusta per garantire stabilità”, ha detto Valeria Martini, responsabile affari legali di Assogestioni. Anche Carlo Giordani, presidente dell’ABI, ha parlato di “un quadro normativo più chiaro” pur sottolineando la necessità di “un confronto tecnico nelle prossime settimane”.

Più cauta l’opinione dei consumatori: “Aspettiamo però che si vedano i controlli sul campo”, commenta Federica Verdi dell’Unione Nazionale Consumatori. Secondo alcune analisi preliminari degli esperti Mediobanca, l’impatto economico sarà significativo soprattutto per una ventina di operatori con patrimoni inferiori ai 500 milioni; per i grandi gruppi invece si tratterà soprattutto di aggiornare sistemi interni di monitoraggio e reportistica.

Il quadro europeo dietro la riforma

Il decreto recepisce parte delle linee guida EBA sulla solidità patrimoniale degli intermediari pubblicate a marzo scorso. Un passo importante per allineare l’Italia alle normative europee dopo le tensioni registrate in Germania e Francia l’anno scorso. Fonti del MEF ricordano che la Commissione UE aveva chiesto all’Italia un adeguamento rapido già nella primavera del 2024.

Resta da capire quale sarà l’effetto reale dei nuovi obblighi – sia nei controlli sia sugli utenti finali. Ma la strada scelta è chiara: rendere il sistema più affidabile e mettere un freno ai rischi che negli ultimi anni hanno fatto notizia nei mercati finanziari italiani ed europei.

Sonia Rinaldi

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