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Nuovi Regimi di Riporto Perdite: Dubbi e Criticità su Trasferimento Controllo e Decorrenza

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Franco Sidoli

Roma, 4 gennaio 2026 – Le principali difficoltà legate alla riforma sulle autorizzazioni amministrative emergono con forza, soprattutto nelle procedure di trasferimento del controllo con modifica dell’attività. A confermarlo sono gli addetti ai lavori che ieri pomeriggio, intorno alle 16, si sono riuniti per oltre due ore negli uffici del Ministero dello Sviluppo Economico di via Molise. Qui funzionari e rappresentanti delle associazioni di categoria hanno messo al centro le criticità più pressanti.

Trasferimento del controllo: cosa non torna nelle nuove regole

Il cuore della questione è l’iter amministrativo da seguire quando un’azienda cambia proprietà e, nello stesso tempo, trasforma la sua attività. Una situazione definita dagli esperti come “delicata”, perché non si tratta solo di verificare i requisiti, ma anche di valutare l’impatto sull’economia locale. “Si rischia di creare confusione tra enti locali e autorità centrali”, ha detto una fonte ministeriale durante l’incontro.

Secondo i documenti interni a cui ha avuto accesso alanews.it, il passaggio di controllo societario rappresenta un vero e proprio nodo per le imprese. I tempi si allungano soprattutto quando la nuova proprietà cambia radicalmente il tipo di attività svolta. Un esempio? Il passaggio da un’attività industriale a una commerciale, o viceversa. In questi casi, dagli uffici spiegano che serve una verifica molto precisa della documentazione.

Imprese in attesa e problemi sul tavolo

Le associazioni imprenditoriali – Confcommercio in testa – hanno chiesto più chiarezza sulle regole da applicare in caso di cambio della titolarità e modifica dell’attività insieme. “Il rischio – ha sottolineato ieri Stefania Colonna, dirigente dell’associazione – è che si blocchino iniziative importanti per la riconversione o il rilancio delle imprese”. I dati della Camera di Commercio di Roma parlano chiaro: nel 2025 sono stati aperti circa 1.700 procedimenti simili nella provincia, e almeno il 40% ha dovuto fermarsi per richieste di documenti mancanti o incompleti.

Uno dei punti più critici riguarda proprio la documentazione richiesta. Imprenditori e consulenti raccontano di dover presentare sempre più allegati tecnici e dichiarazioni integrative, che finiscono solo per appesantire l’iter burocratico. Massimo Zorzi, consulente legale milanese, conferma: “Il problema nasce soprattutto quando le regole cambiano all’improvviso o vengono interpretate in modo diverso da Comune a Comune”. E aggiunge: “Chi deve investire o subentrare velocemente si trova in difficoltà a causa dell’incertezza sulle procedure”.

Le risposte dal Ministero: meno burocrazia?

Il Ministero sta lavorando su una possibile semplificazione delle procedure quando il cambiamento societario coincide con una modifica dell’attività. L’idea è di tagliare i passaggi tra diversi enti e uniformare i moduli a livello nazionale. Nei prossimi giorni potrebbe arrivare un decreto correttivo che dia una corsia preferenziale a chi mantiene i livelli occupazionali o presenta piani industriali ben definiti.

Sul fronte politico invece non mancano le pressioni: le opposizioni hanno presentato interrogazioni chiedendo chiarimenti sulle criticità operative denunciate dalle imprese. Il sottosegretario all’Economia, Valentina Morelli (Pd), ha assicurato “massima attenzione”, ma ha anche avvertito che “le modifiche non devono diventare un modo per alleggerire troppo le regole o mettere a rischio la legalità”.

Tempi certi e meno interpretazioni arbitrarie: la richiesta unanime

Dall’incontro a via Molise non sono arrivate soluzioni immediate. Ma tutti concordano su una cosa: serve garantire tempi certi e ridurre al minimo le interpretazioni soggettive nei casi di trasferimento con modifica dell’attività. La sensazione tra i presenti è che siamo ancora in una fase di passaggio piena di dubbi sul campo.

Nei prossimi mesi si vedrà se le nuove linee guida riusciranno davvero a snellire il lavoro senza rinunciare ai controlli necessari. Nel frattempo, aziende e professionisti restano in attesa. “Serve un sistema che permetta a chi vuole investire e cambiare strada di non restare bloccato nella giungla burocratica”, commenta a fine riunione Valeria Nardi, giovane imprenditrice romana. E conclude senza mezzi termini: “Altrimenti finiamo fermi, e così non fa bene a nessuno”.

Franco Sidoli

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