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Compensazione del credito integrativa ultrannuale: focus sul momento di scadenza del pagamento e non sulla competenza del tributo

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Luca Ippolito

Roma, 5 gennaio 2026 – Quando si parla di pagamenti fiscali, conta la data in cui si paga, non il periodo a cui si riferisce il tributo. Questo è il punto su cui insiste la recente prassi dell’Agenzia delle Entrate, che ha già scatenato dibattiti tra contribuenti e professionisti del settore.

Agenzia delle Entrate: la scadenza fa legge

Con una circolare diffusa ieri da via Cristoforo Colombo, l’Agenzia ha ribadito che per stabilire a quale anno imputare un pagamento fiscale conta la scadenza reale del versamento, non il periodo di riferimento dell’imposta. Il chiarimento arriva dopo alcune sentenze della Cassazione e punta a uniformare l’approccio degli uffici periferici. “È la scadenza che decide quando un importo deve essere registrato o dichiarato”, ha spiegato in una nota Ernesto Nencioni, direttore della Direzione normativa dell’Agenzia. Solo in quel momento, ha aggiunto, “il diritto del fisco diventa esigibile”.

Un cambio di prospettiva per contribuenti e consulenti

I commercialisti di Roma sottolineano le conseguenze pratiche di questo orientamento. Prendiamo una società che versa l’IMU sul 2025 con pagamento effettivo nel giugno 2026: secondo le nuove regole, sarà proprio il 2026 l’anno di riferimento per la dichiarazione, non quello a cui si riferisce la tassa. Per molti, come spiega chiaramente Marta Fabbri, consulente fiscale, si tratta di un cambio non da poco. “Finora ci siamo sempre basati sulla competenza. Ora invece bisogna guardare alla data precisa del pagamento”, ammette.

Cosa cambia nel lavoro quotidiano

Nella pratica, distinguere tra scadenza e competenza può cambiare i conti finali soprattutto quando i pagamenti arrivano in ritardo o con ravvedimenti. Non sono rari i casi – evidenziati da vari studi tributari – in cui si versa oltre l’anno solare di riferimento: qui bisognerà considerare l’anno del pagamento. L’Agenzia lo sottolinea come unica via per garantire “uniformità” tra contribuenti e uffici fiscali. “Dovremo aggiornare i nostri software gestionali”, conferma Luca Iozzi, esperto contabile, “per evitare errori che possono portare a sanzioni”.

Norme e sentenze: cosa dice la legge

Il principio non è proprio una novità nel sistema fiscale italiano, ma le sentenze più recenti della Cassazione hanno reso necessario fare chiarezza. Nella sentenza 19627/2023 i giudici hanno ricordato che “per dedurre le imposte versate” conta il momento del pagamento effettivo. Quindi, come ribadito nella circolare, “non si può retrodatare” l’effetto fiscale al periodo di competenza, salvo eccezioni specifiche previste dalla legge.

Dove restano dubbi e casi particolari

Qualche dubbio resta per tributi che coprono più anni o per imposte calcolate in modo particolare (come la TARI o alcune tasse locali). Qui servono interpretazioni precise e specifiche indicazioni operative dagli enti coinvolti. “In questi casi – spiega Fabbri – sarà fondamentale aspettare le indicazioni ufficiali dei Comuni e dell’Agenzia”. Ma il messaggio è chiaro: conta sempre il momento della scadenza e non quello della competenza.

Che cosa fare ora: consigli per professionisti e imprese

Intanto, chi lavora con i pagamenti fiscali deve controllare con attenzione la propria calendarizzazione dei versamenti nel corso del 2026. L’Agenzia ha annunciato webinar informativi da fine gennaio per rispondere ai dubbi degli operatori. Un passaggio importante, come ricorda Nencioni, per “evitare errori formali che possono avere conseguenze pesanti”.

Nei prossimi mesi vedremo come questa scelta influirà sul lavoro quotidiano: per ora chi è dentro il mondo della consulenza raccomanda prudenza e aggiornamento costante delle procedure interne. “La differenza può sembrare piccola – conclude Iozzi – ma sul campo incide sulle tempistiche delle dichiarazioni”. Un altro tassello da mettere a posto nella gestione già complessa dei tributi italiani.

Luca Ippolito

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