Roma, 8 gennaio 2026 – L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato oggi una circolare che mette finalmente nero su bianco quali prove servono per dimostrare l’uso dei pagamenti tracciabili. Il nodo, discusso a lungo tra professionisti e contribuenti, riguarda in particolare la detraibilità fiscale delle spese: solo chi riesce a mostrare di aver pagato con strumenti elettronici (carte, bonifici, app) potrà usufruire dei vantaggi fiscali previsti dalla legge.
Pagamenti tracciabili: cosa cambia davvero
La novità è arrivata questa mattina, dopo settimane di pressioni da parte di associazioni di categoria e commercialisti. Nel documento firmato dal direttore Ernesto Maria Ruffini, l’Agenzia delle Entrate chiarisce che non basta più la semplice parola del venditore o dell’acquirente. Serve una prova concreta del pagamento elettronico, come l’estratto conto o la ricevuta del POS.
Non si tratta di un dettaglio: la tracciabilità incide su detrazioni importanti, da quelle per le spese sanitarie a quelle scolastiche o per l’acquisto di mobili ed elettrodomestici (i cosiddetti “bonus”). Il chiarimento ribadisce che la detrazione del 19%, prevista dall’articolo 15 del TUIR, sarà riconosciuta solo se il contribuente può presentare una prova chiara e inequivocabile della transazione.
Quali prove valgono e cosa succede in casi particolari
Nella circolare — pubblicata sul sito ufficiale dell’Agenzia delle Entrate, protocollo n. 721/E/2026 — si legge che valgono copie dell’estratto conto, i dettagli della carta di credito, ricevute di bonifico o il ticket rilasciato dal POS. Che siano su carta o in digitale poco importa, purché permettano “l’identificazione precisa della transazione”.
Per i pagamenti misti (parte contanti, parte carta), sarà considerata solo la parte tracciabile. Un aspetto che potrebbe penalizzare chi ancora paga in contanti piccole spese sanitarie o scolastiche. “Abbiamo chiesto una proroga – ha spiegato ieri il presidente dei commercialisti di Roma, Fabrizio Gismondi – ma le norme europee spingono verso la completa tracciabilità”.
Le ricadute sulle detrazioni
Le nuove regole influiranno direttamente sulla dichiarazione dei redditi 2025, che milioni di italiani stanno per preparare. Senza i documenti richiesti, i vantaggi fiscali rischiano di sfumare. “Molti rischiano di perdere detrazioni importanti per semplici dimenticanze”, avverte Marta Cangemi, consulente fiscale a Milano. “Già ora riceviamo tante domande su come conservare scontrini e ricevute”.
Un dato dell’Agenzia è significativo: nell’ultimo anno sono cresciute del 12% le segnalazioni di detrazioni negate proprio per mancanza della prova della tracciabilità. Spesso a mancare sono gli estratti conto o le ricevute digitali.
Come muoversi adesso: consigli pratici
Per evitare problemi, gli esperti raccomandano di conservare sempre una copia dei giustificativi elettronici, meglio se raccolti in un dossier dedicato, anche digitale (PDF o foto leggibile). L’Agenzia delle Entrate invita a fare attenzione quando si paga con app diverse dalla banca tradizionale: spesso le ricevute sono valide solo se riportano tutti i dati richiesti dalla legge.
Un altro consiglio riguarda le spese fatte per altri familiari (per esempio un genitore che paga la retta universitaria del figlio). In questi casi il pagamento deve risultare intestato proprio a chi chiede la detrazione. “Molti errori nascono da una intestazione sbagliata”, precisa ancora Gismondi.
Guardando avanti: cosa aspettarsi
Il tema della tracciabilità dei pagamenti resta caldo in vista delle prossime riforme fiscali del Governo Meloni. Nei corridoi del Ministero dell’Economia si parla di possibili collegamenti diretti tra banche e fisco per semplificare i controlli e ridurre gli errori. Per ora però vale quanto stabilito nella circolare diffusa oggi.
“Bisogna evitare disagi ai cittadini – conclude il presidente Gismondi – ma ormai la strada è questa: tutto deve essere trasparente e facilmente verificabile”. Nei prossimi giorni sono previsti nuovi incontri tra l’Agenzia e le associazioni per fare chiarezza su dubbi operativi e casi particolari. Il consiglio finale resta sempre lo stesso: meglio conservare una ricevuta in più piuttosto che perdere una detrazione.
