Parlamento Europeo Restringe Obblighi di Rendicontazione e Due Diligence sulla Sostenibilità

Franco Sidoli

8 Gennaio 2026

Bruxelles, 8 gennaio 2026 – Oggi, in una lunga seduta che si è spinta ben oltre le 13.30 nell’emiciclo di Strasburgo, il Parlamento europeo ha dato il via libera a un giro di vite sulle regole che impongono obblighi di trasparenza a società e professionisti. Dopo settimane di trattative tese fra le forze politiche, è stata decisa una stretta che riduce nettamente la platea di chi deve rispettare questi adempimenti.

Meno soggetti sotto la lente

Con una votazione a maggioranza semplice, è stato cambiato il quadro previsto dalla direttiva antiriciclaggio e da altri provvedimenti collegati. I documenti della commissione parlamentare spiegano chiaramente: ora molti professionisti e imprese che fino a ieri erano obbligati, restano fuori da queste norme. “Non è un passo indietro sulla trasparenza”, ha precisato la vicepresidente del Parlamento, Eva Kaili. “È piuttosto una scelta di buon senso: vogliamo mettere risorse e controlli dove contano davvero”.

Ma non tutti hanno accolto la notizia con favore. I gruppi della sinistra hanno messo in guardia sul rischio di “zone d’ombra” aperte dalla nuova normativa. I centristi, invece, hanno difeso il testo: “Regole troppo ampie finiscono solo per aumentare la burocrazia”, ha detto il liberale belga Guy Verhofstadt, parlando con i giornalisti fuori dall’aula.

Cosa cambia davvero

Nel concreto, le novità colpiscono soprattutto le piccole imprese, alcuni ordini professionali (tranne i notai) e certe categorie di intermediari finanziari. Chi resta sotto controllo dovrà però rispettare standard più severi per tracciare operazioni e flussi di denaro. Un funzionario del Ministero delle Finanze francese ha spiegato che “i controlli sui grandi soggetti saranno più serrati. Dobbiamo scegliere bene dove concentrare le risorse pubbliche”.

Dal Parlamento fanno sapere che i criteri saranno rivisti ogni anno per evitare falle nel sistema, ma la versione approvata oggi è decisamente più selettiva rispetto al testo originale presentato a novembre scorso. Stando ai servizi giuridici, con queste modifiche si arriverà a coinvolgere circa 10 mila soggetti in meno nei 27 Stati membri dell’UE.

Le prime reazioni

Le prime voci dal mondo delle imprese non si sono fatte attendere: secondo Confindustria Europa, questa decisione porta una “semplificazione utile alle piccole realtà”. Al contrario, dalla Federazione europea dei commercialisti arriva un segnale di allarme. Il presidente Alain Berger ha sottolineato il rischio che si aprano “varchi normativi”. Anche alcune autorità nazionali di controllo hanno chiesto chiarimenti: l’Autorità bancaria italiana ha ricordato quanto sia importante “non compromettere l’efficacia delle indagini”.

Sui social impazzano i commenti critici da parte delle associazioni per la legalità, preoccupate da un possibile arretramento nella lotta alle frodi. Dall’altra parte, però, alcuni osservatori notano che già l’applicazione della direttiva precedente mostrava problemi evidenti: troppe categorie coinvolte e controlli reali molto limitati.

Quando entra in vigore e cosa aspettarsi

Il provvedimento partirà dal 1° luglio 2026 con sei mesi di tempo per permettere agli operatori coinvolti di adeguarsi alle nuove regole. Dal Parlamento assicurano che partiranno campagne informative rivolte agli ordini professionali e alle camere di commercio.

Nel frattempo la Commissione UE tiene d’occhio come andrà l’applicazione della norma. Un portavoce del commissario agli Affari economici, Paolo Gentiloni, avverte: “Se emergono problemi seri non escludiamo modifiche già nel 2027”. Insomma, il dibattito sulla trasparenza degli obbligati resta aperto. Solo nei prossimi mesi capiremo se questa nuova strada riuscirà davvero a conciliare semplificazione e rigore nei controlli.

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