Roma, 30 novembre 2025 – In queste settimane è tornato sotto i riflettori il tema della **definizione del momento consumativo di un reato**. Ieri, nell’aula della **Corte di Cassazione** a piazza Cavour, si è discusso proprio di come la recente revisione di alcune norme penali stia cambiando il modo di stabilire quando un reato si considera effettivamente consumato. Giuristi e magistrati sono impegnati a capire quali effetti porti questa nuova “geometria” delle leggi.
## La riforma cambia i tempi della consumazione
La novità principale riguarda proprio la diversa struttura delle norme. Non è solo una questione di parole. Come ha spiegato un avvocato penalista: «Capire esattamente quando un reato è consumato può cambiare l’esito di tutto il processo». Prima della riforma, i riferimenti temporali erano più rigidi e netti; oggi, invece, soprattutto per i delitti a evento permanente, entrano in gioco molte sfumature nuove.
Il discorso interessa diversi settori: dai reati contro la pubblica amministrazione alle frodi informatiche. Se prima bastava la semplice realizzazione dell’atto illecito per dire che il reato era compiuto, adesso si deve considerare anche l’effetto che quel comportamento produce nel tempo, secondo le regole della **nuova disciplina**.
## Effetti concreti nei processi penali
Non si tratta solo di teoria. Questa nuova impostazione porta cambiamenti concreti nelle indagini, nei termini di prescrizione e nelle strategie difensive. Un magistrato presente ieri all’udienza ha detto che «la nuova configurazione impone alla polizia giudiziaria controlli molto più precisi sui tempi in cui si sono verificati gli eventi». Non è un dettaglio da poco: come ha sottolineato la presidente del collegio, «solo con una ricostruzione attenta si può capire se un reato è prescritto o no».
Dalle prime esperienze raccontate dai magistrati emerge che l’applicazione del nuovo criterio ha già portato in certi casi ad archiviazioni anticipate o, al contrario, all’avvio di nuove indagini. Gli avvocati penalisti di piazza Clodio confermano: i giudici chiedono ora dati più precisi sulla data degli atti.
## Prescrizione sotto la lente
Al centro resta però il tema della **prescrizione**. Nei casi più complessi capire quando un reato è consumato significa far partire o fermare il conto alla rovescia oltre il quale non si può più procedere. «La prescrizione – ha spiegato ieri il sostituto procuratore capo – inizia a correre solo dal momento della consumazione. Spostare avanti o indietro quel momento cambia tutto».
Questo effetto riguarda anche inchieste con più persone coinvolte e fatti accaduti in momenti diversi. Solo così – spiegano fonti giudiziarie – si capisce davvero quanto contano queste novità: in alcuni fascicoli le nuove regole hanno reso impossibile sostenere accuse su fatti ormai troppo vecchi.
## Dibattito ancora aperto
La questione però non ha ancora una risposta chiara e definitiva. In dottrina la discussione continua. Alcune riviste specializzate come **Diritto Penale Contemporaneo** hanno pubblicato studi che mettono in evidenza come questa “geometria” normativa lasci spazio a diverse interpretazioni. Il giurista Enrico Merlo osserva: «La legge dà dei criteri formali ma non sempre risolve i casi limite». Per questo alcuni magistrati propongono un approccio più legato allo studio caso per caso.
Tra chi opera nel settore c’è molta prudenza: in certi processi pendenti questioni preliminari sulla data esatta della consumazione potrebbero rallentare le udienze. Qualcuno teme che nei prossimi mesi possano moltiplicarsi decisioni contrastanti tra tribunali diversi.
## Verso una linea comune?
Il Consiglio Superiore della Magistratura sembra ormai pronto a intervenire con una circolare che faccia chiarezza sui nodi pratici da sciogliere. Una fonte del CSM ha confermato al telefono: «Gli uffici vogliono indicazioni uniformi per evitare confusione nei processi». Nelle prossime settimane è prevista una riunione dedicata proprio a questo tema.
Resta aperta la domanda: questa nuova **geometria normativa** porterà davvero più certezza o rischierà di aumentare la discrezionalità dei giudici? Secondo alcuni penalisti romani la risposta arriverà solo con le prime sentenze che metteranno alla prova la nuova disciplina nelle aule dei tribunali. Fino ad allora, i tempi dei processi saranno inevitabilmente segnati da queste incertezze.
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