Prime indicazioni sulla circolare per il test globale delle attività di interesse generale in Italia

Sonia Rinaldi

13 Gennaio 2026

Roma, 13 gennaio 2026 – È arrivata oggi la nuova circolare del Ministero della Salute, pubblicata sul sito ufficiale e già sottoposta a consultazione pubblica. Un documento che mette mano a un tema caldo da mesi, quello della riforma delle procedure di accesso alle terapie innovative, al centro del dibattito tra medici e famiglie. L’obiettivo è chiaro: definire meglio i passaggi autorizzativi e uniformare le regole in tutta Italia. Così da ridurre le differenze tra regioni e velocizzare l’accesso ai trattamenti, soprattutto per chi soffre di patologie rare o per i piccoli pazienti.

Le novità chiave della circolare

Dalle prime righe emerge subito la volontà di semplificare l’iter per prescrivere le terapie innovative. Per la prima volta si stabilisce una netta divisione tra percorsi urgenti e ordinari. Vengono fissati tempi precisi, non più lunghi di trenta giorni, entro cui le strutture regionali devono esaminare le richieste. Un dettaglio che dovrebbe alleggerire l’attesa per chi ha bisogno immediato.

Il documento insiste sulla “trasparenza”, obbligando a pubblicare online gli esiti delle domande con i motivi di accoglimento o rigetto. Una richiesta fatta da tempo da diverse associazioni, come Federasma e Uniamo, che hanno denunciato la scarsa uniformità regionale nell’accesso ai nuovi farmaci.

Attenzione speciale ai farmaci per le malattie rare

Tra i punti più importanti c’è la gestione dei farmaci “orfani”, destinati alle malattie rare. La circolare dedica un intero capitolo a questa categoria, sottolineando l’esigenza di una corsia preferenziale e di aggiornamenti continui dei protocolli da parte degli esperti AIFA. Si ricorda anche la possibilità di usare forme di uso compassionevole in casi urgenti, sempre con una relazione dettagliata dello specialista.

Il Ministero invita le Regioni a inviare osservazioni entro il 31 gennaio, segnalando casi concreti o problemi già riscontrati con le regole attuali. “Questo passaggio – si legge nel testo – è fondamentale per far sì che le nuove linee guida rispecchino davvero la realtà dei territori”.

Operatori sanitari e pazienti chiamati a collaborare

Non è un dettaglio secondario: la circolare apre esplicitamente al coinvolgimento degli operatori sanitari, che potranno inviare proposte o segnalare difficoltà tramite una piattaforma digitale. Secondo fonti ministeriali raccolte da alanews.it, l’obiettivo è ascoltare non solo gli ospedalieri ma anche i medici di famiglia e i pediatri.

“Serve un confronto vero, non solo formale”, ha detto stamattina Roberta D’Angelo, responsabile del Dipartimento Farmaceutico dell’Asl Roma 1. Intanto sono già in programma incontri con associazioni di pazienti presso il Ministero, a partire dalla prossima settimana.

Le prime reazioni: tra speranza e cautela

Tra gli addetti ai lavori il clima è di moderato ottimismo. “Ogni passo avanti che accelera l’accesso alle terapie è benvenuto – commenta Enrico Martini, farmacologo clinico all’Ospedale San Camillo – ma resta da vedere se tutte le Regioni riusciranno a rispettare i tempi”.

Più cauta invece la posizione dei sindacati: la FIMMG chiede “chiarezza sui meccanismi di valutazione e risorse adeguate per sostenere questi nuovi compiti”. Senza investimenti adeguati, avvertono, il rischio è che tutto resti solo sulla carta.

Cosa succede ora: consultazione aperta fino a fine mese

La consultazione pubblica sulla bozza rimarrà aperta fino al 31 gennaio. Solo dopo sarà pubblicata la versione definitiva. Il Ministero assicura che ogni modifica sarà discussa “in trasparenza”, aggiornando costantemente medici, pazienti e addetti ai lavori tramite il portale ufficiale.

Nel frattempo, tutti attendono sviluppi concreti. Non si escludono altri aggiustamenti in base alle segnalazioni arrivate dai territori e dagli operatori sanitari. Nei corridoi del Ministero si respira attesa: questa bozza può essere solo il primo passo. Nei prossimi giorni capiremo davvero quanto potrà cambiare l’accesso alle cure per tanti pazienti italiani in attesa di nuove speranze terapeutiche.

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