Roma, 11 gennaio 2026 – Tornano a farsi sentire le preoccupazioni di commercialisti e medici di medicina generale sulla gestione delle nuove procedure legate alla dichiarazione precompilata e alla trasmissione dei dati sanitari. Dopo la proroga concessa dal governo, ora spostata al 9 febbraio, per l’invio delle informazioni al sistema fiscale, le due categorie non ci stanno: la misura è giudicata “del tutto inadeguata e non risolutiva”. Il malcontento è stato ufficializzato con un comunicato congiunto di Associazione Nazionale Commercialisti (ANC) e Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG), che evidenziano come le difficoltà pratiche restino tutte lì.
Proroga al 9 febbraio: un piccolo respiro, niente di più
Il provvedimento, atteso da settimane da chi lavora sul campo, è stato annunciato soltanto la sera prima dal Ministero dell’Economia. Professionisti e operatori sanitari guadagnano qualche giorno in più rispetto alla scadenza originaria del 31 gennaio per trasmettere i dati al Sistema Tessera Sanitaria, la piattaforma che alimenta la dichiarazione precompilata. Una boccata d’aria – dicono i rappresentanti – che serve appena a “togliere un po’ di pressione”, senza però risolvere i problemi tecnici e organizzativi accumulati in questi mesi.
Marco Cuchel, presidente dell’ANC, parla chiaro: “È solo una proroga tampone”. Nella nota diffusa nel pomeriggio spiega: “Rimangono aperti tutti i nodi sul tavolo, dall’aggiornamento delle piattaforme informatiche alla gestione dei dati sensibili”. Sulla stessa lunghezza d’onda Silvestro Scotti, segretario generale della FIMMG: “Molti studi medici sono in difficoltà – dice – il rischio concreto è quello di errori nella trasmissione o addirittura mancati invii, con sanzioni possibili”.
Le spine ancora da togliere: tecnologia, privacy e tempi troppo stretti
Per le due associazioni le procedure restano complesse e piene di rischi. Gli operatori segnalano “bug informatici”, rallentamenti e confusione sulle modalità di caricamento dei dati. In particolare, alcuni software usati negli studi più piccoli non sono ancora perfettamente compatibili con gli standard richiesti dal Sistema Tessera Sanitaria. Questi problemi potrebbero tradursi presto in errori sistematici o omissioni involontarie.
Sul fronte privacy la situazione non è meno delicata. Inviare una mole così grande di dati sensibili, soprattutto in emergenza, apre a rischi concreti di violazioni o accessi non autorizzati. “Non basta guadagnare qualche giorno – spiega ancora Scotti – servono investimenti seri sulla sicurezza e formazione del personale”.
Le categorie fanno pressing sul governo
Nel comunicato congiunto ANC e FIMMG chiedono “un confronto vero” con il governo e l’Agenzia delle Entrate. Vogliono “interventi rapidi e duraturi” per poter pianificare il lavoro senza correre dietro alle emergenze. Solo nella provincia di Roma, secondo ANC, sono almeno 4.000 i commercialisti direttamente coinvolti nella trasmissione dei dati sanitari dei loro assistiti.
Anche tra i medici il disagio è diffuso. La FIMMG denuncia come le continue novità normative e gli aggiornamenti software arrivino all’ultimo minuto, costringendo molti a lavorare anche la sera o nei giorni festivi. “Così si mette a rischio sia la qualità del servizio sia la serenità di chi lavora”, racconta un medico del quartiere San Giovanni contattato ieri sera.
Norme nuove ma problemi vecchi: cosa succede adesso
Le regole sulla dichiarazione precompilata erano state introdotte dal governo con il decreto fiscale dello scorso autunno. L’intento dichiarato era quello di semplificare gli adempimenti per cittadini e professionisti, dando all’Agenzia delle Entrate un quadro più completo delle spese detraibili.
Eppure, dopo mesi di confronti tecnici e prove operative, le criticità restano praticamente intatte. La scadenza del 9 febbraio – dicono fonti vicine al Ministero dell’Economia – non dovrebbe essere ulteriormente posticipata, a meno di imprevisti.
Ma ANC e FIMMG ribadiscono che serve “una vera revisione del sistema”. Da entrambe le sigle arriva l’auspicio che già nelle prossime settimane si apra un tavolo tecnico con il coinvolgimento diretto delle categorie interessate. Per ora però resta solo l’attesa… mentre cresce la pressione negli studi professionali sparsi in tutta Italia.
