Revoca del concordato per frode: la legge tutela i creditori con voto trasparente

Franco Sidoli

2 Gennaio 2026

Roma, 2 gennaio 2026 – Torna al centro del dibattito pubblico la questione di garantire una corretta informazione ai creditori durante le votazioni nei concordati e nelle ristrutturazioni aziendali. In queste prime settimane dell’anno, a Roma, numerosi protagonisti del mondo giuridico ed economico hanno ribadito l’importanza di fornire strumenti chiari e accessibili. Solo così i soggetti coinvolti nelle crisi d’impresa possono fare scelte davvero consapevoli. È un tema che si lega strettamente alla riforma del Codice della crisi d’impresa e mette sotto i riflettori le responsabilità degli organi della procedura, dei professionisti e del legislatore.

Trasparenza: il nodo cruciale nelle procedure concorsuali

Negli ultimi mesi il tema della trasparenza per i creditori è diventato sempre più urgente, anche a causa di alcuni casi giudiziari e delle indicazioni arrivate dall’Unione Europea. Come ha spiegato il presidente dell’Ordine dei Commercialisti di Roma, Giovanni Falco, “non si può parlare di voto consapevole se ai creditori non vengono forniti dati chiari e facilmente consultabili sulla reale situazione patrimoniale e sulle prospettive dell’azienda”. Parole condivise da diversi magistrati del Tribunale fallimentare, che mettono in guardia sul fatto che errori o mancanze nelle informazioni rischiano di condizionare la volontà di chi deve votare.

Advisor sotto esame: difficoltà e criticità

A garantire un’informazione precisa e sincera dovrebbero essere soprattutto gli advisor scelti dalle aziende in difficoltà e gli organi tecnici nominati dal tribunale. Ma come sottolinea l’avvocato Lucia Marchesi, “spesso le relazioni sono scritte con un linguaggio troppo tecnico o lasciano fuori dettagli importanti per i piccoli creditori. In questo modo rischiamo di escludere chi non ha competenze finanziarie specifiche”. Non è raro che proprio fornitori o dipendenti si trovino spaesati davanti ai documenti ricevuti: una problematica emersa chiaramente durante un convegno organizzato dalla Camera Civile di Roma lo scorso 15 dicembre.

Quando l’informazione scarsa fa male al voto

La scarsa comprensione delle proposte porta, secondo molti addetti ai lavori, a astensioni massicce o a voti dati “al buio”, senza vera consapevolezza delle opzioni in gioco. Un rischio da non sottovalutare, considerando che nei primi undici mesi del 2025 il Ministero della Giustizia ha registrato oltre 4300 procedure di concordato in Italia. In quei casi dove l’informazione era meno chiara, la partecipazione al voto è scesa sotto il 60%. Come avverte il giudice Andrea Bianchini, “così si corre il pericolo che decisioni cruciali per il futuro dell’impresa e dei lavoratori vengano prese solo da una parte dei creditori o basandosi su dati incompleti”.

La riforma prova a correggere il tiro

La riforma del Codice della crisi d’impresa, entrata in vigore lo scorso 15 luglio, ha provato a risolvere alcune lacune con norme più precise sulla redazione delle relazioni illustrative e sull’obbligo di pubblicare online i documenti principali. Ma l’efficacia resta da verificare. Il commercialista Matteo Spinelli ammette: “Abbiamo visto miglioramenti soprattutto nelle grandi procedure. Ma tra le piccole aziende ci sono ancora tante zone d’ombra”. In alcune province poi la digitalizzazione delle informazioni non è completa, e i creditori si lamentano ancora per i tempi troppo stretti per consultare i documenti.

Le richieste concrete per il 2026

Per il nuovo anno le associazioni di categoria chiedono uno sforzo maggiore a favore della trasparenza. Tra le proposte più diffuse ci sono portali informativi nazionali unici, guide più semplici e numeri verdi dedicati ai creditori meno esperti. Il presidente dell’Unione Giovani Commercialisti, Francesco Alessi, sottolinea: “Serve una cultura della chiarezza. Solo così si riducono i contenziosi e si dà davvero una mano a chi deve recuperare crediti”. Nella stessa direzione anche il Consiglio Nazionale Forense, che invita a investire nella formazione degli operatori coinvolti.

Il tema resta aperto. Come ribadito ieri mattina dal Ministero della Giustizia con una circolare ufficiale, la priorità è sempre quella di garantire una corretta informazione ai creditori, base imprescindibile per un voto consapevole e per la legittimità stessa delle procedure concorsuali. Tutti gli attori in gioco devono quindi puntare a un salto di qualità concreto nel corso del 2026.

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