Revocatoria fallimentare speciale: come contestare i rimborsi indebiti dei finanziamenti ai soci nelle procedure concorsuali

Franco Sidoli

21 Gennaio 2026

Roma, 21 gennaio 2026 – Negli ultimi mesi il dibattito giuridico italiano si è acceso su un tema spesso trascurato ma fondamentale nel mondo delle aziende in difficoltà: la consecuzione tra procedure concorsuali. La questione è tornata alla ribalta dopo alcune sentenze tra ottobre e dicembre 2025, che hanno coinvolto imprese del settore manifatturiero a Roma e Milano, sollevando dubbi su come e quando si passa da un fallimento a un concordato preventivo o all’amministrazione straordinaria.

Procedimenti incrociati e la continuità delle tutele

Al centro del confronto c’è una domanda semplice, ma con molte conseguenze: quando due procedure concorsuali si susseguono senza interruzione, cosa cambia per creditori, lavoratori e Stato? Gli avvocati esperti di diritto fallimentare che hanno partecipato al convegno di Piazza Cavour nelle settimane scorse spiegano che tutto dipende da dettagli molto concreti. “Conta il tempo che passa tra le due procedure, certo, ma anche il tipo di richieste fatte e il comportamento del debitore”, dice Paolo Benetti, legale con studio in via Nazionale. Il punto—che spesso sfugge ai non addetti—è che la legge italiana fa una chiara distinzione tra una semplice successione formale di procedure e quella che invece è una vera “consecuzione” sostanziale.

In sostanza, si parla di consecuzione quando la seconda procedura segue la prima senza interruzioni, un collegamento stretto che permette di applicare tutele più forti. “Prendiamo una società che prima prova a ottenere un concordato preventivo e poi finisce in fallimento: in questi casi le azioni sospette vengono viste come parte di un unico processo”, aggiunge Benetti.

Le sentenze chiave e il nodo dei creditori

Le ultime decisioni del Tribunale di Milano—sezione fallimentare—del 30 ottobre e 9 dicembre 2025 confermano che la consecuzione tra procedure concorsuali non è teoria astratta. Nel caso della “Gamma Srl”, impresa tessile della Brianza in crisi dal 2023, il giudice ha riconosciuto la continuità tra il tentativo di concordato (rigettato il 15 novembre) e il successivo fallimento dichiarato tre settimane dopo. Il punto cruciale: gli atti dell’amministratore nelle due fasi sono stati valutati come un unico comportamento. Questo ha aperto la strada a più ampie azioni revocatorie a vantaggio dei creditori, chiamati anche a testimoniare davanti al collegio giudicante.

Un altro caso, meno recente ma ancora molto citato dagli addetti ai lavori, riguarda la “Nuova Edilizia Spa”, finita in amministrazione straordinaria nel 2024 dopo un tentativo di concordato liquidatorio. Secondo le indagini iniziate dalla Guardia di Finanza di via Moscova, i pagamenti fatti a fornitori “amici” nel periodo tra le due procedure sono finiti sotto la lente d’ingrandimento insieme all’Agenzia delle Entrate.

Cosa cambia per aziende e lavoratori

La questione della consecuzione tra procedure concorsuali non resta roba da tribunali. Per molte imprese in difficoltà—soprattutto medio-piccole nel settore industriale lombardo e laziale—riconoscere questa continuità significa vedere effetti tangibili. “Serve a proteggere meglio il patrimonio aziendale e a limitare comportamenti opportunistici”, spiega Silvia Tondi, commercialista romana specializzata in ristrutturazioni societarie. Di riflesso, anche i lavoratori possono guadagnare più certezza sui tempi dei pagamenti arretrati grazie al Fondo di garanzia INPS.

Ma non è tutto rose e fiori. Alcuni rappresentanti sindacali della FIOM sentiti recentemente davanti ai cancelli della ex Mecap a Pomezia denunciano i lunghi ritardi nella definizione degli stati passivi. “Quando due procedure si succedono così ravvicinate,” racconta Maurizio Russo, RSU, “ci sono lavoratori che restano mesi senza sapere nulla su TFR e stipendi”.

Norme in arrivo? Le mosse del Ministero della Giustizia

Il dibattito sulla consecuzione ha spinto il Ministero della Giustizia ad aprire lo scorso novembre un tavolo tecnico dedicato alla riforma delle procedure concorsuali. Si sta valutando come mettere nero su bianco criteri più chiari per riconoscere o meno la consecuzione sostanziale. Fonti del dicastero guidato da Marta Cartabia parlano di un possibile provvedimento che stabilisca limiti temporali certi tra la chiusura e l’apertura delle procedure, proprio per evitare abusi.

Come si dice spesso nei corridoi di Palazzo Spada, solo allora questa materia complicata smetterà di essere un argomento per specialisti ed entrerà davvero nella vita quotidiana di aziende, creditori e lavoratori. Rimangono però molte incognite: i tempi sono ancora confusi e ogni situazione porta con sé una sua storia unica. Ma una cosa è chiara: la consecuzione sarà sempre più protagonista nelle sorti delle nostre realtà produttive nei mesi a venire.

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