Firenze, 14 gennaio 2026 – Commercialisti da tutta Italia si sono ritrovati oggi nell’auditorium di Piazza della Libertà, proprio nel cuore di Firenze. L’incontro, organizzato dall’Associazione Nazionale Commercialisti insieme all’Associazione Commercialisti di Firenze e alla Fondazione ODCEC di Firenze, è stato un appuntamento molto atteso. Dopo i saluti del presidente nazionale Marco Cuchel e del collega fiorentino Riccardo Bertini, si è entrati subito nel vivo, a pochi giorni dall’entrata in vigore delle nuove regole fiscali per il 2026. L’obiettivo era chiaro: fare il punto su una professione che cambia in fretta, ascoltare chi lavora sul territorio e mettere sul tavolo proposte concrete per il futuro.
Già dalle prime ore del mattino, in sala si sentiva una certa tensione. I posti erano quasi tutti occupati. C’erano molti volti noti nel mondo della consulenza fiscale, ma anche tanti giovani iscritti all’albo che hanno ammesso di sentirsi un po’ spaesati davanti alle novità appena arrivate. In apertura, Marco Cuchel ha messo subito le cose in chiaro: serviva “un confronto vero, senza slogan”. Perché – ha detto – “i commercialisti sono chiamati a guidare imprese e cittadini tra vecchie e nuove regole”. Parole che hanno fatto da filo rosso agli interventi che sono seguiti.
Il nodo centrale è sempre quello delle modifiche al sistema fiscale introdotte con la Legge di Bilancio. Non sono mancati i riferimenti ai nuovi obblighi sulla fatturazione elettronica, alle scadenze sempre più strette, e alle procedure digitali che rischiano di mettere in difficoltà soprattutto i piccoli studi. “Stiamo attraversando un periodo di grande cambiamento – ha spiegato Bertini – e la nostra categoria deve fare da ponte tra le richieste dell’amministrazione e le reali necessità dei clienti”.
Nel corso della mattinata si è parlato molto dell’impatto della digitalizzazione sugli studi professionali. Un tema caldo, con tante domande da parte dei presenti. Alcuni relatori hanno portato esempi concreti: “Siamo costretti a investire in strumenti informatici sempre più sofisticati, ma spesso questi costi non vengono riconosciuti – ha raccontato un consulente di Prato –. Serve un sostegno concreto anche per chi lavora in zone meno attrezzate”.
Parallelamente è emersa l’importanza della formazione continua. Per gli iscritti all’albo aggiornarsi su norme e tecnologia è obbligatorio, ma anche impegnativo. Sara Righi, presidente della Fondazione ODCEC Firenze, ha sottolineato che “investire nella formazione è fondamentale per non restare indietro, soprattutto per i più giovani che stanno entrando nel mercato”.
Non sono mancati riferimenti alle difficoltà quotidiane: problemi nell’accesso ai portali dell’Agenzia delle Entrate, dubbi sulle sanzioni legate ai nuovi tempi stretti. Dalle testimonianze raccolte si percepisce una diffusa preoccupazione per il rischio di errori involontari e per i margini operativi sempre più ridotti.
Un altro tema caldo è stato il rapporto tra i commercialisti e le istituzioni pubbliche. Molti presenti hanno chiesto di essere coinvolti maggiormente nelle decisioni legislative, lamentando che “le leggi spesso vengono scritte senza consultare chi poi deve metterle in pratica ogni giorno”. A rispondere è stato Pietro Leone, vicepresidente dell’Associazione Nazionale Commercialisti, che ha rilanciato la proposta – già avanzata altrove – di istituire un tavolo tecnico permanente con il Ministero dell’Economia: “Non possiamo limitarci a eseguire”, ha detto chiaramente. “Serve un confronto continuo”.
L’idea sarebbe quella di incontri regolari dove portare le difficoltà raccolte sul campo e lavorare insieme a soluzioni pratiche prima che le norme vengano varate. Un’esigenza condivisa anche dai presidenti degli ordini locali presenti oggi a Firenze.
Verso la fine dell’incontro l’atmosfera si è fatta più rilassata. La platea — composta da persone di età ed esperienze diverse — si è divisa in piccoli gruppi per discutere temi come l’intelligenza artificiale applicata alla contabilità o le novità europee sull’antiriciclaggio. “È fondamentale restare uniti – ha confidato un giovane praticante –, solo così si può affrontare questo momento di cambiamento”.
In conclusione il convegno fiorentino si conferma come uno spazio vitale per ascoltare e confrontarsi all’interno della comunità dei commercialisti italiani. Tra problemi evidenti e scenari ancora tutti da definire, la richiesta più forte emersa oggi è chiara: serve una partecipazione più attiva nelle scelte normative, perché — come ripetuto più volte — la fiscalità cambia ma resta sempre il professionista dietro la scrivania a doverla tradurre nella vita reale.
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