Riforma urgente dei compensi per Consulenti Tecnici d’Ufficio, Periti e Curatori: stop alla procrastinazione del sistema tariffario

Luca Ippolito

24 Aprile 2026

«Non si può andare avanti così». Parole nette, pronunciate a Roma il 24 aprile 2026, che mettono sotto i riflettori una realtà scomoda: i compensi per Consulenti Tecnici d’Ufficio, Periti e Curatori sono bloccati da troppo tempo. Tariffe ferme, ferme da anni, mentre il lavoro si è fatto più complesso, più esigente. Questi professionisti, pilastri del sistema giudiziario civile e penale, si trovano a fare i conti con un riconoscimento economico ormai anacronistico. Il problema, evidente da tempo, ora non ammette più ritardi. La necessità di una revisione urgente si fa pressante, perché senza regole aggiornate eque, il sistema rischia di incepparsi.

Sistema tariffario in crisi: non si può più aspettare

Il modo in cui si calcolano oggi i compensi di CTU, periti e curatori risale a decenni fa, e non tiene conto né dell’aumento del costo della vita, né della maggiore complessità dei casi giudiziari, né delle competenze che ormai vengono richieste. Molti professionisti si lamentano di compensi troppo bassi, che non rispecchiano il peso e la responsabilità del loro lavoro quotidiano. Il rischio è che, senza un adeguamento, si comprometta la qualità e la rapidità delle consulenze e delle valutazioni tecniche, elementi vitali per una giustizia efficiente.

Studi recenti mostrano come il carico di lavoro e le competenze necessarie siano aumentati notevolmente rispetto al passato. La mancata revisione delle tariffe ha portato a sottovalutare il ruolo di questi professionisti, mettendo a rischio la piena funzionalità del sistema. Aggiornare le tariffe non è solo una questione economica: è un passo fondamentale per far funzionare davvero la giustizia.

Come le tariffe bloccate rallentano la giustizia

Il sistema attuale non solo penalizza economicamente chi lavora come CTU o perito, ma finisce anche per rallentare l’intero meccanismo giudiziario. Quando il compenso non è adeguato, i professionisti sono meno propensi ad accettare incarichi complessi o numerosi, e questo provoca ritardi nelle perizie. Di conseguenza, i processi si allungano, e la giustizia ne esce danneggiata.

Le perizie tecniche richiedono costante aggiornamento e passione professionale, condizioni che si mantengono solo se il compenso copre realmente il tempo e le risorse impiegate. Le tariffe attuali, basate su parametri vecchi, non tengono conto di tutto questo. Inoltre, le questioni trattate in tribunale diventano sempre più complesse, richiedendo una preparazione tecnica e scientifica che va riconosciuta e valorizzata.

Se non si riesce ad attrarre e mantenere professionisti competenti a causa di retribuzioni scarse, si mette in discussione la trasparenza e l’affidabilità dell’intero sistema giudiziario. Rivedere i compensi è quindi una tappa obbligata per garantire efficienza e rispetto della giustizia.

Verso una nuova regolamentazione: quali strade?

Operatori del settore e istituzioni stanno esaminando proposte concrete per aggiornare le norme sulle tariffe, tenendo conto delle reali esigenze di consulenti, periti e curatori. Tra le idee in campo, c’è quella di legare i compensi alla complessità del lavoro, alla durata degli incarichi e al valore dell’attività svolta. Un metodo più flessibile, che superi la rigidità attuale e valorizzi ogni tipo di contributo tecnico.

Si pensa anche a introdurre aggiornamenti periodici obbligatori, per allineare le tariffe all’evoluzione economica e sociale del Paese. La trasparenza nella definizione e nel pagamento degli onorari sarà un punto chiave per evitare controversie e ambiguità. Incentivi mirati potrebbero poi aiutare a valorizzare il ruolo dei CTU e dei periti, migliorando la qualità delle consulenze e rendendo il settore più attrattivo.

La riforma dovrà trovare un equilibrio tra le esigenze di sostenibilità del sistema giudiziario e quelle di giusta remunerazione per i professionisti, evitando costi eccessivi per la macchina amministrativa.

Curatori e gestione patrimoniale: una priorità da non trascurare

Nel rinnovare le tariffe, particolare attenzione va ai curatori fallimentari e agli esperti coinvolti nella gestione di patrimoni e procedure concorsuali. Questi ruoli, sempre più importanti nel panorama economico e giudiziario, affrontano spesso situazioni complesse dal punto di vista finanziario e legale. Le tariffe attuali sono ancora più inadeguate per questi professionisti, che non vedono riconosciuta la mole e la delicatezza del loro lavoro.

Un adeguamento puntuale può attirare figure più qualificate, migliorando la gestione delle crisi d’impresa e delle insolvenze. Una maggiore professionalizzazione, sostenuta da compensi adeguati, avrà ricadute positive sulla tutela dei creditori e sulla salvaguardia del valore degli asset.

Valorizzare economicamente i curatori significa anche procedure più snelle e rapide, con tempi di liquidazione più brevi e maggiore trasparenza. Il confronto con ordini professionali e operatori è fondamentale per definire criteri uniformi su tutto il territorio nazionale, evitando disparità.

Questa riforma si inserisce in un quadro più ampio di miglioramento della qualità e della credibilità delle figure tecniche nel sistema giudiziario, un passaggio essenziale per garantire efficienza e giustizia vera.

La necessità di aggiornare le tariffe non è più rinviabile: è un momento decisivo per trovare un giusto equilibrio tra retribuzione, competenze richieste e qualità del servizio. Le scelte che saranno fatte nelle prossime settimane segneranno il futuro di questo settore.

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