Milano, 7 gennaio 2026 – La convivenza delle modalità di pagamento tradizionali nei negozi italiani, nonostante le spinte verso una digitalizzazione sempre più marcata, continua a creare malumori e tensioni tra esercenti e clienti. Ieri, lunedì 6 gennaio, diverse associazioni di categoria, tra cui Confcommercio e CNA, hanno ribadito come la presenza simultanea di contanti, carte e strumenti digitali complichi non poco la gestione quotidiana e i rapporti con la clientela.
“Non si capisce quale sia la priorità”, racconta Marco Silvestri, titolare di una tabaccheria a Porta Romana. “C’è chi paga in contanti, chi con Satispay, chi preferisce il Bancomat. Ogni giorno è una piccola sfida.”
Le ultime cifre della Banca d’Italia mostrano un’Italia ancora molto legata al contante: nel 2025 più della metà delle transazioni in negozio (il 54%) si è conclusa con banconote e monete. Ma i pagamenti elettronici stanno lentamente guadagnando terreno: erano il 42% nel 2022.
“Siamo davvero in una fase di mezzo”, ammette Roberto Galli, presidente di Confesercenti. “Tra incentivi del governo, esigenze dei clienti e norme da rispettare, il quadro è confuso.”
Esercenti come Lucia Picchi — che da anni porta avanti un forno storico in viale Abruzzi — devono fare i conti ogni giorno con questa doppia realtà. “Devo tenere sempre il fondo cassa per gli spiccioli, controllare il POS e aiutare chi non usa lo smartphone. Il rischio di sbagliare aumenta”, racconta senza filtri. L’incertezza sulle regole future — soprattutto per limiti massimi di pagamento e eventuali commissioni — non aiuta a smorzare le tensioni.
Da tempo il Ministero dell’Economia preme per spingere verso i pagamenti digitali, anche per combattere l’evasione fiscale. “L’innovazione va incoraggiata senza lasciare indietro nessuno”, ha detto pochi giorni fa il sottosegretario Paola Magnani a alanews.it.
Ma la strada è ancora in salita: molti piccoli negozi, specie in zone remote come l’Appennino emiliano, non hanno accesso stabile ai sistemi POS. E i costi per gli esercenti non sono pochi: uno studio CNA di dicembre scorso parla di spese che superano i 400 euro all’anno.
A complicare le cose c’è anche la questione sicurezza. L’Associazione Bancaria Italiana ha segnalato un aumento delle frodi informatiche nei pagamenti digitali (+2,1% nel 2025 rispetto al 2024). Un dato che mette ancora più paura tra gli esercenti meno abituati al digitale. “Ci sentiamo esposti e spesso non sappiamo come muoverci se succede qualcosa”, confida un commerciante di via Solari.
Anche tra i consumatori le opinioni sono divise. Secondo un sondaggio Ipsos commissionato da Adiconsum a novembre 2025, quasi la metà (48%) preferisce ancora usare i contanti, soprattutto per acquisti sotto i 20 euro. Solo il 36% si dice ormai “totalmente cashless”.
C’è chi si sente più sicuro con le banconote — come Margherita, pensionata milanese: “Con i soldi in mano sto tranquilla” — e chi invece si infastidisce quando vede cartelli con scritto “solo contanti”.
Nelle grandi città come Milano e Roma l’uso delle app cresce tra giovani e professionisti: ieri mattina al bar sotto la Stazione Centrale almeno metà dei clienti ha pagato con carta o smartphone. “È solo questione di tempo”, sospira il barista mentre prepara un caffè. “Prima o poi ci abitueremo tutti.” Ma fuori dai centri urbani grandi differenze restano evidenti.
Per ora non ci sono segnali concreti che obblighino a dire addio al contante subito. Le associazioni dei consumatori mantengono un atteggiamento prudente: “Non possiamo escludere chi non è pronto o non ha gli strumenti giusti”, avverte Giulia Bassi di Federconsumatori Lombardia.
Si punta piuttosto su soluzioni miste e su campagne di informazione che accompagnino questo cambiamento senza imporlo con troppa fretta.
Intanto ogni giorno migliaia di esercenti fanno i conti con POS che si bloccano o clienti indecisi sul metodo di pagamento. I più piccoli temono che la fretta possa penalizzarli troppo; altri vedono nella varietà dei pagamenti un modo per restare flessibili in tempi economici complicati.
Il risultato? Un equilibrio fragile che cambierà col tempo, ma per ora la svolta digitale resta lontana dall’essere realtà consolidata.
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