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Sanzioni Intermediari: Scadenza 29 Gennaio per il Ravvedimento entro 90 Giorni

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Luca Ippolito

Roma, 7 gennaio 2026 – Quando si parla di normativa amministrativa e delle lungaggini burocratiche, uno degli aspetti che crea più problemi a cittadini e professionisti è senza dubbio lo sbarramento temporale dei 90 giorni. Questa regola, ormai consolidata, impone un limite netto per la presentazione di documenti, istanze o richieste: se non si agisce entro tre mesi, non c’è più niente da fare.

La legge dice chiaramente: 90 giorni e stop

La legge italiana stabilisce che, in molti procedimenti – come i ricorsi amministrativi contro atti pubblici o le domande per accedere a certi benefici – il termine massimo è di 90 giorni. Passato questo periodo, spiegano fonti del ministero, “la domanda si intende respinta per decadenza del termine”. Una regola rigida che non ammette eccezioni facili. Si applica in molti casi: dalle controversie con l’Inps ai ricorsi contro multe stradali fino alle contestazioni disciplinari nella pubblica amministrazione.

Perché questa regola? “Serve a garantire certezze nei rapporti tra cittadino e amministrazione”, spiega un funzionario del Dipartimento Affari Giuridici di Palazzo Chigi. “Senza un limite chiaro, i procedimenti resterebbero aperti all’infinito”.

Quando i 90 giorni diventano un problema concreto

Sul campo, il rispetto della scadenza è spesso fonte di guai. Molti scoprono all’ultimo momento di aver perso il treno. Da Roma a Milano, patronati e sportelli Caf raccolgono tante richieste d’aiuto proprio su casi dove “il termine è già scaduto”, racconta Marina Russo, operatrice in un Caf sulla Tuscolana. “La gente arriva convinta di poter ancora sistemare la situazione. Ma se sono passati i novanta giorni, non c’è niente da fare”.

Ci sono però alcune eccezioni: la giurisprudenza ammette casi particolari, come forze maggiori o errori dell’amministrazione. Ma sono situazioni rare e difficili da dimostrare. Se non ci sono motivi validi, la decadenza scatta automaticamente.

Le origini della norma e qualche dubbio ancora aperto

Lo sbarramento dei 90 giorni risale agli anni Novanta con la riforma Bassanini sul procedimento amministrativo (Legge 241/1990). Nel testo si legge che “salvo termini diversi stabiliti dalla legge”, il ricorso o la domanda deve essere presentato entro tre mesi dalla notifica dell’atto o dalla conoscenza del provvedimento. Da allora questa regola è stata ripresa da tante norme specifiche: dall’edilizia alle contestazioni nel pubblico impiego.

Non mancano però le interpretazioni diverse. Alcuni avvocati esperti osservano che “il termine inizia a correre solo quando l’interessato viene davvero messo a conoscenza dell’atto”. Insomma, contano le notifiche fatte bene.

Come evitare brutte sorprese

Gli esperti consigliano di fare molta attenzione alle date sulle comunicazioni ufficiali e di muoversi senza perdere tempo appena arriva un provvedimento. “La notifica fa partire i novanta giorni subito: non si può aspettare”, ricorda Vincenzo D’Amico, avvocato specializzato in diritto amministrativo. In caso di dubbi sulla validità o sui tempi è sempre meglio chiedere subito una consulenza.

Anche le amministrazioni pubbliche hanno iniziato da qualche anno a ricordare i termini direttamente nei moduli: negli ultimi documenti Inps compare chiaramente la frase “Il termine per presentare opposizione è fissato in 90 giorni dalla data di notifica”, proprio per evitare discussioni.

I 90 giorni restano un punto fermo con la PA

Per chi ha a che fare ogni giorno con la Pubblica Amministrazione, la scadenza dei 90 giorni è un muro invalicabile. “Spesso chi arriva tardi pensa che basti appellarsi al buon senso”, racconta ancora Marina Russo dal suo sportello romano. “Ma i sistemi informatici bloccano tutto: non c’è modo di passare oltre”.

Il consiglio resta sempre quello: leggere con attenzione ogni comunicazione ufficiale e agire subito. Solo così – dicono esperti e funzionari – si possono evitare spiacevoli sorprese e mantenere aperta la possibilità di far valere i propri diritti senza dover inseguire proroghe quasi mai concesse.

Luca Ippolito

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