Roma, 11 gennaio 2026 – La Corte di Cassazione, con una sentenza pubblicata questa mattina, ha stabilito che non è possibile contestare solo le sanzioni di un atto amministrativo lasciando intatte le altre parti del provvedimento. Una decisione molto attesa dagli addetti ai lavori del diritto amministrativo, che nasce da un caso di Napoli e potrebbe avere effetti importanti per chi deve affrontare decisioni di pubbliche amministrazioni o autorità di vigilanza.
Il nodo delle impugnazioni parziali
Dalle motivazioni – sessanta pagine depositate alle 9:35 in cancelleria – emerge come la Corte abbia preso in mano un problema che torna spesso nei procedimenti amministrativi: si può impugnare soltanto una parte dell’atto, come le sanzioni pecuniarie, senza toccare il resto? Nel caso concreto, una società del settore energia aveva contestato una sanzione amministrativa da 80 mila euro inflitta dal Comune di Napoli per presunte violazioni urbanistiche, senza però mettere in discussione le altre prescrizioni del Comune.
Per i giudici di piazza Cavour l’atto amministrativo è un tutto unico: “Non può essere oggetto di impugnazione parziale la sola irrogazione delle sanzioni, quando queste risultano inscindibili dal resto dell’atto,” recita uno dei passaggi più significativi della sentenza. Un orientamento già visto in passato, ma mai chiarito con tanta forza.
Cittadini e imprese: cosa cambia
Per chi si trova davanti a decisioni sanzionatorie emesse dalle autorità pubbliche – dai Comuni fino alle agenzie fiscali – la sentenza segna un confine netto: se vuoi fare ricorso, devi impugnare l’intero atto. Solo in casi rari – precisa la Corte – quando le varie parti sono davvero indipendenti tra loro si può intervenire solo su una singola sezione. Ma “quando l’atto ha una struttura organica e le ragioni delle sanzioni sono strettamente legate alle altre misure”, il giudizio deve riguardare tutto insieme.
Gli avvocati esperti di diritto amministrativo, come Giorgio Fabiani dello studio Fabiani & Associati, parlano di una svolta “chiarificatrice per l’intero settore”. Fabiani sottolinea che ora molti studi legali dovranno rivedere le strategie processuali: “Bisognerà decidere fin da subito se vale la pena mettere in discussione tutto o aspettare tempi migliori. Fare ricorso solo sulle sanzioni non basta più”.
La risposta della Pubblica Amministrazione
Dalle amministrazioni pubbliche arriva un misto di sollievo e prudenza. A Napoli, dove è iniziata la vicenda due anni fa, Antonio Russo, dirigente del servizio legale del Comune, ha commentato: “Siamo contenti che la Cassazione abbia riconosciuto la coerenza del nostro operato. Non si possono separare le sanzioni dal resto del provvedimento: tutto fa parte di un quadro unico”.
Non mancano però critiche da alcune associazioni dei consumatori. Federconsumatori Napoli teme che così si riducano gli spazi di tutela per cittadini e piccole imprese: “Spesso chi contesta lo fa per motivi di principio e per contenere i costi. Ora la strada diventa più dura,” spiega Silvia Lombardi, referente locale.
Cosa potrebbe succedere
La sentenza lascia aperte alcune eccezioni: esistono casi in cui le diverse parti dell’atto sono veramente autonome. Solo allora si potrà ricorrere limitandosi alle singole sanzioni o ad altri elementi specifici. Ma questa separazione deve essere chiara sia nell’oggetto sia nelle motivazioni.
Gli esperti consultati da alanews.it prevedono ripercussioni già nelle prossime settimane nei Tribunali amministrativi regionali (Tar). Non è escluso che alcuni processi in corso vengano rinviati proprio per capire se valgano questi principi sull’inscindibilità sottolineata dalla Suprema Corte.
Dentro il mondo giuridico
Sul campo pratico cambia anche il modo di preparare i ricorsi. Come spiega un magistrato del Tar Lazio – che preferisce restare anonimo – “I ricorsi parziali erano spesso più veloci e meno costosi. Adesso dobbiamo adattarci a una nuova realtà”.
Secondo gli addetti ai lavori solo col tempo si potrà capire se questa linea porterà maggiore chiarezza o nuovi problemi. Intanto resta netta la traccia indicata oggi dalla Cassazione: impugnare solo le sanzioni non basta più quando l’atto è unico e integrato. La regola d’ora in poi sarà semplice: “tutto o niente”.
