Socio non amministratore di SRL: responsabilità per danni anche senza volontà diretta

Franco Sidoli

2 Gennaio 2026

Roma, 2 gennaio 2026 – Con una sentenza fresca di pochi giorni, la Corte di Cassazione cambia le regole del gioco in materia di responsabilità aziendale. Da ora in poi, sarà sufficiente dimostrare la volontà di influenzare la condotta dannosa degli amministratori per configurare certi reati o responsabilità nel mondo delle società. Una presa di posizione che, proprio all’inizio del nuovo anno, ha riacceso il confronto tra avvocati e addetti ai lavori sul delicato tema dei confini dell’ingerenza nei vertici aziendali.

Il nodo della volontà: cosa dice la Suprema Corte

Al centro della questione c’è il ruolo della volontà e del reale condizionamento sulle decisioni degli amministratori. La Cassazione, nelle Sezioni Unite e con la sentenza depositata il 28 dicembre, ha deciso che per attribuire responsabilità a chi sta fuori dall’organo amministrativo non serve più dimostrare che le scelte di gestione siano state effettivamente modificate. Conta solo l’intenzione di influenzare le azioni dannose. Il risultato concreto passa in secondo piano.

Il dispositivo della sentenza è chiaro: “È sufficiente la volontà di indirizzare la condotta degli amministratori verso scelte dannose, senza che sia necessario verificare un collegamento causale diretto e concreto fra l’input esterno e l’atto realizzato”. Parole nette, che spostano l’attenzione dalla prova materiale dell’effetto dell’ingerenza. Per molti legali romani sentiti ieri, questa interpretazione potrebbe allargare di molto la platea dei possibili responsabili nei processi per reati societari.

Le prime reazioni tra gli addetti ai lavori

La decisione non è passata inosservata tra gli operatori del diritto. Questa mattina, lo studio legale Giordani & Partners, con sede in via del Corso, ha commentato così: “Questa sentenza cambierà molto le strategie difensive e le valutazioni delle procure”, ha spiegato l’avvocato Elisa Giordani. Secondo lei, questo nuovo criterio “potrebbe far aumentare i capi d’accusa contro chi non ha partecipato direttamente agli atti illeciti ma è stato comunque ispiratore o suggeritore”.

Nel pomeriggio è arrivata anche la nota dell’Associazione Italiana dei Consiglieri di Amministrazione. Il presidente Renato Fabbri ha espresso una certa cautela: “Il principio messo nero su bianco dalla Corte potrebbe creare confusione nei rapporti fra soci, amministratori e terzi”. Molti professionisti temono infatti che venga meno un punto saldo: quello secondo cui per chiamare qualcuno a rispondere serve provare che abbia concretamente influenzato le decisioni aziendali.

Cosa cambia sul campo per il diritto societario

Ma quali sono i riflessi pratici per le aziende? Ora tutto ruota attorno alla valutazione della volontà di incidere sulle scelte gestionali. Una nozione – come ammettono diversi esperti – abbastanza soggetta a interpretazioni diverse. Le procure potrebbero aprire nuovi fronti d’indagine su persone finora considerate marginali – come ex soci, consulenti o familiari degli amministratori – se emergono elementi che fanno pensare a pressioni dirette o indirette.

“Non basterà più negare un coinvolgimento diretto”, ha spiegato nel tardo pomeriggio l’avvocato milanese Nicola Corsi, esperto in processi penali. “Gli inquirenti guarderanno a segnali più sottili: comunicazioni informali, telefonate insistenti o altre forme di pressione”. Per Corsi si sposta così il fulcro della prova: non più solo su quello che effettivamente è successo ma sull’intenzione dietro gli atti.

Un nuovo capitolo nella giustizia societaria?

Rimangono però alcuni nodi da sciogliere sul campo: come applicare questo principio senza esagerare? Alcuni magistrati – come il sostituto procuratore Margherita Santi, sentita fuori dal Tribunale di Roma in serata – sottolineano l’importanza di mantenere equilibrio e garantire il contraddittorio. “Bisognerà saper distinguere tra un’opinione espressa liberamente e una pressione concreta a compiere atti dannosi”.

Tra gli ambienti forensi si respira dunque l’idea che si stia aprendo una fase più severa nel valutare le responsabilità legate alla gestione aziendale. Ma c’è anche chi invita a non correre troppo: una fonte vicina al Consiglio Superiore della Magistratura commenta così la novità. “Tutto dipenderà da come le corti locali interpreteranno questo principio”. Solo nei prossimi mesi capiremo davvero quanto peserà questo nuovo orientamento sui processi che riguardano amministratori e chiunque sia coinvolto nella governance delle imprese.

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