Violazioni da RW nel Modello REDDITI 2020: Scadenze Raddoppiate per Contestazioni su Paradisi Fiscali

Sonia Rinaldi

8 Gennaio 2026

Milano, 8 gennaio 2026 – Da oggi, chi sposta soldi o investimenti verso i paradisi fiscali dovrà fare i conti con multe molto più pesanti. Una nuova legge, entrata in vigore il 1° gennaio, prevede che le sanzioni amministrative per chi evade le tasse all’estero vengano raddoppiate quando le operazioni riguardano Paesi inseriti nella cosiddetta black list del Ministero dell’Economia. Un chiaro avvertimento, spiegano fonti ministeriali, per fermare la fuga di capitali e mettere un freno agli abusi con giurisdizioni dai regimi fiscali agevolati.

La norma che fa sul serio e cosa cambia davvero

Il provvedimento, approvato definitivamente dal Parlamento lo scorso novembre e pubblicato in Gazzetta Ufficiale pochi giorni dopo, vale per tutte le transazioni e gli investimenti verso Stati o territori considerati non collaborativi nella lotta contro l’evasione fiscale. In pratica, chi viene beccato a nascondere redditi o patrimoni nei paradisi fiscali – come Cayman, Panama, Jersey o Emirati Arabi Uniti – rischia una multa doppia rispetto a quella prevista in situazioni normali.

Nel testo di legge si parla di un raddoppio “automatico” delle multe. Per fare un esempio: se una violazione normalmente costa 20 mila euro, trasferire soldi verso questi paradisi fiscali costerà 40 mila euro. Il meccanismo vale sia per persone fisiche sia per aziende. “L’obiettivo è scoraggiare l’uso di circuiti opachi per aggirare le regole italiane”, ha detto il sottosegretario al Tesoro Carlo Della Torre durante un’audizione alla Camera.

Soldi in fuga: quanto perde l’Italia e perché

Non è una novità che ogni anno miliardi di euro lasciano il nostro Paese per finire in conti offshore o società di comodo. Secondo l’ultimo rapporto della Banca d’Italia si parla di flussi “difficilmente tracciabili” per almeno 15 miliardi all’anno. Dietro questi movimenti c’è sia la ricerca di tasse più basse sia tentativi veri e propri di nascondere redditi, spiega Paolo Invernizzi, docente di diritto tributario alla Bocconi: “Non sempre si tratta di frodi. A volte ci sono aziende che cercano solo un modo più efficace per pianificare il fisco. Ma appena si entra nelle giurisdizioni poco trasparenti i rischi aumentano”.

Controlli più stretti e tecnologie all’avanguardia

Le nuove multe arrivano insieme a una stretta sui controlli finanziari sospetti. Da febbraio la Guardia di Finanza avrà a disposizione nuovi strumenti automatici per scovare subito transazioni legate ai paradisi fiscali. Sono previsti anche accordi più stretti con autorità straniere, in particolare Svizzera, Singapore e Hong Kong – luoghi considerati “grigi”, ma non del tutto fuori portata.

Il comandante della Guardia di Finanza di Milano, generale Antonio Maccari, ammette: “Senza la tecnologia sarà difficile recuperare il ritardo accumulato negli ultimi anni. I metodi tradizionali da soli non bastano”. Nel frattempo il Ministero fa sapere che la prossima lista nera potrebbe allargarsi con altri sei Paesi, tra cui alcune mete turistiche insospettabili.

Imprese in allarme e opinioni degli esperti

Le associazioni delle imprese guardano alla stretta con attenzione: temono che si esageri col rischio di colpire anche chi opera correttamente o in mercati emergenti dove la trasparenza è un problema. Confindustria chiede un “dialogo costante con l’amministrazione finanziaria”, mentre l’avvocato tributarista Marco Ferretti mette in guardia: “Molte piccole e medie imprese potrebbero evitare rapporti internazionali legittimi per paura di errori formali punibili”.

Per gli esperti fiscali resta fondamentale la chiarezza sulle regole: “Più che le multe servono norme limpide – osserva Invernizzi – e criteri uniformi nella loro applicazione. Solo così si limiteranno davvero i comportamenti elusivi”.

Tra politica e pratica: la sfida italiana contro i paradisi fiscali

In queste prime settimane del nuovo anno il dibattito tra Parlamento e mondo economico è acceso. Chi difende la misura parla di un “passo obbligato” per riallinearsi all’Europa dopo anni in cui l’Italia è rimasta indietro nella lotta contro i paradisi fiscali. Chi invece critica mette in guardia sul rischio che si danneggino investimenti esteri e rapporti commerciali.

Nel frattempo gli uffici dell’Agenzia delle Entrate a Roma assicurano che le nuove regole sono già attive: “Abbiamo già ricevuto le prime richieste di chiarimento”, racconta un funzionario al telefono alle 9 del mattino. Un piccolo segnale ma concreto: la partita contro l’evasione globale è appena iniziata.

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