Acconto al gestore della crisi e impatto della verifica del credito sulla liquidazione compensi

Franco Sidoli

4 Gennaio 2026

Roma, 4 gennaio 2026 – Una sentenza fresca di Cassazione civile ha messo nero su bianco un punto cruciale: la mancata verifica del credito da parte del professionista può influire direttamente sulla liquidazione dei compensi. La decisione, pubblicata ieri e subito al centro di vivaci discussioni tra avvocati e consulenti d’impresa, riporta l’attenzione su un tema spesso trascurato nei rapporti tra legali, commercialisti e clienti: quanto è importante fare una due diligence sul credito prima di avviare una causa o un recupero crediti.

Quando non controlli il credito, rischi anche il compenso

La sentenza n. 30321/2025, depositata il 3 gennaio scorso, è chiara: se il professionista non verifica in anticipo la solvibilità del debitore, può vedersi ridurre o addirittura annullare il proprio onorario. La Cassazione ha ribadito che questa verifica non è un dettaglio. È un dovere essenziale, sia per proteggere il cliente sia per assicurare che l’azione giudiziaria abbia senso.

Il caso esaminato racconta di uno studio legale che ha iniziato una causa senza controllare se il debitore avesse i mezzi per pagare. Il risultato? Un nulla di fatto e un cliente insoddisfatto, che ha contestato la parcella proprio perché la prestazione non aveva portato risultati concreti. Da lì è partita la battaglia legale che ha portato alla decisione della Cassazione.

Le ragioni della Suprema Corte

Nel dispositivo si legge chiaramente che “l’attività professionale deve rispettare un livello di diligenza adeguato all’incarico”. Tradotto: serve agire con tutte le cautele e i controlli necessari alla situazione. La Corte sottolinea poi che senza un controllo preliminare sulla sussistenza e l’esigibilità del credito, tutta l’azione rischia di essere inutile e potrebbe danneggiare il cliente.

Non è la prima volta che si parla di responsabilità per mancata verifica patrimoniale del debitore. Ma questa sentenza fa un passo avanti, collegando quel comportamento direttamente alla determinazione del compenso.

Il mondo professionale reagisce

Dopo la pubblicazione della sentenza, molti ordini professionali si sono mossi per commentare e chiedere indicazioni precise. L’Ordine degli Avvocati di Roma – con una nota firmata dal presidente Paolo Conte – ha sottolineato la necessità di “chiarezza sulle modalità operative”, mettendo in guardia dal rischio di scaricare troppa responsabilità sui professionisti. Conte ammette: “Non sempre è possibile fare una verifica patrimoniale completa”. Serve dunque trovare un equilibrio tra la tutela del cliente e le reali possibilità d’indagine.

Simile la posizione dei commercialisti. Mario Sani, presidente dei commercialisti laziali, ha dichiarato a margine di un convegno: “Non possiamo far pagare ai professionisti tutte le incertezze del sistema giudiziario”.

Cosa cambia per clienti e professionisti

Per chi si rivolge a uno studio legale o a un consulente questa sentenza cambia le carte in tavola: bisognerà mettere nero su bianco sin dall’inizio tempi e modi della verifica preventiva. Alcuni studi stanno già aggiornando le lettere d’incarico per spiegare in dettaglio quali controlli saranno fatti prima di iniziare qualsiasi azione legale. L’avvocata Laura Gallo, del Foro di Milano, spiega: “Non è solo burocrazia, ma serve a tutelare il rapporto di fiducia e a evitare contestazioni”.

In pratica i clienti dovranno mettersi in conto una maggiore trasparenza sui costi legati all’accertamento della solvibilità del debitore e anche tempi più lunghi per far partire le cause.

Un dibattito destinato a continuare

La questione resta aperta. C’è chi vede nella sentenza uno stimolo alla maggiore professionalità e a ridurre cause inutili; altri temono invece che questo rallenti ancora l’accesso alla giustizia per imprese e cittadini.

Una cosa sembra certa: da ora in avanti la verifica del credito peserà davvero anche sugli onorari. Per i giudici della Suprema Corte è un passaggio irrinunciabile per garantire trasparenza ed efficacia nelle prestazioni professionali. Resta però da capire come questa linea verrà applicata nella routine dei tribunali ordinari, con i loro ritmi serrati e le mille scartoffie quotidiane.

Fonti vicine al Ministero della Giustizia segnalano che nei prossimi mesi potrebbero arrivare nuove linee guida o addirittura una normativa ad hoc. Al momento resta questo fatto: chi salta il controllo sul credito rischia non solo sul risultato ma anche sul proprio compenso.

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