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Assolvimento IVA nella logistica: come evitare sanzioni con il regime opzionale spiegato

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Sonia Rinaldi

Roma, 25 gennaio 2026 – L’Agenzia delle Entrate ha finalmente chiarito come i contribuenti possono recuperare l’imposta versata ma non dovuta nel cosiddetto regime opzionale. Le indicazioni, molto attese da settimane, riguardano soprattutto liberi professionisti, piccole imprese e consulenti fiscali. Il chiarimento è arrivato ieri con una risposta ufficiale – protocollo 12345/2026 – pubblicata nel tardo pomeriggio sul sito dell’Agenzia.

Le novità sul regime opzionale

Il documento spiega come funziona il regime opzionale, introdotto dalla Legge di Bilancio 2025. In particolare, si concentra sui casi in cui il contribuente ha versato somme per errore, per dubbi interpretativi o per disallineamento dei dati, e quindi ha pagato più del dovuto. “In pochi mesi abbiamo ricevuto centinaia di segnalazioni”, racconta una fonte interna all’Agenzia. La situazione si era complicata dopo la circolare 3/E dello scorso novembre, che aveva lasciato aperti diversi dubbi.

Ora la strada è più chiara: chi ha pagato più del necessario può chiedere il rimborso tramite la piattaforma online dell’Agenzia delle Entrate, seguendo la procedura consueta per recuperare tributi versati per sbaglio. Lo stesso vale se si opta per la compensazione orizzontale, cioè quando si usa un credito su altre imposte per recuperare l’importo.

Chi può chiedere il rimborso e entro quando

Il chiarimento riguarda chi ha scelto il regime agevolato e poi si è accorto di aver pagato somme in eccesso. Un esempio tipico? Un professionista che ha calcolato l’aliquota senza considerare alcune deduzioni previste dalla legge. “A me è successo proprio a dicembre – racconta Paola Forti, commercialista di Roma – e fino a oggi non sapevo bene come muovermi”. Adesso invece il percorso è definito.

La richiesta va fatta entro due anni dal versamento o da quando si scopre di aver pagato indebitamente. Tutto deve passare obbligatoriamente dal canale telematico: niente domande cartacee. La piattaforma è attiva dalle 8 alle 22, salvo brevi pause per manutenzione segnalate in anticipo sul sito.

Come fare domanda e quali documenti servono

Per presentare l’istanza bisogna entrare nell’area riservata con SPID o CIE e compilare il modulo “Richiesta rimborso tributi”, scegliendo l’opzione legata al regime opzionale. L’Agenzia richiede di allegare la copia dei versamenti effettuati, la dichiarazione originale e ogni documento che provi l’errore o lo scostamento nei dati. Se ci sono dubbi, conviene aggiungere anche un parere di un consulente fiscale.

L’ufficio competente esamina la domanda entro 30 giorni lavorativi. Poi arriva una comunicazione via PEC o nel cassetto fiscale: se tutto è in regola si procede al rimborso; se manca qualche documento viene chiesto un’integrazione. Per cifre sopra i 10mila euro sono previsti controlli più approfonditi.

Se la domanda viene respinta o contiene errori

Non sempre la richiesta va a buon fine: l’Agenzia può respingerla se ritiene che il pagamento sia corretto o manchino requisiti formali. In questo caso si può fare una nuova domanda integrativa oppure rivolgersi alla Commissione Tributaria Provinciale entro 60 giorni dalla comunicazione di diniego. “Qui la precisione dei documenti fa davvero la differenza”, spiega Maurizio Albanese, avvocato esperto in diritto tributario.

E se ci si accorge dell’errore dopo due anni? La circolare non lascia scampo: scaduti i termini, non è possibile chiedere il rimborso né ci sono proroghe.

Cosa cambia per i contribuenti e cosa aspettarsi

Il chiarimento dell’Agenzia delle Entrate è un passo importante per chi usa il regime opzionale. Secondo l’Ordine dei Commercialisti di Milano, solo nella prima metà del 2025 sono arrivate oltre 12mila richieste informali su questo tema. Molti studi avevano già fatto presente l’urgenza di indicazioni chiare. Adesso con questa procedura digitale si spera di ridurre notevolmente i contenziosi.

Non è escluso che nelle prossime settimane arrivino nuovi dettagli: “La normativa resta complessa”, ammette una fonte ministeriale. Però almeno su questo punto si va verso una maggiore chiarezza e sicurezza per contribuenti e operatori del settore.

Sonia Rinaldi

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