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Tassi europei stabili nonostante le tensioni sui titoli governativi USA: inflazione sotto controllo e crescita positiva in Europa

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Luca Ippolito

Milano, 25 gennaio 2026 – L’inflazione nell’Eurozona tiene, senza sorprese, mentre la crescita economica supera le attese degli esperti. Tuttavia, le imprese mostrano qualche segnale di rallentamento. È questo il quadro che emerge dai dati diffusi oggi dalla Banca Centrale Europea, confermati anche dagli ultimi numeri di Eurostat. Alle 9.00 di questa mattina, il tasso d’inflazione annuo si è fermato intorno al 2,1%, appena sopra l’obiettivo della BCE, ma lontano dalle impennate di due anni fa. Gli economisti sottolineano che questo risultato è soprattutto merito del calo dei prezzi dell’energia e della stabilizzazione dei costi alimentari.

Inflazione stabile, mercati in attesa

A Francoforte, la presidente della BCE Christine Lagarde ha parlato di una “fase di assestamento”, spiegando che “l’inflazione sotto controllo permette una politica monetaria più chiara e prevedibile”. Il listino di Piazza Affari ha risposto con cautela: alle 10.30 l’indice FTSE MIB segnava un +0,2%, mentre a Parigi e Francoforte i mercati restavano praticamente fermi. Fabio Galli di Intesa Sanpaolo nota che “le aspettative erano per dati più incerti dopo la crisi energetica del 2022. Invece la stabilità dei prezzi sta prendendo piede”.

Per le famiglie europee significa bollette più leggere rispetto ai picchi dello scorso inverno e meno pressioni sui prezzi al supermercato. “Solo i prodotti lavorati continuano a far registrare rincari a due cifre, ma la tendenza è in calo”, ha ammesso Elisa Caputo dell’associazione dei consumatori Altroconsumo.

Crescita oltre le previsioni, ma le imprese restano in allerta

L’ultimo bollettino mensile di Eurostat mostra che il PIL della zona euro è cresciuto dello 0,6% nell’ultimo trimestre del 2025. Meglio delle stime di settembre scorso, ferme al +0,4%, grazie soprattutto alla ripresa dei servizi e a un export più vivace verso Stati Uniti e Asia. Ma i segnali meno positivi non mancano: l’indice PMI composito — che monitora l’attività nelle aziende manifatturiere e dei servizi — è salito solo un po’, toccando quota 50,3. Vale a dire una crescita molto debole, quasi stagnazione.

“Le imprese stanno operando con margini stretti e l’incertezza sulle forniture pesa sulle decisioni di investimento”, spiega Paolo Guerrini di Confindustria. I dati della Camera di commercio franco-tedesca confermano che molte piccole e medie aziende sono caute: ordini rimandati e investimenti avviati solo in parte.

Rischi all’orizzonte e cosa aspettarsi

Se da un lato l’inflazione resta sotto controllo, dall’altro le tensioni geopolitiche — soprattutto legate al Mar Rosso e alle relazioni complicate con la Cina — spingono molte aziende europee a rivedere i loro piani. “Il rischio di nuovi intoppi nelle catene di approvvigionamento è reale”, mette in guardia Giovanni Sassi, analista della Borsa Italiana. Il prezzo del petrolio negli ultimi trenta giorni è oscillato tra gli 82 e gli 86 dollari al barile senza però avvicinarsi ai livelli critici visti recentemente.

Il commissario europeo all’Economia Paolo Gentiloni invita alla prudenza: “La crescita superiore alle previsioni ci fa ben sperare, ma serve vigilanza. L’Eurozona resta vulnerabile agli shock esterni e la competitività va tenuta sotto controllo”. A Bruxelles si discute già da settimane sull’opportunità di rafforzare gli incentivi per la transizione verde e sostenere l’innovazione tecnologica.

Italia: ottimismo cauto ma timori nel manifatturiero

A Roma il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti accoglie i dati “con soddisfazione”, pur ammettendo che “l’attività delle imprese rimane sotto osservazione, specialmente nei distretti del Nord”. Tra Torino e Vicenza molti imprenditori guardano al prossimo trimestre con un po’ d’apprensione: la domanda estera perde slancio e il settore automotive fatica a ripartire.

Secondo Unioncamere, solo il 28% delle aziende intervistate nel quarto trimestre 2025 si aspetta un aumento degli ordini. Le fiere settoriali segnano un calo rispetto agli anni pre-pandemia: al Micam di Milano lo scorso novembre i visitatori sono stati il 12% in meno rispetto al 2019. Un campanello d’allarme che non lascia tranquilli.

Nel complesso però — come ammettono molti nei palazzi romani — la situazione macroeconomica europea sembra oggi più stabile rispetto alle turbolenze degli ultimi tre anni. I dati restano “positivi ma fragili”, come si sente dire spesso al Tesoro. E le prossime settimane saranno decisive per capire se il rilancio riuscirà a consolidarsi o resterà solo un lampo in una fase ancora delicata.

Luca Ippolito

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