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Assonime critica la tracciabilità delle trasferte dipendenti: preferibile riformare le regole fiscali

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Sonia Rinaldi

Roma, 8 dicembre 2025 – Nel vivace confronto sulle riforme fiscali che coinvolgono i principali protagonisti dell’economia italiana, negli ultimi giorni ha preso piede un’idea chiara: “Sarebbe stato meglio intervenire direttamente sulle regole fiscali dei fornitori e prestatori.” La frase, arrivata da ambienti vicini al Ministero dell’Economia e delle Finanze, racchiude il malcontento di una fetta consistente del mondo produttivo dopo le novità introdotte con la legge di bilancio approvata a Montecitorio lo scorso 5 dicembre.

Il nodo delle nuove regole fiscali

Il cuore della discussione sono le novità fiscali inserite nell’ultima manovra. Il governo guidato da Giorgia Meloni ha puntato a rivedere la responsabilità fiscale nei rapporti tra imprese e fornitori. È un tema tecnico, spesso poco chiaro fuori dagli uffici amministrativi, ma che incide concretamente sul lavoro di migliaia di aziende. Invece di intervenire in modo diretto sulle regole che regolano la tassazione di chi fornisce beni o servizi, la legge ha scelto un percorso più indiretto, mettendo nuovi obblighi e controlli nelle mani dei committenti.

Fonti ministeriali ammettono: “La strada scelta è stata un compromesso, dettato dai tempi stretti e dall’urgenza di rispettare i saldi di bilancio richiesti dall’Unione Europea.” Solo dopo l’approvazione è emerso un dubbio importante: era davvero la soluzione migliore? Da più parti, soprattutto da associazioni come Confindustria e Confartigianato, arriva una richiesta netta: serve semplificare e agire direttamente sulla fiscalità dei singoli operatori.

Impatto sulle aziende e reazioni dal campo

Le nuove norme prevedono che, in certi casi, il committente debba verificare e garantire la correttezza fiscale del proprio fornitore o prestatore d’opera. Una responsabilità che – spiega Andrea Bianchi, responsabile fiscale di Confindustria – “scarica sugli imprenditori oneri e rischi che dovrebbero essere dello Stato.” Per molti piccoli imprenditori, specie nel settore edile e nei servizi alla persona, questo significa costi extra. “Io voglio lavorare, non fare il revisore fiscale,” sbotta Francesco Ricci, titolare di una ditta a Tivoli, uscendo dall’assemblea della CNA provinciale.

Anche i commercialisti confermano a alanews.it un’impennata delle richieste di chiarimenti negli ultimi giorni. “Dalle otto del mattino fino a sera tardi non smettiamo di rispondere al telefono: tutti vogliono capire cosa cambia,” racconta Marco Travaglini, dallo studio associato in zona Trastevere. Il timore più grande riguarda le sanzioni per eventuali errori o dimenticanze: l’Agenzia delle Entrate potrà agire sia sul fornitore sia sul committente. Una novità che preoccupa non solo le grandi imprese ma anche i liberi professionisti.

Alternative sul tavolo e questioni aperte

Dietro la decisione di non modificare direttamente la fiscalità dei fornitori/prestatori c’è una questione pratica. Toccare la normativa base avrebbe richiesto tempi lunghi, negoziazioni complesse con Bruxelles e rischi per i conti pubblici. Tuttavia, secondo gli addetti ai lavori, si poteva semplificare comunque: “Bastava uniformare alcune aliquote o digitalizzare i controlli fiscali senza coinvolgere i committenti,” spiega Paolo Zani, fiscalista milanese.

Restano però molte zone d’ombra. I sindacati degli autonomi mettono in guardia sul rischio doppia tassazione per alcune categorie; le associazioni imprenditoriali chiedono chiarimenti sull’effettiva applicazione delle nuove norme. Il Ministero promette “un tavolo tecnico prima della fine dell’anno” per ascoltare proposte e valutare correttivi. Ma i tempi sono ancora incerti.

Prospettive e scenari futuri

Il nuovo sistema entrerà a pieno regime dal primo gennaio 2026. Nei prossimi giorni sono attese le circolari dell’Agenzia delle Entrate per fare chiarezza sui dubbi pratici. “Speriamo in istruzioni semplici e non in nuovi grattacapi,” confida una consulente fiscale romana che segue diversi studi professionali.

Il quadro resta fluido. Le associazioni degli imprenditori preparano nuovi incontri nazionali; intanto negli uffici si lavora su simulazioni pratiche per evitare sorprese quando le regole saranno operative al 100%. Il rischio – avvertono gli esperti – è aumentare la burocrazia senza risolvere davvero il problema dell’evasione fiscale. Una scelta che lascia aperti molti interrogativi e promette dibattiti intensi nei mesi a venire.

Sonia Rinaldi

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