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Bce: tassi invariati e nessun taglio previsto nel 2026, la politica monetaria resta stabile

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Luca Ippolito

Milano, 8 dicembre 2025 – La Banca Centrale Europea ha scelto di tenere fermi i tassi d’interesse per il sesto mese di fila, una decisione annunciata ieri pomeriggio da Francoforte. Il presidente Christine Lagarde, parlando in conferenza stampa nella sede di Sonnemannstrasse, ha ribadito la prudenza dell’istituto: «La nostra politica monetaria è in una buona posizione». Un messaggio chiaro, rivolto agli analisti dopo una riunione molto attesa da mercati e operatori economici europei.

L’inflazione resta sotto la lente

Da giugno, la Bce non tocca il costo del denaro, lasciando il tasso principale fermo al 4,50%. La scelta si basa sui dati recenti riguardo a inflazione e crescita nell’Eurozona. L’istituto guidato da Lagarde pensa che la serie di rialzi sia per ora conclusa. Però l’attenzione sulle pressioni inflazionistiche resta alta: secondo l’ultimo report Eurostat, a novembre l’inflazione annua nell’area euro è scesa al 2,4%, un netto calo rispetto ai picchi del 2022 ma ancora sopra l’obiettivo del 2%. «Non abbiamo abbastanza elementi per parlare di taglio dei tassi – ha spiegato Lagarde – vedremo come andrà nei prossimi mesi».

Mercati cauti, imprese in attesa

A Francoforte nessuno si avventura a prevedere le mosse future. Fonti interne alla Bce hanno confidato che «ogni decisione dipenderà dai dati». Gli operatori finanziari speravano in segnali su possibili riduzioni già nella prima metà del 2026. Ma tra gli addetti ai lavori prevale la prudenza. Le principali borse europee – Milano inclusa – hanno reagito con qualche movimento nervoso alla conferma della linea stabile: il Ftse Mib ha chiuso ieri poco sotto la parità, dopo oscillazioni tutto il giorno intorno ai 32 mila punti.

Anche le associazioni di categoria hanno fatto sentire la loro voce. Carlo Bonomi, presidente di Confindustria, ha detto: «Le imprese sperano in un taglio dei tassi per spingere gli investimenti, ma capiscono la cautela della Bce». Gli imprenditori italiani – ha aggiunto Bonomi – aspettano segnali più positivi nei prossimi mesi.

Crescita lenta e prestiti in calo

Secondo le ultime previsioni della stessa Bce, il Pil dell’Eurozona crescerà dello 0,6% nel 2025, con un leggero miglioramento atteso per il 2026. Numeri che indicano una fase di rallentamento. A soffrire sono soprattutto i prestiti a famiglie e imprese: dati della Banca d’Italia mostrano che a ottobre i nuovi finanziamenti alle aziende sono calati del 5% rispetto allo scorso anno.

La situazione resta dunque delicata. Molti piccoli imprenditori manifestano preoccupazione per l’incertezza: «Stiamo rimandando alcune decisioni su assunzioni e investimenti», racconta Marco Rebecchi, titolare di un’impresa metalmeccanica nel bresciano.

Dietro la scelta della stabilità

Perché mantenere i tassi fermi? In consiglio direttivo ha prevalso la linea della prudenza. «L’economia europea dà segnali contrastanti – spiega Fabio Panetta, governatore della Banca d’Italia e membro del board Bce – non possiamo permetterci passi falsi». L’obiettivo resta tenere sotto controllo l’inflazione senza bloccare la ripresa.

Gli economisti non sono tutti d’accordo sulle tempistiche per un possibile taglio dei tassi. Deutsche Bank è scettica: «Prima dell’estate 2026 niente riduzioni». Altri analisti invece pensano che un primo allentamento potrebbe arrivare già a marzo o aprile, se l’inflazione continuerà a scendere.

Sguardo puntato sui prossimi dati

Il quadro resta incerto e il prossimo appuntamento chiave sarà la riunione di febbraio. Intanto tutti guardano ai dati macroeconomici in arrivo a fine mese: produzione industriale, consumi e prezzi al consumo. Solo allora – sostengono in molti – la Bce avrà elementi più chiari per decidere il da farsi. Per ora la politica monetaria europea naviga tra cautela e attese. E gli operatori continuano a leggere ogni parola che arriva da Francoforte con attenzione.

Luca Ippolito

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