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Bce: decisione inattesa sui tassi di interesse

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Luca Ippolito

Francoforte, 8 novembre 2025 – La Banca centrale europea ha scelto oggi di lasciare i tassi di interesse fermi, mantenendo la prudenza in un momento segnato da nuove tensioni commerciali e segnali di rallentamento sul mercato del lavoro negli Stati Uniti. La riunione del Consiglio direttivo, iniziata alle 14.30 nella sede di Sonnemannstrasse, si è conclusa con la conferma del tasso sui depositi allo 0,75% e del tasso principale all’1,25%. Una decisione che, come ha spiegato la presidente Christine Lagarde, è dettata dalla “necessità di valutare con calma i dati in arrivo e le incertezze globali”.

Tassi fermi, ma crescita rivista al rialzo

La scelta della Bce era attesa dai mercati, che nelle ultime settimane avevano puntato su una pausa dopo i segnali di raffreddamento dell’inflazione nell’Eurozona. Nel comunicato diffuso poco dopo le 15, l’istituto ha sottolineato che “le pressioni sui prezzi stanno gradualmente calando”, anche se restano sopra l’obiettivo del 2%. Più a sorpresa, è arrivata la revisione al rialzo delle previsioni di crescita per il 2025: il Pil dell’area euro dovrebbe salire dell’1,1%, rispetto allo 0,9% stimato a settembre. “L’economia europea sta resistendo meglio del previsto”, ha detto Lagarde durante la conferenza stampa, citando la ripresa dei consumi in Germania e Francia.

Tensioni commerciali e segnali dagli Stati Uniti

Sul tavolo del Consiglio pesano però anche le nuove tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina. I dazi annunciati da Washington su alcuni prodotti tecnologici europei – come semiconduttori e auto elettriche – potrebbero colpire l’export del Vecchio Continente. “Seguiamo con molta attenzione l’evoluzione delle politiche commerciali mondiali”, ha detto la presidente della Bce, aggiungendo che “l’incertezza resta alta”. A complicare il quadro, negli ultimi giorni sono arrivati segnali di debolezza dal mercato del lavoro americano. Secondo i dati diffusi ieri dal Dipartimento del Lavoro Usa, la creazione di nuovi posti di lavoro si è fermata a 120mila a ottobre, il livello più basso degli ultimi due anni. Un rallentamento che potrebbe influenzare anche la domanda a livello globale.

Inflazione ancora alta, ma in leggera discesa

Sul fronte prezzi la situazione resta delicata. L’inflazione nell’Eurozona a ottobre si è attestata al 2,6%, in calo rispetto al 2,9% di settembre, ma ancora lontana dal target fissato dalla Bce. “Sappiamo che la strada per riportare la stabilità dei prezzi non è ancora finita”, ha ammesso Lagarde rispondendo alle domande dei giornalisti. Gli analisti di ING hanno commentato che “la banca centrale preferisce aspettare ulteriori conferme prima di cambiare rotta”. In pratica, nessun taglio dei tassi in vista, almeno finché non arriveranno segnali chiari di un calo stabile dell’inflazione.

Mercati prudenti, euro stabile

La risposta dei mercati è stata contenuta. Piazza Affari ha chiuso in leggero rialzo (+0,3%), mentre l’euro si è mantenuto stabile intorno a 1,07 sul dollaro. Gli operatori hanno accolto senza sorprese la decisione della Bce, definendo “coerente” la linea della prudenza. “Non ci aspettavamo mosse diverse”, ha commentato un gestore di una banca milanese subito dopo il comunicato. Solo nel primo pomeriggio si sono visti piccoli movimenti sui titoli di Stato italiani: lo spread tra Btp e Bund è rimasto fermo a 153 punti base.

Prossimi passi e scenari

Il prossimo appuntamento con la politica monetaria europea è fissato per il 18 dicembre. Fino ad allora, gli occhi resteranno puntati sui dati economici e sulle mosse delle altre banche centrali. In particolare, la Federal Reserve americana potrebbe cambiare strategia se il rallentamento del mercato del lavoro dovesse continuare. “Siamo pronti a intervenire se serve”, ha ribadito Lagarde a chiusura della conferenza stampa. Ma per ora, la parola d’ordine è una sola: cautela.

In sostanza – anche se nessuno lo dice chiaramente – la Bce cammina su un filo sottile: da una parte deve sostenere una crescita ancora fragile; dall’altra, evitare di mollare troppo presto la presa sull’inflazione. Una partita aperta, tutta da seguire.

Luca Ippolito

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