Roma, 23 gennaio 2026 – La Corte di Cassazione ha detto basta all’applicazione retroattiva dei limiti al risarcimento dei danni e della nuova disciplina sulla prescrizione introdotti con la riforma Cartabia. Una linea netta, insomma, che divide chiaramente il prima dal dopo nei contenziosi civili.
Cassazione: cosa è stato deciso e perché conta
Nella sentenza pubblicata oggi, la Suprema Corte spiega che i nuovi tetti sul risarcimento e le nuove regole sulla prescrizione, entrate in vigore con il decreto legislativo del 10 ottobre 2022, n. 149 (la cosiddetta Riforma Cartabia), valgono solo per i procedimenti iniziati dopo quella data. La motivazione è semplice: “Non si può applicare retroattivamente un limite che incide su un diritto già acquisito dal danneggiato.”
Il nodo riguarda centinaia di cause ancora aperte in tutta Italia, soprattutto quelle su danni non patrimoniali – come incidenti stradali o errori medici – avviate prima dell’entrata in vigore delle nuove norme. Per mesi gli avvocati aspettavano proprio un chiarimento su questi due punti: i limiti economici e i tempi per fare valere i diritti.
Le conseguenze per le cause già aperte
Solo le cause iscritte dopo il primo gennaio 2023 dovranno adeguarsi alle nuove soglie e scadenze. Per tutte le altre rimangono valide le regole vecchie. Un dettaglio che, come sottolineano fonti del Consiglio Nazionale Forense, evita rischi di togliere diritti già riconosciuti o aspettative consolidate prima della riforma.
Antonino Galletti, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Roma, commenta così: “La sentenza conferma un principio chiaro: norme peggiorative non possono colpire fatti già accaduti o cause già avviate.” Un principio fondamentale per la certezza del diritto nei processi civili.
Chi ci guadagna e chi si preoccupa
Per chi ha già fatto partire una causa civile prima della riforma, questa decisione è una buona notizia. Gli eventuali risarcimenti non potranno essere ridotti in base ai nuovi limiti più stringenti. Negli ultimi mesi c’erano molte incertezze: “Avevamo casi sospesi in attesa di capire quale legge seguire,” racconta l’avvocato Marco Simonetti, che difende tante vittime di errori medici.
Dall’altro lato, invece, le compagnie assicurative temono qualche grana in più. Secondo Ania, l’associazione nazionale delle imprese assicuratrici, “un sistema non uniforme crea confusione nei calcoli dei costi.” Il timore è che i sinistri più vecchi possano costare più del previsto.
Perché niente effetto retroattivo?
La Corte spiega che la scelta si basa su principi costituzionali: “Le leggi che modificano diritti già nati devono rispettare l’affidamento che il cittadino aveva sulle regole esistenti all’epoca.” E aggiunge: “Solo se il legislatore lo dice chiaramente si può applicare una norma a fatti passati – cosa che qui non è successa.”
In pratica, chi aveva già avviato un processo può stare tranquillo: la nuova legge non peggiorerà la sua posizione. Un tema di equità e sicurezza giuridica molto dibattuto tra esperti nelle ultime settimane.
Una strada verso più chiarezza nei tribunali
Nei prossimi mesi sono attese altre decisioni su come applicare nel dettaglio le nuove regole – soprattutto riguardo a eccezioni sulla prescrizione e tempistiche per iniziare cause civili. Ma almeno sul fronte della retroattività sembra tutto chiaro ormai.
Gli addetti ai lavori vedono questa decisione come un modo per evitare interpretazioni diverse da tribunale a tribunale. Mentre le associazioni dei consumatori assicurano che “verranno tutelati i diritti di chi ha già agito”, dal Ministero della Giustizia arriva una nota secca: “Rispettiamo la sentenza e monitoreremo come si applica la riforma.”
Il dibattito però non è finito qui. Restano aperte questioni delicate come il coordinamento tra vecchie e nuove norme nei procedimenti ancora aperti e il ruolo dei giudici nel mantenere uniformità nelle decisioni. Intanto, però, chi aspettava un risarcimento può tirare un sospiro di sollievo: almeno per ora le cose restano come prima.
