Roma, 16 febbraio 2026 – Oggi nel settore dei servizi professionali emerge con forza la necessità di un controllo preciso e di un confronto diretto con il cliente per assicurarsi che tutti gli adempimenti siano stati portati a termine. Studi notarili, commercialisti e società di consulenza si trovano sempre più spesso a dover rafforzare le proprie procedure interne, non solo per garantire che le pratiche siano corrette dal punto di vista formale, ma anche per fare in modo che il cliente sia pienamente informato su ogni passo dell’iter amministrativo.
A Roma, molti addetti ai lavori confermano che il fulcro resta il controllo puntuale della documentazione. Ogni fase, dall’acquisizione dei dati fino alla consegna degli atti, viene controllata almeno due volte da operatori diversi. “Si procede con il confronto col cliente solo quando tutte le carte sono perfette”, spiega una professionista del quartiere Parioli. La procedura sembra semplice sulla carta. Eppure capita spesso che il cliente noti dettagli sfuggiti – magari una scadenza dimenticata o una firma mancante. “Nessuno come il diretto interessato può accorgersi di queste cose”, aggiunge la consulente.
Negli ultimi anni la normativa si è fatta più severa: il decreto legislativo 231/2007, aggiornato più volte, impone ai professionisti controlli antiriciclaggio e la tracciabilità delle operazioni. Non basta più fare affidamento sull’esperienza o sul buon senso individuale: servono procedure ufficiali. In questo scenario si inserisce l’importanza di un vero “confronto col cliente”, che vada oltre la semplice formalità. L’avvocato Alessandro Bianchi del foro di Roma è netto: “Dobbiamo informare in modo chiaro sulle attività svolte e documentare ogni scambio.” Se prima bastava una telefonata veloce o una mail generica, oggi è necessario inviare una relazione dettagliata dei passaggi fatti, con allegati e ricevute firmate digitalmente.
I casi di piccoli errori che possono portare a contenziosi aumentano, anche se spesso gli istituti restano in silenzio. La responsabilità del professionista non finisce quando si invia una pratica all’ufficio o all’Agenzia delle Entrate. Solo dopo un reale confronto con il cliente, con la conferma che tutto è stato capito ed eseguito, si può considerare chiuso il mandato. “I reclami aumentano quando manca questa verifica finale”, conferma una funzionaria della Camera di Commercio di Roma. Le conseguenze non sono mai banali: ritardi nei pagamenti, multe e soprattutto perdita di fiducia.
Nei servizi pubblici e privati della Capitale la digitalizzazione ha sicuramente velocizzato i tempi ma ha anche portato nuove insidie: piattaforme online, PEC e firme elettroniche richiedono ancora più attenzione rispetto ai documenti cartacei. “Un clic sbagliato può saltare un passaggio fondamentale”, ha ammesso un impiegato dell’Agenzia delle Entrate durante un incontro recente con i colleghi. Da qui nasce l’esigenza di fare controlli incrociati sia sulle pratiche in entrata sia su quelle in uscita. “Mandiamo sempre al cliente una lista delle operazioni fatte”, racconta ancora la consulente romana, “e lo invitiamo a segnalare subito qualsiasi problema.”
Insomma restano due elementi fondamentali: la chiarezza nelle comunicazioni e la fiducia reciproca. Senza un dialogo trasparente su ciò che è stato fatto e ciò che resta da fare, il rapporto tra professionista e cliente rischia di incrinarsi seriamente. “Basta una telefonata in più per evitare fraintendimenti”, sottolinea l’avvocato Bianchi, “meglio fare dieci domande in più che lasciarne qualcuna senza risposta.” In fondo, sia negli studi legali sia negli sportelli pubblici della Capitale, la parola d’ordine resta sempre la stessa: controllo, seguito dal necessario confronto col cliente. Solo così – dicono in molti – si può stare davvero tranquilli.
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