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Compensazioni a rischio: le imprese e i professionisti temono per la liquidità e la programmazione

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Franco Sidoli

Roma, 14 novembre 2025 – L’Associazione Nazionale Commercialisti lancia l’allarme a pochi giorni dalla pubblicazione della Legge di Bilancio 2026. Il rischio, dicono, è che la nuova stretta sulle compensazioni fiscali metta a dura prova la liquidità e la programmazione di imprese e professionisti in tutta Italia. Il problema, secondo l’ANC, è l’articolo 26 del provvedimento, che dal 1° luglio 2026 vieta l’uso in compensazione tramite modello F24 dei crediti d’imposta agevolativi con i debiti previdenziali e assicurativi.

Compensazioni fiscali: cosa cambia dal 2026

Il nuovo articolo nella manovra stabilisce che tutti i crediti d’imposta — tranne quelli derivanti da liquidazione d’imposta — non potranno più essere usati per compensare i contributi dovuti, come previsto dall’articolo 17 del D.Lgs. 241/1997. L’obiettivo è contrastare le frodi fiscali e rendere più trasparente la tracciabilità delle operazioni. Il divieto si estende anche ai crediti d’imposta ceduti. Per l’ANC, però, questa norma rischia di colpire duramente anche chi lavora nel rispetto delle regole.

La compensazione è uno strumento naturale di equilibrio finanziario, non un privilegio”, spiega Marco Cuchel, presidente dell’associazione. “Farne un sospetto generalizzato significa punire chi rispetta la legge e minare la fiducia tra contribuente e Stato”.

Cosa cambia per imprese e professionisti

I commercialisti segnalano che la norma avrà un impatto diretto su tante realtà economiche. A pagare il prezzo più alto saranno chi ha maturato crediti d’imposta legati a investimenti in Industria 4.0, Transizione 5.0, Ricerca e Sviluppo e altre iniziative pensate per sostenere la crescita e l’innovazione. “Di fatto — si legge nella nota — si rischia di vanificare anche questi incentivi a favore dell’economia”.

Il vero pericolo, secondo l’ANC, è una stretta sulla liquidità aziendale, con conseguenze sulla capacità di pianificare investimenti e rispettare le scadenze. “La misura rischia di avere un effetto devastante per le imprese, causando meno efficienza, più incertezza e difficoltà nella gestione del futuro imprenditoriale”, aggiunge Cuchel.

La motivazione del governo: lotta alle frodi e trasparenza

Il governo giustifica la scelta con la necessità di combattere le indebite compensazioni e garantire più chiarezza nei flussi tra privati e Stato. Negli ultimi anni, secondo i dati dell’Agenzia delle Entrate, sono emersi molti casi di uso illecito dei crediti d’imposta, con danni pesanti per le casse pubbliche. Tuttavia, i commercialisti sottolineano che allargare il divieto anche ai crediti legittimi rischia di colpire chi lavora correttamente.

“Per combattere le frodi servono strumenti mirati, non divieti generali che soffocano l’economia reale”, ribadisce il presidente ANC. Parere condiviso anche da alcune associazioni di imprese, che nelle ultime ore hanno espresso preoccupazione per le conseguenze sul tessuto produttivo.

La richiesta dell’ANC: trovare un equilibrio

L’appello dell’ANC è chiaro: “Serve una revisione urgente del testo”, conclude Cuchel. L’associazione chiede che siano tutelati i crediti d’imposta maturati in buona fede e garantito un sistema di compensazione trasparente, sicuro e funzionante. Solo così — spiegano — si potrà mantenere un equilibrio tra controllo e sostegno alla crescita economica.

Per ora, il governo non ha ancora risposto ufficialmente alle richieste delle categorie. Nei prossimi giorni sono previsti incontri tecnici tra il Ministero dell’Economia e le associazioni di settore per valutare possibili modifiche. Nel frattempo, tra le imprese cresce l’incertezza: molti imprenditori chiedono chiarimenti sulle modalità di applicazione e temono ripercussioni già a breve.

Resta alta l’attenzione su una misura che potrebbe cambiare profondamente il rapporto tra fisco e contribuenti in Italia.

Franco Sidoli

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