Composizione negoziata senza obbligo di tutela occupazionale: cosa cambia per i lavoratori?

Franco Sidoli

3 Gennaio 2026

Milano, 3 gennaio 2026 – Nel vivo del confronto tra aziende e sindacati, la parola d’ordine resta la tutela dei lavoratori. Ma, in questi giorni, sembra più un richiamo da comunicato stampa che un impegno reale. Al tavolo di via Chiese, mercoledì mattina, le parti hanno ribadito la necessità di proteggere i dipendenti. Però, quando si scava nei dettagli della trattativa, spuntano distanze non solo su salari e condizioni, ma soprattutto su quanto davvero si intenda mettere al centro la sicurezza e la continuità del lavoro. Un fatto che molti delegati sindacali temono possa trasformare la tutela dei lavoratori in una semplice formalità.

Tra promesse e realtà: la distanza che pesa

L’incontro tra azienda e sindacati è cominciato alle 10.30 ed è andato avanti fino a sera nella sede milanese. Il tema della salvaguardia occupazionale – ripetuto più volte dai vertici aziendali – ha fatto da cornice ai documenti scambiati. Ma a guardare i verbali diffusi a fine giornata, il problema degli esuberi e delle ricollocazioni resta sullo sfondo. “Molte parole, poche certezze”, ha commentato Maurizio Pennati, segretario della Filcams Cgil Lombardia, a margine dell’incontro. I sindacati denunciano troppi “punti ancora aperti” e nessuna proposta concreta per i lavoratori coinvolti nei possibili tagli.

Parole, numeri e dubbi

Francesca Losa, direttore risorse umane dell’azienda, ha sottolineato che “la priorità è tutelare il personale con strumenti di accompagnamento e riqualificazione”. Peccato però che i sindacati lamentino una scarsa chiarezza su tempi e modi di questi piani. “Aspettiamo proposte chiare”, ha detto ancora Pennati alle 18.45 fuori dalla sede di via Chiese. Intanto, secondo la UilTucs regionale, sono almeno 180 i dipendenti a rischio tra Milano e le filiali lombarde. Un numero che mette in dubbio l’effettiva volontà dell’azienda di puntare sulla stabilità del lavoro in un settore che resta tutt’altro che tranquillo.

Un clima carico di tensione

Negli uffici si respira un’aria tesa e incerta. Nei corridoi del terzo piano – raccontano alcuni impiegati – il confronto è stato accolto con quella che chiamano “preoccupazione silenziosa”. In tanti controllano la posta elettronica più volte al giorno in cerca di risposte. I delegati sindacali hanno girato per le scrivanie cercando di rassicurare soprattutto i colleghi più giovani: “Siamo qui per voi”, hanno ripetuto spesso. Ma non basta a nascondere il timore che le parole sulla tutela restino solo parole. “Se ne parla sempre tanto ma alla fine non cambia molto”, ha confidato una dipendente del reparto amministrativo durante una pausa caffè.

Norme sul tavolo: tra obblighi formali e concretezza

La discussione si basa anche sul contratto nazionale e sulle norme in tema di sicurezza e diritti. Ma alcuni avvocati presenti – come Giulia Bernasconi, consulente del sindacato – mettono in guardia: c’è il rischio che si rispettino solo “formalmente” gli obblighi di legge. Le parti sono tornate sulle clausole per accedere agli ammortizzatori sociali e ai corsi di formazione per chi dovesse essere spostato altrove. Ma finora “mancano dettagli importanti”, ha spiegato Bernasconi intorno alle 17.20 ai cronisti.

Cosa aspettarsi dal prossimo round

Il prossimo incontro è già fissato per giovedì prossimo. I sindacati attendono con un misto di speranza e scetticismo proposte più precise sul piano industriale e sull’impatto sui posti di lavoro. L’azienda invece non ha aggiunto niente sui tempi delle decisioni definitive. A fine giornata resta forte l’impressione che la salvaguardia dei lavoratori rischi davvero di rimanere una formula buona solo per i comunicati stampa.

Intanto le sigle sindacali hanno convocato un’assemblea straordinaria venerdì alle 11 nel circolo aziendale di via Farini: si prevede una grande partecipazione e un clima ancora teso. Le soluzioni concrete sembrano lontane – almeno stando a quanto filtrato dai sindacati – mentre la distanza tra parole vuote e fatti rischia solo di allargarsi nei giorni a venire.

Change privacy settings
×