Roma, 6 febbraio 2026 – Dopo giorni passati a scavare tra i conti delle società pubbliche, il Ministero dell’Economia e delle Finanze ha annunciato stamattina che esistono elementi per una registrazione contabile che va a ridurre direttamente la riserva costituita nel 2023, senza toccare il Conto economico. La decisione arriva in un momento di grande attenzione sui criteri con cui si devono contabilizzare certe voci patrimoniali, tema che ha acceso il dibattito nelle ultime settimane, dopo le prime segnalazioni degli organi di controllo interni.
Fonti vicine alla questione – che riguarda soprattutto società partecipate come Cassa Depositi e Prestiti e alcune utilities – spiegano che la discussione si è focalizzata su come contabilizzare alcune sopravvenienze passive emerse in bilancio. Da un lato c’era l’ipotesi di impattare direttamente sul Conto economico del 2026, con effetti immediati sui risultati dell’anno; dall’altro, la strada più cauta di ridurre la riserva patrimoniale formata nel 2023, soluzione che aiuta a mantenere più stabili gli indicatori finanziari.
Un tecnico del Tesoro ha detto ieri, in un incontro informale in via XX Settembre, che “secondo i principi contabili nazionali e internazionali, se c’è una correlazione diretta tra il fondo creato e l’evento da registrare, si può fare una rettifica direttamente sulle riserve patrimoniali”.
Spostare la correzione sulla riserva 2023 anziché sul Conto economico ha effetti concreti. Una rettifica sulle riserve non cambia il risultato d’esercizio: niente variazioni sull’utile o sulla perdita dell’anno corrente. Il patrimonio netto invece viene toccato, ma i flussi reddituali del 2026 restano intatti. L’Ordine dei Commercialisti di Roma spiega che questa modalità si usa quando il fondo era stato messo da parte proprio per coprire rischi o oneri specifici che poi si sono concretizzati.
Da Cassa Depositi e Prestiti una fonte interna ha precisato stamani: “Si tratta di operazioni tecniche previste dalle regole contabili. È normale procedere così quando si verificano le condizioni per cui il fondo è stato creato, senza creare distorsioni nei conti economici attuali”.
Tra banche e revisori la notizia è stata accolta con prudenza. In Piazza Affari molti operatori hanno tirato un sospiro di sollievo: ridurre la riserva patrimoniale invece di segnare una perdita nel conto economico aiuta le società coinvolte a mostrare risultati più stabili agli azionisti e ai mercati.
Un analista di Mediobanca, contattato dopo le prime voci, ha commentato: “La trasparenza sulle voci patrimoniali resta fondamentale, ma evitare scossoni improvvisi nel conto economico è spesso preferito dalle società quotate. È però cruciale che nelle note al bilancio sia tutto chiaro, così gli investitori capiscono davvero la situazione”.
Le associazioni dei piccoli azionisti hanno chiesto spiegazioni più dettagliate: in una nota diffusa da Assoprevidenza si chiede di pubblicare motivazioni precise. “Queste scelte – dicono – devono essere spiegate in modo semplice, altrimenti rischiano solo di confondere chi non è esperto”.
In Italia i principi OIC (Organismo Italiano di Contabilità) mettono limiti chiari all’uso delle riserve. L’OIC 28, dedicato ai fondi per rischi e oneri, stabilisce che si può agire direttamente sulle riserve quando i fondi sono stati messi da parte per coprire rischi specifici. Linea confermata anche dalle indicazioni ESMA a livello europeo.
Il MEF ha annunciato che nei prossimi giorni arriveranno istruzioni più precise per le società coinvolte. Solo allora – spiegano fonti ministeriali – si chiariranno eventuali casi particolari o eccezioni rimaste aperte. Per ora la linea sembra netta: l’impatto ricadrà sulle riserve 2023 senza toccare il conto economico. Un passaggio tecnico, certo, ma con effetti concreti sulla trasparenza dei bilanci pubblici.
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