Controlli fiscali: ANC chiede programmazione strutturale e non gestione emergenziale

Luca Ippolito

16 Ottobre 2026

A luglio 2026, a Roma, l’Agenzia delle Entrate ha cambiato rotta. Per la prima volta, apre alla possibilità di esaminare la documentazione dei controlli fiscali formali ex art. 36-ter anche oltre i tradizionali trenta giorni. Una mossa che scuote un sistema spesso percepito come rigido e caotico. L’Associazione Nazionale Commercialisti** non ha nascosto il suo apprezzamento, definendo questa svolta un segnale di maggiore organizzazione e meno improvvisazione. Ma dietro questa apertura si nascondono effetti concreti per imprese e professionisti, pronti a fare i conti con una nuova realtà.

Controlli ex art. 36-ter: più tempo per valutare la documentazione

L’articolo 36-ter del DPR 600/1973 disciplina i controlli formali sulla documentazione dei contribuenti, tradizionalmente limitati a un termine di trenta giorni per richieste e chiarimenti. Finora, l’Agenzia ha sempre rispettato questo limite stretto, ma oggi, tra carichi di lavoro pesanti e pratiche più complesse, si apre alla possibilità di superarlo.

Anche se non è ancora una norma scritta, questo allentamento dei tempi può segnare un primo passo verso una gestione più ragionata e meno “a tempo di record”. Più tempo significa poter esaminare meglio i documenti e dare risposte più ponderate, evitando sanzioni dettate solo da vincoli temporali troppo rigidi. L’ANC vede in questa novità un segnale positivo, ma ricorda che serve un vero cambiamento di mentalità nella gestione fiscale.

Dall’emergenza alla programmazione: un cambio di passo necessario

Il sistema attuale è una corsa contro il tempo, con contribuenti e consulenti spesso costretti a muoversi in emergenza continua, sotto la pressione di scadenze stringenti. L’Associazione Nazionale Commercialisti invita a uscire da questa spirale e a puntare su una programmazione più strutturata.

Serve un’organizzazione che metta al centro tempi, risorse e metodi di controllo più sostenibili, capaci di trasformare l’attività da reattiva a pianificata. Così si ridurrebbe la tensione tra fisco e contribuenti, si semplificherebbe la gestione della documentazione e si guadagnerebbe in efficienza. Per le aziende significherebbe meno incertezze e meno contenziosi; per i professionisti, più tempo per fornire consulenze di qualità.

Cosa cambia davvero per imprese e professionisti nel 2026

Sul campo, imprese e professionisti attendono maggiore chiarezza e stabilità nell’applicazione dell’art. 36-ter. Le scadenze rigide spesso mettevano in difficoltà, soprattutto chi ha grandi volumi di documenti da gestire, creando rischi di incomprensioni e sanzioni non sempre giustificate.

L’eventuale allungamento dei termini può migliorare il rapporto con il fisco, ma richiede anche un salto di qualità nella gestione dei fascicoli e nei rapporti con l’Agenzia. Senza una programmazione attenta, infatti, il rischio è di ritardi e confusione che danneggerebbero tutti.

Per questo sarà importante mettere a punto procedure e strumenti che accompagnino questa flessibilità, evitando che diventi motivo di incertezza o applicazioni a macchia di leopardo. Solo così si potrà trasformare in un vantaggio concreto.

Verso un sistema fiscale più moderno e sostenibile

L’apertura dell’Agenzia sulle tempistiche dei controlli formali è solo un segnale di una necessità più ampia: rivedere il modo in cui si fa il fisco in Italia. La crescente complessità delle norme, l’aumento della documentazione e la digitalizzazione richiedono un nuovo approccio.

Il modello emergenziale sta mostrando tutti i suoi limiti. Serve puntare su tempi più ragionevoli, procedure chiare e controlli efficaci, senza schiacciare contribuenti e professionisti sotto un peso insostenibile. Un sistema così costruito favorirebbe fiducia e collaborazione, ingredienti fondamentali per una compliance meno conflittuale.

L’Associazione Nazionale Commercialisti e altre realtà di categoria continuano a spingere per una riforma che metta ordine in questo quadro. Nei prossimi mesi si attendono risposte dalle istituzioni, con l’auspicio che queste novità diventino presto regole chiare e condivise.

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