Roma, 23 gennaio 2026 – Da domani entra in vigore su tutto il territorio nazionale il Decreto Legislativo 211/2025, che recepisce la direttiva europea 2024/1226. La legge, approvata definitivamente dal Consiglio dei Ministri lo scorso dicembre e pubblicata in Gazzetta Ufficiale il 28 dicembre, introduce novità importanti nel panorama normativo italiano. L’obiettivo, spiegano da Palazzo Chigi, è portare il sistema giuridico nazionale al passo con gli standard europei sulla tutela dei diritti dei consumatori e sulla trasparenza nei servizi digitali.
Cosa cambia dal 24 gennaio: l’Italia si adegua all’Europa
La direttiva europea recepita con il decreto, hanno chiarito fonti del Ministero della Giustizia, punta a rafforzare le garanzie in settori cruciali: dai servizi online al commercio elettronico, fino alla gestione dei dati personali. Tra i temi più caldi – su cui si sono concentrate anche le domande delle associazioni di categoria nelle ultime settimane – c’è l’obbligo per le piattaforme digitali di fornire informazioni chiare sui termini di servizio, sulla raccolta dei dati e sulle modalità per presentare reclami.
“Volevamo evitare zone d’ombra che avrebbero potuto danneggiare i cittadini,” ha detto ieri pomeriggio il sottosegretario alla Giustizia Massimo Ranieri. Nel mirino anche pratiche commerciali scorrette e clausole vessatorie, che saranno combattute con strumenti più efficaci. Solo nel 2025, secondo dati dell’Unione Nazionale Consumatori, sono arrivate oltre 18mila segnalazioni di utenti su servizi digitali non conformi alle regole vigenti.
Consumatori più tutelati e trasparenza obbligatoria
Uno degli aspetti chiave del Dlgs. 211/2025 riguarda la chiarezza delle condizioni contrattuali. Le aziende dovranno assicurarsi che tutte le informazioni rivolte ai consumatori siano semplici da trovare e facili da capire. “Non saranno più ammesse frasi oscure o termini tecnici senza spiegazioni,” ha precisato Roberto Rustichelli, direttore dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato.
Chi non rispetterà le regole – soprattutto le grandi aziende digitali – rischia sanzioni amministrative che vanno dai 5mila ai 100mila euro. Le multe possono aumentare in base al fatturato dell’impresa colpevole, una misura pensata per colpire in modo efficace i big del web.
Come cambia la vita delle imprese e delle piattaforme online
L’avvio della nuova normativa impone alle società attive in Italia di rivedere subito i propri regolamenti interni. Hanno sei mesi per adeguarsi completamente alle nuove disposizioni. Alcune realtà – tra cui piattaforme di e-commerce con sedi a Milano, Bologna e Roma – hanno già iniziato a formare il personale su questi cambiamenti.
Il presidente di Confcommercio Carlo Sangalli ha commentato: “Le imprese erano pronte a questo passaggio e molte hanno iniziato a rivedere contratti e informative già da tempo. Serve trovare un equilibrio tra tutela degli utenti e semplificazione delle norme.” Restano però alcune preoccupazioni nelle piccole realtà digitali, che temono un aumento degli oneri burocratici.
Un osservatorio per seguire l’applicazione del decreto
Il Ministero della Giustizia darà vita a un Osservatorio nazionale per monitorare come si sta mettendo in pratica la normativa, soprattutto nelle prime fasi. A comporlo saranno rappresentanti delle autorità indipendenti principali e delle associazioni dei consumatori.
Secondo fonti ministeriali, questo organismo raccoglierà segnalazioni e valuterà eventuali problemi nell’applicazione del decreto. “Interverremo rapidamente se dovessero emergere dubbi interpretativi o tentativi di aggirare le regole,” ha spiegato una funzionaria del dicastero.
I prossimi passi: informare i cittadini
Con l’entrata in vigore del Dlgs. 211/2025 il governo lancerà una campagna informativa rivolta ai cittadini. L’obiettivo è far conoscere i diritti garantiti dalla nuova legge e dare strumenti concreti per segnalare eventuali abusi. Nei prossimi giorni sono previsti incontri con gli operatori digitali – sia alla Camera di Commercio di Torino sia online – per chiarire quali adempimenti saranno necessari.
Solo quando anche le realtà più piccole avranno assimilato la nuova normativa si potrà capire davvero l’impatto della riforma. Ma la strada è tracciata: più chiarezza e maggior protezione per chi usa i servizi digitali in Italia.
