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Eurozona: Tassi in rialzo nonostante la Fed, ecco i fattori chiave dietro l’aumento

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Luca Ippolito

Milano, 13 dicembre 2025 – I tassi d’interesse sui mercati internazionali, ieri e oggi, non hanno mostrato grandi scossoni dopo la riunione della Federal Reserve a Washington. La decisione della banca centrale americana era attesa da giorni. Eppure, il rialzo dei rendimenti è partito da altri fattori: gli operatori guardano a dinamiche più ampie, spiegano gli esperti che seguono da vicino i titoli di Stato.

Mercati finanziari in attesa

Piazza Affari ha aperto questa mattina alle 9:10 con un clima prudente. Le Borse europee hanno seguito l’andamento americano senza particolari scossoni. Ieri sera il presidente della Fed, Jerome Powell, ha ribadito un atteggiamento cauto sui prossimi tagli dei tassi: “Non ci sono ancora le condizioni per muoversi in fretta”, ha detto chiaramente. Secondo diversi analisti tra Milano e Francoforte, però, la vera svolta – se arriverà – dipenderà soprattutto dall’andamento dell’inflazione nei prossimi mesi.

Nel frattempo, sul mercato obbligazionario, il rendimento del Treasury decennale statunitense si è stabilizzato poco sopra il 4%, ben lontano dalle oscillazioni più forti delle settimane scorse. “La seduta della Fed era già incorporata nei prezzi”, spiega Giulia Bertolini di Mediobanca Securities. “Ora gli investitori guardano ad altro”.

Sono i dati macro a muovere i tassi

Gli operatori sottolineano che i principali movimenti dei tassi arrivano dai dati macroeconomici più che dalle parole ufficiali. Tra le cause citate: un mercato del lavoro Usa più solido del previsto, qualche dubbio sulle prospettive di crescita globale e una domanda ancora robusta per le materie prime.

Un trader londinese, che ha preferito restare anonimo, ha sintetizzato così la situazione: “Non è stato Powell a spostare i mercati ieri. Sono stati piuttosto i flussi degli investitori – soprattutto grandi fondi pensione e assicurazioni – a far pendere la bilancia”. E resta viva la percezione che la politica monetaria americana resti ancora restrittiva.

Btp italiani poco mossi dalla Fed

Passando all’Italia, anche sui Btp le variazioni sono state contenute dopo l’incontro della Fed. Il decennale ha chiuso al 4,02%, solo qualche centesimo sopra il giorno prima. A pesare – dicono fonti del Ministero dell’Economia – sono soprattutto “le condizioni generali dei mercati e le mosse delle grandi banche centrali europee”. In sostanza, la partita si gioca più a Francoforte con la prossima riunione della Bce, piuttosto che negli Stati Uniti.

Francesco Rossi, responsabile fixed income in una grande Sgr milanese, commenta così: “Ormai le sorprese dalle banche centrali sono sempre meno frequenti. I mercati cercano spunti dai dati concreti e dalle aste del debito”. Il prossimo appuntamento importante sarà tra una settimana, quando il Tesoro metterà all’asta nuovi Btp a medio termine.

Inflazione e energia tengono alta l’attenzione

Sul fronte macroeconomico restano sotto osservazione due variabili chiave: la traiettoria dell’inflazione e le oscillazioni dei prezzi dell’energia. I dati di ieri di Eurostat mostrano un rallentamento dei prezzi nell’eurozona, ma senza arresto; in Italia l’inflazione annua si attesta ancora al 2,6%. “Un livello che non tranquillizza ancora i mercati”, dice una fonte vicina a Palazzo Chigi. Serve una discesa più netta per aprire davvero alla possibilità di tagli dei tassi già nella primavera 2026.

Intanto il prezzo del gas naturale ad Amsterdam è risalito sopra i 35 euro al megawattora dopo un calo mattutino. Gli analisti energetici segnalano come “i rischi geopolitici continuino a mantenere sotto pressione le aspettative sull’inflazione”, specie dopo le tensioni recenti nel Mar Rosso.

Futuro incerto: serve pazienza

Guardando alle prossime settimane gli osservatori preferiscono mantenere la prudenza. Alcuni desk d’investimento a New York e Francoforte fanno notare che “ci vorranno alcuni mesi per capire davvero dove andranno i tassi”. La stagione delle trimestrali Usa porterà nuovi elementi sul quadro economico globale.

Per ora una cosa è certa: le decisioni delle banche centrali sono solo uno degli ingranaggi che muovono il mercato. Solo quando avremo un quadro più chiaro su inflazione e crescita mondiale si potrà parlare di tassi con maggior sicurezza. Ma – come ricorda un gestore romano mentre guarda i grafici sullo schermo – “ogni giorno porta nuove sorprese”.

Luca Ippolito

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